<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303</id><updated>2012-02-16T11:02:59.933+01:00</updated><title type='text'>Profondo Cinema</title><subtitle type='html'>Visioni dal mondo del Cinema

© Diego Altobelli Conte 2006 - Vietata la riproduzione</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>498</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3316369343439546597</id><published>2011-11-14T13:52:00.004+01:00</published><updated>2011-11-14T13:58:48.723+01:00</updated><title type='text'>Anonymous</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5674834247035357106" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-2NZTeM9DkMc/TsEPrl3Dh7I/AAAAAAAACkw/BRk61cYPtvU/s200/20110504_anonymous_movie_poster%255B1%255D.jpg" /&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Roland Emmerich&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per iniziare con una battuta si potrebbe dire che guardando la carriera cinematografica di Roland Emmerich sembra di leggere il palinsesto di una stagione di Voyager (Rai Due), il programma televisivo condotto dal mitico Roberto Giacobbo e che parla di misteri, cospirazioni, teorie di complotto, ufo, fine del mondo, e ancora misteri… insomma tutte cose senza la benché minima traccia di prova. Più che altro si chiacchiera. Ed è la stessa cosa che fa Emmerich in "Anonymous" – chiacchiera - proponendo il mistero "misteriosevole" (per dirla come un altro conduttore televisivo) secondo cui Shakespeare non sia mai esistito. Niente "Romeo e Giulietta" – Quale luce spunta lassù da quella finestra? Quella finestra è l'oriente e Giulietta è il sole! Sorgi, o bell'astro, e spengi la invidiosa luna, che già langue pallida di dolore, perché tu, sua ancella, sei molto più vaga di lei. Non esser più sua ancella, giacché essa ha invidia di te -; niente "Amleto" - Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli -; e neppure "Sogno di una notte di mezza estate" - Se quest'ombre v'han noiato, dite (e tutto è rimediato) che, in un sonno pien di larve, tal visione qui v'apparve. Insomma niente di niente. I motivi? Molti.Tra gli altri: sensazionalismo, noia, ma anche arroganza e voglia di indagare nel torbido. Più che altro lo share, in televisione come al cinema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film comincia ai giorni nostri, a Manhattan. All’interno di un teatro uno storico ci introduce nella questione: "Shakespeare, un impostore?". Carrellata in avanti e lo spettatore viene trasportato alla fine del XVII secolo. Il Conte Edward De Vere aspira a cambiare il mondo con le sue parole. I tempi in cui vive sono terribili (epidemie, guerre, soprusi, povertà) e il suo Paese, guidato da Elisabetta I è in bilico anche a causa delle ribellioni Essex. Insomma, una storia assai complessa in cui si staglia anche la figura di Shakespeare: la leggenda vuole che sia stata una vendetta della stessa regina Elisabetta...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Ur7JUlAbzsQ/TsEQLffziiI/AAAAAAAACk8/Xzt3fdAWhqI/s1600/vanessa-redgrave-queen-elizabeth-anonymous--large-msg-131541125952%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5674834795083041314" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-Ur7JUlAbzsQ/TsEQLffziiI/AAAAAAAACk8/Xzt3fdAWhqI/s200/vanessa-redgrave-queen-elizabeth-anonymous--large-msg-131541125952%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Esaurito (per ora) il discorso catastrofi e fine del mondo, Roland Emmerich si tuffa ad angelo nella piscina delle ipotesi di complotto. Il regista veste i panni di storico e con piglio appassionato cerca di convincerci che no, Shakespeare in realtà non è mai esistito e la sua non è altro che una storia di passione e vendetta. Sarà...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film si fregia di un buon cast formato da ottimi interpreti inglesi (su tutti brilla Vanessa Redgrave), e di una ricostruzione storica, per quel che concerne le ambientazioni, di notevole impatto visivo. L’Inghilterra elisabettiana è descritta in modo convincente nell’incontro di luci e ombre, nebbie e albe. Il resto però è modesto e tutto sommato pretestuoso, per non dire arrogante. Il dibattito storico di cui fa accenno Emmerich all’inizio del film è in realtà assai più complesso di come la vuole raccontare. Un centinaio le teorie a riguardo del problema sulle paternità delle opere di Shakespeare, e difficilmente si troverà una soluzione univoca. Emmerich allora pecca anche di presunzione, volendo trattare un problema attraverso un solo punto di vista e nascondendo tutto il resto. Un po’ esercizio di stile, un po’ articolo sensazionalistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, alla fine della proiezione di "Anonymous" ci si chiede realmente cosa voglia dirci uno che racconta che la prima volta che assistette alla recita di "Sogno di una notte di mezza estate" non capì una parola. E’ proprio vero: c’è chi scrive per appassionare e travolgere, e chi per stravolgere e annoiare. A prescindere da nomi veri o presunti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3316369343439546597?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3316369343439546597/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3316369343439546597' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3316369343439546597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3316369343439546597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/anonymous.html' title='Anonymous'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-2NZTeM9DkMc/TsEPrl3Dh7I/AAAAAAAACkw/BRk61cYPtvU/s72-c/20110504_anonymous_movie_poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-8754011539549821176</id><published>2011-11-09T12:18:00.004+01:00</published><updated>2011-11-09T12:23:44.759+01:00</updated><title type='text'>Warrior</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-cEIXtRlJTd8/Trph7URAfrI/AAAAAAAACkM/YoL4IPRLNmo/s1600/warrior-locandina-italia_mid%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 143px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672954352306781874" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-cEIXtRlJTd8/Trph7URAfrI/AAAAAAAACkM/YoL4IPRLNmo/s200/warrior-locandina-italia_mid%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Gavin O'Connor&lt;br /&gt;Distribuzione: M2 Distribution&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso regista di Pride and Glory (presentato al cinema di Roma nel 2008), torna al cinema per tentare di rinnovare un genere: quello dei cosiddetti fighting movie. Botte da orbi come di consueto? Non solo. L’idea del film è nel contrapporre due storie lacrimevoli sullo stesso ring. Casi umani si incontrano, manca solo la nomination.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due fratelli, i Conlon, che non si parlano da anni, sono tra i sedici migliori lottatori al mondo nella Lotta Grecoromana. All’angolo rosso, disperato con famiglia a carico e senza soldi; in quello blu, altro disperato, ex marine di ritorno dall’Iraq, semi alcolizzato e rissaiolo. Si giocano tutto sul ring. Arbitra Nick Nolte? No, lui fa l’allenatore...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-IHeHzXdwYTY/TrpiNdQEZsI/AAAAAAAACkk/P_4Y5iF8Rfw/s1600/Warrior-Film-Still-2011%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 128px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672954663956408002" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-IHeHzXdwYTY/TrpiNdQEZsI/AAAAAAAACkk/P_4Y5iF8Rfw/s200/Warrior-Film-Still-2011%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Gavin O’Connor fa incontrare in un unico film le tematiche a lui care. La famiglia (come in Pride and Glory), e lo sport (come in Miracle). Quello che riesce a fare O’Connor inaspettatamente è riuscire a rendere entrambe le trame principali importanti allo stesso modo. Di più, con dei guizzi di regia che spaziano da i vari Rocky a Million Dollar Baby, fino ad arrivare a Lassù qualcuno mi ama, il regista trova l’audacia per descrivere anche le singole (difficilissime) scelte dei protagonisti durante l’incontro sul ring. Telecamera a mano, il regista si dimostra un vero e proprio asso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In modo interessante, Warrior muove i corpi e li rende protagonisti in un dramma americano di stampo classico. Il sogno americano è quello della seconda opportunità. Avveniva anche nel recente The fighter. Qui però si piange di più grazie alla rabbia, la potenza, e la frustrazione espressa dagli attori. Si va al tappeto, ma ci si rialza più forti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-8754011539549821176?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/8754011539549821176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=8754011539549821176' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8754011539549821176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8754011539549821176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/warrior.html' title='Warrior'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-cEIXtRlJTd8/Trph7URAfrI/AAAAAAAACkM/YoL4IPRLNmo/s72-c/warrior-locandina-italia_mid%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-8648046749167211750</id><published>2011-11-09T11:22:00.006+01:00</published><updated>2011-11-09T11:29:20.408+01:00</updated><title type='text'>One day</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-yAUDmfrTONo/TrpU1LFpmgI/AAAAAAAACjo/hWlNZoofNtA/s1600/One-Day-locandina%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672939953112848898" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-yAUDmfrTONo/TrpU1LFpmgI/AAAAAAAACjo/hWlNZoofNtA/s200/One-Day-locandina%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Lone Scherfig&lt;br /&gt;Distribuzione: Bim&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è ispirato al giorno di San Swithin - che cade il 15 luglio - lo scrittore David Nicholls per il romanzo best sellers “Un giorno” (edito in Italia da Neri Pozza). La leggenda vuole che se di 15 luglio pioverà, cadranno acquazzoni per i quaranta giorni successivi, se al contrario splenderà il sole, il cielo sarà sereno. A firmarne l’omonimo adattamento cinematografico è il regista Lone Scherfig, già autore del convincente e sensibile “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/education.html"&gt;An education&lt;/a&gt;”, questa volta un po’ limitato dalla sceneggiatura dello stesso Nicholls. Film interessante e romantico, vagamente ingenuo, più che altro caratterizzato da diversi punti deboli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emma è una ragazza carina, ma parecchio imbranata. Dexter è un giovane attraente e ambizioso. Si laureano lo stesso giorno, il 15 luglio del 1988; un po’ brilli passano la notte insieme, ma si perdono di vista la mattina successiva. La loro amicizia è destinata a durare quasi venti anni, incontrandosi un solo giorno all’anno…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-L0C1YQVQwbg/TrpVNAsldII/AAAAAAAACj0/oUa9hTWbxxU/s1600/One_Day_sturgess_hathaway_c_Giles_KeyteSM%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672940362640225410" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-L0C1YQVQwbg/TrpVNAsldII/AAAAAAAACj0/oUa9hTWbxxU/s200/One_Day_sturgess_hathaway_c_Giles_KeyteSM%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Cinema e letteratura. Portando un esempio tutto italiano si potrebbe citare “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/come-dio-comanda.html"&gt;Come Dio comanda&lt;/a&gt;”, di Salvatores su sceneggiatura di Ammaniti. Anche lì, malgrado a curare lo script ci fosse lo stesso autore del libro, il film ne uscì fiacco. La stessa cosa avviene con “One day”. L’autore Nicholls non riesce a valorizzare sullo schermo la storia utopica – ma proprio per questo romanticissima – dell’amore tra due amici. Nel film di Lone Scherfig tutto scorre via troppo facilmente come se il rapporto descritto fosse dato per scontato. Manca l’approfondimento, mancano le motivazioni, insomma manca il tempo. E il tempo, al cinema, è tutto. In questo caso anche di più, perché la pellicola, come fosse un calendario, “sfoglia” ogni scena. La vacanza insieme; l’incontro con i rispettivi fidanzati; i primi impieghi; la morte dei genitori; il matrimonio e poi… Tante scene staccate tra loro che non hanno però continuità. Per questa ragione diventa difficile affezionarsi ai personaggi, sentire la loro vicenda davvero “autentica” e lasciarsi commuovere. Il corto circuito è in agguato. Se sulle pagine di un libro si può anche stare al gioco e credere in un rapporto vissuto un solo giorno all’anno, visto sul grande schermo, questo diventa assai più complicato: perché il realismo dettato dalle immagini, sospendono necessariamente la finzione romantica voluta dalla trama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brava la Hathaway e bravo Jim Sturgess. Quest’ultimo sembra essere ancora in cerca della consacrazione definitiva. Colpa del suo volto anni Ottanta. E di film troppo ambiziosi, e poco pratici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-8648046749167211750?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/8648046749167211750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=8648046749167211750' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8648046749167211750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8648046749167211750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/one-day.html' title='One day'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-yAUDmfrTONo/TrpU1LFpmgI/AAAAAAAACjo/hWlNZoofNtA/s72-c/One-Day-locandina%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-2011731736962514595</id><published>2011-11-07T12:15:00.003+01:00</published><updated>2011-11-07T12:21:32.761+01:00</updated><title type='text'>Un cuento chino</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-NW7ZmDsi0TE/Tre-05QaKdI/AAAAAAAACjc/qBTcWrf-sJ0/s1600/un-cuento-chino%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 138px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672212071628548562" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-NW7ZmDsi0TE/Tre-05QaKdI/AAAAAAAACjc/qBTcWrf-sJ0/s200/un-cuento-chino%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Vincitore della Sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Sebastian Borensztein&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parla di un incontro fatale il vincitore della Sesta edizione del Festival del Cinema di Roma. Un cuento chino (Un racconto cinese) è la storia dell’amicizia fra Roberto, uno scorbutico argentino, e un cinese che non conosce neppure una parola di spagnolo. A unirli? Il caso curioso di una mucca piovuta dal cielo durante un conflitto a fuoco…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il regista Sebastian Borensztein, argentino, tratteggia nella sua opera prima un’Argentina grottesca, ironica, ma anche al tempo stesso commovente e in qualche modo toccante. Il grottesco e il fantastico, nel film di Borensztein, prendono vita nella realtà di un Paese scoperto, senza pelle. Impreparato e senza difese, sembra voler suggerire il regista. E quando nel film incomincia a emergere la malinconia di cui è venato, accade qualcosa di misterioso: si ha la sensazione che Un cuento chino appartenga al genere dei cartoni animati! Il trucco è tutto nel testo. Nella sceneggiatura che riesce a creare relazioni tra le persone e gli avvenimenti. Se all’inizio si rimane spaesati, poi non si può che rimanere catturati, imbrigliati anche noi, come le mucche, gli amanti i precipizi e i cinesi, nella rete di possibilità che il film (o la vita?) ci mette a disposizione. Un effetto incredibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno si ricorderà del thriller vincitore dell’Oscar nel 2010 “Il segreto dei suoi occhi”, ebbene in Un cuento chino troviamo lo stesso protagonista: un bisbetico, ma in fondo buonissimo Riccardo Alberto Darin. E si può dire che senza di lui il film non avrebbe forse avuto lo stesso effetto straniante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stravagante, buffo, a tratti eccessivo, ma in fondo libero. Libero di raccontare, di far sognare, di andare oltre. Un film bellissimo, un esordio che lascia esterrefatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-2011731736962514595?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/2011731736962514595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=2011731736962514595' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2011731736962514595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2011731736962514595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/un-cuento-chino.html' title='Un cuento chino'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-NW7ZmDsi0TE/Tre-05QaKdI/AAAAAAAACjc/qBTcWrf-sJ0/s72-c/un-cuento-chino%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4514563585513635147</id><published>2011-11-07T12:10:00.002+01:00</published><updated>2011-11-07T12:13:33.340+01:00</updated><title type='text'>Voyez Comme ils Dansent</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-JLkBzzwESvk/Tre9TBF9ySI/AAAAAAAACjQ/BYxmpfLuBe4/s1600/voyez_comme_ils_dansent%252C0%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 138px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672210390105049378" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-JLkBzzwESvk/Tre9TBF9ySI/AAAAAAAACjQ/BYxmpfLuBe4/s200/voyez_comme_ils_dansent%252C0%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Claude Miller&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un viaggio nei ricordi. Vic, attore e clown, si suicida lasciando le uniche due donne che l’hanno amato. La prima è una filmaker, la seconda una infermiera. Si rincontreranno in treno, sul Canadian, e cercheranno di capire in che modo sono state amate dallo stesso uomo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A essere qualunquisti, si potrebbe affermare che ci troviamo di fronte al solito film come dire "alla francese". Non ce ne voglia il grande Claude Miller, già allievo di Truffaut - che per l’occasione ci fa rivedere sul grande schermo Maya Sansa, la brava attrice italiana che avevamo lasciato in Buongiorno notte di Marco Bellochio – ma nel bene e nel male Voyez comme ils dansent riassume alcune caratteristiche del cinema francese classico. La più importante di queste, è certamente rappresentata dal dualismo di amore e morte. In questo caso poi, l’incontro tra i protagonisti assume i toni del fatale, del destinato, dell’ineluttabile. Esce fuori un film buono nella prima metà, quasi ipnotico, ma fiacco nella seconda. Causa anche un colpo di scena forse non proprio riuscitissimo e una sceneggiatura che da un certo punto sembra perdere di peso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non male il risultato, a ogni modo. Sicuramente una delle pellicole più interessanti della sesta edizione del Festival di Roma. Oltretutto può vantarsi anche del volto di James Thierre, vero talento e figlio di Victoria Chaplin, per raccontare questo straziante e commovente lungo addio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4514563585513635147?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4514563585513635147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4514563585513635147' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4514563585513635147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4514563585513635147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/voyez-comme-ils-dansent.html' title='Voyez Comme ils Dansent'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-JLkBzzwESvk/Tre9TBF9ySI/AAAAAAAACjQ/BYxmpfLuBe4/s72-c/voyez_comme_ils_dansent%252C0%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-5962633305819367938</id><published>2011-11-07T12:05:00.002+01:00</published><updated>2011-11-07T12:08:55.925+01:00</updated><title type='text'>Une vie meilleure</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Z3D3pcAU7X0/Tre8OrihvjI/AAAAAAAACjE/5E_A_JAUWIc/s1600/Une-vie-meilleure%252520%252818%2529%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672209216088161842" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-Z3D3pcAU7X0/Tre8OrihvjI/AAAAAAAACjE/5E_A_JAUWIc/s200/Une-vie-meilleure%252520%252818%2529%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Cedric Kahn&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potrebbe essere tra i papabili alla vittoria della sesta edizione del Festival del Cinema di Roma questo “Una vita migliore” di Cedric Kahn. Dramma esistenziale sulla ricerca del domani, in un panorama storico non propriamente ottimistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Yann e Nadia - lui trentacinque, lei ventotto - sognano di aprire un ristorante. Così, malgrado la non rosea situazione finanziaria in cui versano, i due si avventurano in una giungla di finanziamenti selvaggi. Quando l’acqua arriva alla gola, Nadia è costretta ad accettare un lavoro in Canada e lasciare il figlio a Yann. Lui, deciso a salvare il ristorante, affronterà da solo la dura indifferenza della quotidianità...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guillaume Canet, lo Yann protagonista del film, l’avevamo già visto l’anno scorso in “Last Night”, sempre a Roma, sempre in occasione del Festival. Ma mentre lì era costretto a seguire una trama statica e con pochi slanci, qui riesce a emergere in un dramma toccante finanche alle lacrime. Ammesso che vi facciate convincere da alcune scelte non proprio felici di sceneggiatura. Per essere chiari, la prima parte del film appassiona, mentre la seconda risulta un poco annacquata. Volendo, forzatamente retorica. Unica nota a piè di pagina in un film comunque registicamente molto, davvero molto solido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kahn mette al centro il dramma umano. La Parigi che descrive è fatta di immigrati clandestini e destini sospesi. Quasi irriconoscibile, Parigi contrasta il paesaggio innevato del Canada proposto nel finale. Difficile dire se il regista voglia far credere in un happy ending, o sottolineare la desolazione a cui la condizone umana di oggi ci confina tutti. Bel film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-5962633305819367938?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/5962633305819367938/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=5962633305819367938' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5962633305819367938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5962633305819367938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/une-vie-meilleure.html' title='Une vie meilleure'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Z3D3pcAU7X0/Tre8OrihvjI/AAAAAAAACjE/5E_A_JAUWIc/s72-c/Une-vie-meilleure%252520%252818%2529%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6898756626627385002</id><published>2011-11-07T12:00:00.003+01:00</published><updated>2011-11-07T12:04:26.596+01:00</updated><title type='text'>Trishna</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-KdkmDcezyH4/Tre64R-Kf4I/AAAAAAAACi4/JZCe-1u67rM/s1600/wpid-trishna-movie-image-freida-pinto-04-600x302%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 101px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672207731756007298" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-KdkmDcezyH4/Tre64R-Kf4I/AAAAAAAACi4/JZCe-1u67rM/s200/wpid-trishna-movie-image-freida-pinto-04-600x302%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Michael Winterbottom&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Drammi e buoi dei paesi tuoi. Michael Winterbottom, dopo “The killer inside me” arriva alla sesta edizione del Festival del Cinema di Roma con un dramma dal sapore di rivolta culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trishna vive di stenti insieme alla numerosa famiglia nelle campagne di Rajastan. Una sera incontra Jay, un ragazzo molto carino che si innamora di lei. I due, dopo un primo timido approccio, vanno a vivere a Bombay. Purtroppo, i giorni felici sono destinati a finire quando viene a mancare il padre del ragazzo e Jay è costretto a ereditare il lavoro di direttore di Hotel. Da quel momento il rapporto tra i due si trasforma in qualcosa di fisico e violento…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scorsa edizione si parlava al festival del problema della violenza sulle donne radicata nell’India di oggi con il film “Gangor”, prodotto da Rai Cinema. Quest’anno si propone la stessa tematica attraverso l’occhio del regista Winterbottom. Tratto dal romanzo “Tess of the D’Urbervilles” di William Thackeray, già portato sullo schermo nel 1977 da Roman Polanski, “Trishna” inizia come racconto di formazione, dai toni vagamente antichi, per poi trasformarsi in uno strano mix di sesso e violenza. Nei panni della problematica ragazza che dà il titolo al film troviamo Freida Pinto (la ricorderete in “The Millionaire”, premio Oscar nel 2009) che si fa carico del peso della pellicola. Tutto su di lei, il dramma si dipana con delle scelte narrative che però non convincono pienamente. “Trishna” parla dell’India e della cultura indiana, e questo è probabilmente il suo maggior pregio. Dall’altra però usa un linguaggio di non facile approccio. Nello specifico, le scelte della ragazza, dettate da una sottomissione psicologica che affonda le sue radici in una cultura evidentemente maschilista, non sempre risultano comprensibili, minando la visione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Almeno ci si rifà con gli occhi. L’India descritta nel film è un fluire di cultura, mistero e caos. I due protagonisti sono belli da far invidia. Ma in questa bellezza l’incubo della violenza è dietro l’angolo. Difficile, sembra dire Winterbottom, capire dove finisca l’amore e inizi lo stupro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6898756626627385002?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6898756626627385002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6898756626627385002' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6898756626627385002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6898756626627385002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/trishna.html' title='Trishna'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-KdkmDcezyH4/Tre64R-Kf4I/AAAAAAAACi4/JZCe-1u67rM/s72-c/wpid-trishna-movie-image-freida-pinto-04-600x302%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1437062640738637100</id><published>2011-11-07T11:47:00.003+01:00</published><updated>2011-11-07T11:50:45.839+01:00</updated><title type='text'>I primi della lista</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-NRuc095qDUM/Tre3pw3XwXI/AAAAAAAACis/YI9JDf-duYw/s1600/408203%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672204183816094066" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-NRuc095qDUM/Tre3pw3XwXI/AAAAAAAACis/YI9JDf-duYw/s200/408203%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Roan Johnson&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia vera di un gruppo di giovani che negli ani ’70, in Italia, finiscono per chiedere asilo politico all’Austria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre amici, durante una fuga in Jugoslavia si fermano a un autogrill. Lì vedono un gruppo di militari che scherzano con i mitra inneggiando alla rivoluzione. I tre amici non pensano che il giorno dopo è il 2 giugno, e pensano a un colpo di Stato. E’ l’inizio di una girandola di incredibili situazioni...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro esordio in questa sesta edizione del festival di Roma che incontra solo nomi nuovi o quasi. Nel caso di Roan Johnson, regista di questo interessante "I primi della lista", suo solo un episodio del film "4-4-2: il gioco più bello del mondo", prodotto da Paolo Virzì. Interessante perché riesce a far incontrare in campo neutrale due generi opposti come sono la commedia e il racconto storico. In questo caso il fatto vero narrato del film è talmente surreale e al tempo stesso suggestivo che riesce a strappare molte risate. Merito anche del cast dove primeggia Claudio Santamaria, da sempre a suo agio in ruoli sopra le righe sullo sfondo degli anni Settanta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un film piccolo, dal budget modestissimo, che ha potuto contare su due (dei tre) protagonisti del tutto esordienti e messi alla prova con un film comunque non semplicissimo. Ricercata anche la colonna sonora, che con un certo coraggio si allontana dai Settanta e si avventura nei mitici Ottanta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I primi della lista" è volendo un film figlio di questa precarietà che è ormai radicata nei nostri giorni. Precario il budget, storia che vacilla tra la commedia grottesca e la denuncia storica, vacillanti le motivazioni e tutto sommato anche gli esiti. Ma certo non si può dire che al regista sia mancato il coraggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1437062640738637100?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1437062640738637100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1437062640738637100' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1437062640738637100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1437062640738637100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/i-primi-della-lista.html' title='I primi della lista'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-NRuc095qDUM/Tre3pw3XwXI/AAAAAAAACis/YI9JDf-duYw/s72-c/408203%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6206424613699393673</id><published>2011-11-07T11:42:00.004+01:00</published><updated>2011-11-07T11:45:17.439+01:00</updated><title type='text'>Too Big to Fail - Il Crollo dei Giganti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-AKEeSVY8llg/Tre2ZT-aADI/AAAAAAAACig/5KblR7nyEpM/s1600/Too-Big-To-Fail-550x365_t614%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 132px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672202801671438386" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-AKEeSVY8llg/Tre2ZT-aADI/AAAAAAAACig/5KblR7nyEpM/s200/Too-Big-To-Fail-550x365_t614%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Curtis Hanson&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curtis Hanson, ispirandosi al best seller omonimo di Andrew Ross Sorkin, mette in scena la sconcertante cronaca della crisi finanziaria del 2008. Quella, per intenderci, che ha portato all’attuale, preoccupante, situazione economica mondiale. Il lavoro di Hanson è rigoroso, con un ritmo frenetico e un finale spiazzante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attorno alla figura di Henry Wilson, segretario del tesoro ed ex presidente di Goldman Sachs, si muovono le figure dei presidenti delle più importanti banche d’America. Sono magnati che muovono i fili del Mondo e che si trovano di fronte a una situazione difficile: cercare di salvare l’intero pianeta dal collasso economico. Tra fallimenti e "manovre" estreme, alla fine Wilson riuscirà a convincerli a compiere un’ultima, estrema, scelta...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ il caso di dire che, considerando il tipo, il lavoro di Curtis Hanson ha parecchi pregi e pochi difetti. Nella redazione di stampo giornalistico dei fatti che hanno portato le banche più importanti d’America a essere considerate "troppo grandi per crollare" (da cui il titolo) Hanson si fa forte di una sceneggiatura praticamente senza stacchi, esplicativa e incalzante. A giovarne naturalmente è il ritmo. A pieno regime, il film si dipana seguendo la figura di Wilson (un grande William Hurt) alle prese con una situazione che si fa via via sempre più irrisolvibile. La sceneggiatura è il punto di forza del film anche perché si è messi di fronte a un cast di stelle davvero incredibile. Paul Giamatti, Bill Pullman, James Woods, Cynthia Nixon sono solo alcuni dei nomi e le loro interpretazioni sono a dir poco un vero spettacolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manca forse il dramma umano, e ciò rende "Too big to fail" un prodotto più che altro documentaristico. Ma il risultato è buono e fa riflettere su varie cose. Non ultima, la quasi totale assenza di figure femminili nei posti di comando del Mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6206424613699393673?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6206424613699393673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6206424613699393673' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6206424613699393673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6206424613699393673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/too-big-to-fail-il-crollo-dei-giganti.html' title='Too Big to Fail - Il Crollo dei Giganti'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-AKEeSVY8llg/Tre2ZT-aADI/AAAAAAAACig/5KblR7nyEpM/s72-c/Too-Big-To-Fail-550x365_t614%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-2503849668162624371</id><published>2011-11-07T11:36:00.002+01:00</published><updated>2011-11-07T11:39:46.412+01:00</updated><title type='text'>Poongsan</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-VdsTmVfDc6o/Tre1JfKF2yI/AAAAAAAACiU/y9u4ClllXvQ/s1600/Poongsan-Movie-Official-Poster%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672201430283705122" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-VdsTmVfDc6o/Tre1JfKF2yI/AAAAAAAACiU/y9u4ClllXvQ/s200/Poongsan-Movie-Official-Poster%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Juhn Jaihong&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla carta questo "Poongsan" sembrava una specie di "Rambo III" con più introspezione. Detto così non è che convinca molto l’idea, ma effettivamente è ciò a cui si pensa una volta usciti dalla proiezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giovane attraversa la Corea da Nord a Sud, superando i pericolosi confini, per recapitare a famiglie separate tra loro i messaggi dei loro cari. Contattato da uno dei Governi, Poongsan viene incaricato di introdursi in Corea del Nord e salvare una donna che conosce importanti segreti. Lungo la strada del ritorno tra i due scoppia l’amore...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il regista è un discepolo di Kim Ki Duk che per l’occasione produce e scrive la sceneggiatura, tale Juhn Jaihong che non fa un brutto lavoro, tutt’altro, ma evidentemente pecca nel ritmo, nell’assenza di equilibrio tra autorialità e intrattenimento per le masse. Il film in questo senso è anche assai strano, perché davvero si passa da scene di azione e violenza ad altre fatte di silenzi e attese. Il risultato però non è che convinca proprio in pieno. Manca probabilmente anche quell’estetica del maestro Kim Ki Duk che lo ha reso celebre in tutto il Mondo. Insomma, la pennellata del maestro."Poongsan" si è rivelato un successo in patria, la distorta soluzione finale salva in extremis il regista donando al suo lavoro un tocco da revenge movie che buca lo stomaco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non basta a elevarlo tra i grandi. E si pensa alla fortuna dei principianti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-2503849668162624371?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/2503849668162624371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=2503849668162624371' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2503849668162624371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2503849668162624371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/poongsan.html' title='Poongsan'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-VdsTmVfDc6o/Tre1JfKF2yI/AAAAAAAACiU/y9u4ClllXvQ/s72-c/Poongsan-Movie-Official-Poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1220697626481527669</id><published>2011-11-01T15:23:00.003+01:00</published><updated>2011-11-01T15:27:35.315+01:00</updated><title type='text'>La femme du cinquieme</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-2Pmy-y6Jy0w/TrABgTAWMHI/AAAAAAAACiI/LHRDkC1dePU/s1600/Femme_du_cinquieme_poster-134x203%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 132px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5670033585228623986" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-2Pmy-y6Jy0w/TrABgTAWMHI/AAAAAAAACiI/LHRDkC1dePU/s200/Femme_du_cinquieme_poster-134x203%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Pawel Pawlikowski&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Definiamola pure “una strana storia di fantasmi” questa pellicola diretta da Pawel Pawlikowski. Echeggiando il Polanski de “L’inquilino del terzo piano”, il regista crea un affascinante quanto straniante racconto di redenzione. Tratto dal romanzo omonimo di Douglas Kennedy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scrittore Tom arriva a Parigi per rivedere la figlia e chiederne l’affidamento. Dopo un brutto incontro con la ex moglie, dalla quale scappa inseguito dalla polizia, Tom si rifugia in un albergo senza documenti né bagagli. Lì, il direttore gli offre un lavoro misterioso in un strano garage. Una notte, poi, Tom conosce una donna con cui instaura una inquietante relazione. Nel frattempo nell’hotel muore il suo vicino di stanza…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rielaborando la trama del film non si può che osservare una certa confusione. E la sensazione di smarrimento persiste anche dopo i titoli di coda. Diciamolo chiaramente: poco di ciò che verrete raccontato nel film di Pawlikoski viene spiegato o chiarito. E quel poco, forse, non vi convincerà. Come si diceva all’inizio, si può pensare a una confusa storia di fantasmi, o a un racconto di smarrimento e redenzione, ma in effetti il dubbio di un lavoro riuscito a metà rimane. A fare da contraltare a questa brutta sensazione ci sono due elementi molto validi. Il primo è la recitazione del protagonista, un bravo Ethan Hawke. Il secondo è rappresentato dalla regia quasi ipnotica, qua e là sporca, in generale molto ispirata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se state cercando un film su cui arrovellarvi e discutere tuffatevi nelle atmosfere de “La femme du cinquieme”, forse vi piacerà. In alternativa potete sempre recuperare Polanski e vivere senza rimorsi di coscienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1220697626481527669?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1220697626481527669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1220697626481527669' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1220697626481527669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1220697626481527669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/la-femme-du-cinquieme.html' title='La femme du cinquieme'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-2Pmy-y6Jy0w/TrABgTAWMHI/AAAAAAAACiI/LHRDkC1dePU/s72-c/Femme_du_cinquieme_poster-134x203%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6654676166154537704</id><published>2011-11-01T14:57:00.003+01:00</published><updated>2011-11-01T15:02:06.302+01:00</updated><title type='text'>My week with Marilyn</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-8IP-Ir4QDJg/Tq_7ddPYo6I/AAAAAAAACh8/MG0uV_1XmTM/s1600/my-week-with-marilyn-poster%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 142px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5670026939366679458" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-8IP-Ir4QDJg/Tq_7ddPYo6I/AAAAAAAACh8/MG0uV_1XmTM/s200/my-week-with-marilyn-poster%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Simon Curtis&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per “My week with Marilyn” possiamo contare, da spettatori, della stessa produzione che circa un anno fa ci regalò “Il discorso del Re”. Anche in questo caso abbiamo un’altra vicenda storica, l’incontro tra il giovane Colin Clark e Marilyn Monroe all’apice della carriera. Vicenda che ha ispirato il romanzo: “Il principe, la ballerina e me” scritto dallo stesso Clark.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giovane Colin ama il cinema, per questo pedina gli studi di produzione e finisce per bussare alla porta di Lawrence Olivier. Notato dall’attore e regista, Colin riesce a ottenere il lavoro da terzo assistente alla regia per il film “Il principe e la ballerina”, con la bellissima Marilyn Monroe. Il tempo passato con il cast sarà per lui molto formativo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il produttore e regista Simon Curtis, autore soprattutto di serial per la televisione, porta sul grande schermo una storia al tempo stesso toccante e avvincente. La storia vera del giovane Colin (poi scrittore di successo) e della settimana passata insieme al mito di Marilyn tocca le corde giuste nello spettatore. Merito non solo della buona sceneggiatura, rigorosa e attenta anche nel ricostruire il periodo storico e il mondo della Hollywood classica, uno strano mix tra cinismo e agitazione, ma anche della recitazione di Michelle Williams. L’ex protagonista della serie “Dawson’s Creek” interpreta Marilyn Monroe praticamente alla perfezione. Le movenze, le espressioni, i dilemmi dell’attrice più famosa di tutti i tempi sono catturati con precisione chirurgica dalla Williams: un vero e proprio stato di grazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non da meno il resto del cast, a ogni modo, pieno di nomi altisonanti. Kenneth Branagh, Judi Dench, Julia Ormond, Dominic Cooper. Tutti, come si dice, “stanno al gioco” e contribuiscono a creare il giusto feeling con la trama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse non così avvincente, e minato da una certa sensazione di aleatorietà di fondo, “My week with Marilyn” ha il merito di omaggiare Marilyn Monroe facendo emergere l’aspetto più vero, drammatico e solitario, dell’attrice divenuta leggenda. Il film insomma non cattura del tutto, ma la Williams incanta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6654676166154537704?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6654676166154537704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6654676166154537704' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6654676166154537704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6654676166154537704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/11/my-week-with-marilyn.html' title='My week with Marilyn'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-8IP-Ir4QDJg/Tq_7ddPYo6I/AAAAAAAACh8/MG0uV_1XmTM/s72-c/my-week-with-marilyn-poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6373893926318686942</id><published>2011-10-31T15:37:00.004+01:00</published><updated>2011-10-31T15:41:40.599+01:00</updated><title type='text'>Dalla collina dei papaveri - From up on Poppy Hill</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hEW2gwWrTkM/Tq6zQjIgGSI/AAAAAAAAChw/YBZ3jpnsLuI/s1600/Kokurikozaka_kara_poster-134x203%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 132px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669666077796210978" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-hEW2gwWrTkM/Tq6zQjIgGSI/AAAAAAAAChw/YBZ3jpnsLuI/s200/Kokurikozaka_kara_poster-134x203%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Goro Miyazaki&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritorno di Goro Miyazaki alla regia di un nuovo film d’animazione. Suo fu l’esordio con “I racconti di Terramare”, favola fantasy che però non convinse la critica. Questa volta ci prova con un racconto di formazione più vicino alle corde del padre e maestro Hayao, che guarda caso firma la sceneggiatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giappone, 1963. All’interno del liceo Konan gli studenti lottano per salvare dall’abbattimento la vecchia casa dove si svolgono i corsi dopo scuola. Tra loro spiccano Umi e Shun, due giovani innamorati che scoprono di avere in comune lo stesso padre…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto dalla serie omonima di manga per ragazze (i cosiddetti Shojo manga) pubblicati negli anni ’80, “Dalla collina dei papaveri” è una pellicola d’animazione sentimentale, ma dagli echi storici. Il periodo descritto è quello che precede di pochissimo le note olimpiadi a Tokyo, un momento in cui il Giappone era chiamato a guardare al futuro verso il rilancio e alla responsabilità civile. Ed è innegabile quanto questo aspetto si faccia suggestivo guardando all’oggi, il dopo Fukushima. Parallelismi storici a parte, l’ultima creazione dello studio Ghibli piace, appassiona, pur non sorprendendo come al solito. L’occhio di Goro Miyazaki si è fatto più attento e ora la sua regia appare più matura, meno acerba che in passato, ma si ha la sensazione di volare basso. Cosa assai strana, per un film col marchio Miyazaki.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ottima invece la colonna sonora, diretta da Satoshi Takebe, che sembra accompagni i movimenti dei personaggi. Come danzassero sognando il domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6373893926318686942?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6373893926318686942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6373893926318686942' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6373893926318686942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6373893926318686942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/10/dalla-collina-dei-papaveri-from-up-on.html' title='Dalla collina dei papaveri - From up on Poppy Hill'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-hEW2gwWrTkM/Tq6zQjIgGSI/AAAAAAAAChw/YBZ3jpnsLuI/s72-c/Kokurikozaka_kara_poster-134x203%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1971298960384964661</id><published>2011-10-31T14:57:00.002+01:00</published><updated>2011-10-31T15:01:00.888+01:00</updated><title type='text'>Tyrannosaur</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-zksspyJ2pWk/Tq6p-z2Yg1I/AAAAAAAAChk/eTtrqNq6EXs/s1600/tyrannosaur-locandina_34035596_230x306%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 150px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669655877441323858" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-zksspyJ2pWk/Tq6p-z2Yg1I/AAAAAAAAChk/eTtrqNq6EXs/s200/tyrannosaur-locandina_34035596_230x306%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Paddy Considine&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esordio alla regia col botto per Paddy Considine, attore e caratterista in diverse pellicole di richiamo come “The Bourne Ultimatum” e “Cinderella Man”, solo per citarne un paio. Messo dietro la macchina da presa, Considine decide di affrescare sullo schermo un dramma di solitudine estrema. Un grido di rabbia destinato a rimanere inaudito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joseph è un uomo problematico. Si incolpa della morte della moglie, avvenuta a causa del diabete; beve per riempire i vuoti del giorno; la notte si avventura in risse senza motivo. Una mattina, in cerca di redenzione, entra nel negozio di vestiti usati tenuto da una donna. Tra i due nasce uno strano affetto, ma Patrick ancora non conosce la storia della donna, legata a un uomo violento che la umilia in ogni modo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se cercate un film che possa incarnare l’espressione “cazzotto nello stomaco”, troverete in ”Tyrannosaur” di Paddy Considine ciò che fa per voi. E’ evidente quasi da subito che quello che ci si trova davanti è un dramma umano senza alcuna soluzione. E non è che Considine faccia molto per nasconderlo, anzi. Le scene di violenza rappresentano più che altro umiliazioni che i protagonisti del film sono costretti a subire senza mai (o quasi) reagire. Vedendo il film, cresce la rabbia e ci si lega a questa vicenda umana che vorrebbe aspirare a diventare storia di redenzione. La redenzione non arriva e Considine fa piovere sul bagnato quando, nel finale, calca la mano (forse pure troppo) distruggendo ogni possibilità di lieto fine. Proprio l’ultima parte del film appare un po’ forzata e potrà non convincere tutti. Molti, forse, la interpreteranno persino come un’inutile aggiunta, ma anche malgrado questa annotazione il film risulta riuscito e molto solido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, un grande Peter Mullan a prestare il volto al personaggio di Joseph, favorisce a rendere più autentica una pellicola che, in un modo o in un altro, finisce per ferire. Non è da tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1971298960384964661?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1971298960384964661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1971298960384964661' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1971298960384964661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1971298960384964661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/10/tyrannosaur.html' title='Tyrannosaur'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-zksspyJ2pWk/Tq6p-z2Yg1I/AAAAAAAAChk/eTtrqNq6EXs/s72-c/tyrannosaur-locandina_34035596_230x306%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3992790508584451660</id><published>2011-10-31T14:52:00.002+01:00</published><updated>2011-10-31T14:56:18.162+01:00</updated><title type='text'>Mon pire cauchemar</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-1E_SSJe37cI/Tq6o7EesbWI/AAAAAAAAChY/HadHztLOzmU/s1600/mon_pire_cauchemar_poster%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 148px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669654713674263906" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-1E_SSJe37cI/Tq6o7EesbWI/AAAAAAAAChY/HadHztLOzmU/s200/mon_pire_cauchemar_poster%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Anne Fontaine&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Patrick, un buzzurro che vive di lavori occasionali, irrompe nella vita di Agathe, una ricca direttrice di una galleria d’arte, quando i loro rispettivi figli stringono amicizia. Il marito della donne propone a Patrick di ristrutturare una parte dell’appartamento e da quel momento cominciano i guai. La strana famiglia allargata dovrà vedersela con i servizi sociali e con relazioni improbabili. Gli opposti si attraggono e sono scintille…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La regista dell’ottimo biografico “Coco Avant Chanel”, Anne Fontaine, firma questa commedia frizzante sulle lotte di classe. Fontaine ci regala un primo tempo fulminante, grazie all’interpretazione di Benoit Poelvoorde (“Niente da dichiarare”, “Mammuth”), e un secondo tempo meno incisivo, ma comunque gradevole. L’entusiasmo iniziale va scemando a causa dello script - opera della stessa regista – che non tiene il passo al ritmo e al susseguirsi di gag.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fortunatamente, a sorreggere i buchi sparsi della trama interviene l’ottimo cast di attori. I due protagonisti, Poelverde e Isabelle Huppert, tengono banco e dettano legge. Ma non sono da meno i comprimari, tra cui Andrè Dussollier nei panni di un editore che si invaghisce di una giovane donna appassionata di alberi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma “Mon Pire Cauchemar” è una pellicola appassionante all’inizio, ma fiacca nel finale. Peccato, perché se le redini non fossero sfuggite di mano prima del traguardo sarebbe stato un film da… primo posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3992790508584451660?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3992790508584451660/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3992790508584451660' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3992790508584451660'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3992790508584451660'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/10/mon-pire-cauchemar.html' title='Mon pire cauchemar'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-1E_SSJe37cI/Tq6o7EesbWI/AAAAAAAAChY/HadHztLOzmU/s72-c/mon_pire_cauchemar_poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4481534147911553995</id><published>2011-10-30T16:06:00.003+01:00</published><updated>2011-10-30T16:10:04.443+01:00</updated><title type='text'>Hotel Lux</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-aU8IHw_7t_M/Tq1oYHglCCI/AAAAAAAAChM/zhKhz6eRbpk/s1600/hotellux%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 141px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669302269471164450" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-aU8IHw_7t_M/Tq1oYHglCCI/AAAAAAAAChM/zhKhz6eRbpk/s200/hotellux%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Leander Haussmann&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlino, 1938. Il duo comico formato da Hans Zeisig e Siegfried Meyer, ironizza sulla politica interpretando improbabili dialoghi tra Stalin e il Furer. Si ride, ma solo all’inizio, perché l’atmosfera comincia presto a farsi pesante. Braccati dalla Gestapo che li vuole arrestare, i due si dividono per cercare riparo in terra straniera. SI rincontreranno anni dopo nell’Hotel Lux, il paradiso perduto delle spie e dei traditori. Zeisig si finge astrologo, Meyer sposa la comunista Frida. La farsa pericolosa odora di libertà…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco un film ben scritto. Là dove la regia di Leander Haussmann non arriva, trovando un posticino dalle parti della fiction televisiva, arriva la scrittura (opera dello stesso regista). Bei dialoghi, con incisivi botta e risposta, e gran ritmo, che segue una vicenda anche complessa senza mai perdere di vista la rotta. Inoltre, il tono da commedia è vincente e la storia appassionante. A unire la materia filmica ci si mette anche il buon cast di attori. Ottimo a riguardo il protagonista Michael Bully Herbig, che ricorda con la propria mimica un Chaplin in grande spolvero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film si fa interessante anche in una lettura squisitamente storica. Stalin è un paranoico in cerca di un consiglio dalle stelle. Il Comintern, un insieme confuso di personalità più attente a salvaguardare i propri interessi che quelli del partito. Infine, il mito di Hollywood sullo sfondo. E il sogno delle luci della ribalta sembra un omaggio a un cinema che non c’è più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Hotel Lux” è un bell’esempio di storia che riesce a toccare più corde, creando una perfetta armonia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4481534147911553995?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4481534147911553995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4481534147911553995' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4481534147911553995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4481534147911553995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/10/hotel-lux.html' title='Hotel Lux'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-aU8IHw_7t_M/Tq1oYHglCCI/AAAAAAAAChM/zhKhz6eRbpk/s72-c/hotellux%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-943703294581245101</id><published>2011-10-30T15:59:00.003+01:00</published><updated>2011-10-30T16:04:25.334+01:00</updated><title type='text'>Like crazy</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 133px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669300839134318066" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-7xbE07b_lXc/Tq1nE3FszfI/AAAAAAAAChA/xpH-iWmbBmM/s200/%2528stardustmovies%2529Like_Crazy_poster%255B1%255D.jpg" /&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Drake Doremus&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stati Uniti. Due adolescenti, Jacob e Anna, si incontrano e si innamorano. Come tutti gli amori giovani la loro unione è travolgente. Tanto che quando Anna deve tornare in Inghilterra a causa del permesso di soggiorno scaduto, decide di posticipare la partenza di un paio di mesi. Alla fine ritorna in patria, ma quando vuole rivedere il suo fidanzato iniziano i problemi. La separazione, la lontananza, il senso di abbandono. Ma tutto a misura di teenager…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Premio della Giuria al Sundance Film Festival - sia per la regia, firmata da Drake Doremus, sia per l’interpretazione dell’attrice Jennifer Lawrence, Mistica in “X-Men: First Class” - “Like Crazy” cerca di penetrare in quel campo minato che è rappresentato dal passaggio dalla giovane età a quella adulta. Facendo un parallelismo un po’ forzato si potrebbe pensare a “Like Crazy” come a un “Laguna blu” ambientato tra Gran Bretagna e Stati Uniti. La telecamera in alta definizione di Doremus ondeggia come fosse l’occhio estraneo di uno sconosciuto che spia la giovanissima coppia nei momenti salienti della loro storia d’amore. Ma pure se premiata al Sundance, in realtà la regia non convince. Ci si bacia, si ridacchia, si parla di nulla, ci si perde negli sguardi, ci si rotola nel letto… Tutto è allo stesso tempo tenero, quanto inutile dal punto di vista cinematografico. Ed è così che a circa mezz’ora dall’inizio, esaurito il dilemma legato al visto di soggiorno della giovane, si guarda l’orologio chiedendosi: “E adesso?”. La risposta è un nulla narrativo che naviga tra tradimenti e palpitazioni senza mai approfondire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bravi a ogni modo gli interpreti. La Lawrence è effettivamente incisiva, malgrado un paio di pose scarse. Anton Yelchin e Felicity Jones fanno il loro senza infamia e senza lode. Sì, fingono di essere innamorati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-943703294581245101?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/943703294581245101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=943703294581245101' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/943703294581245101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/943703294581245101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/10/like-crazy.html' title='Like crazy'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-7xbE07b_lXc/Tq1nE3FszfI/AAAAAAAAChA/xpH-iWmbBmM/s72-c/%2528stardustmovies%2529Like_Crazy_poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6363593293244761066</id><published>2011-10-30T15:53:00.003+01:00</published><updated>2011-10-30T15:58:04.329+01:00</updated><title type='text'>L'industriale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-oFolE-6s_r8/Tq1lnrK6WsI/AAAAAAAACg0/upPxjL3ijko/s1600/L_Industriale_12-596x398%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669299238207118018" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-oFolE-6s_r8/Tq1lnrK6WsI/AAAAAAAACg0/upPxjL3ijko/s200/L_Industriale_12-596x398%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Giuliano Montaldo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nicola ha ereditato dal padre una fabbrica che conta oltre 70 dipendenti e che produce pannelli solari. Ora però l’azienda è in crisi nera. Nicola non ha i soldi per garantire un rifinanziamento e in un paio di settimane sarà costretto a chiudere. Anche la moglie è distante, e sembra interessata alla corte di un giovane rumeno. Far quadrare il cerchio non è facile, ma Nicola è sicuro che ne uscirà alla grande…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si può criticare a cuor leggero l’opera di un regista che in qualche modo ha contribuito a fare la storia del Cinema italiano. “Tiro al piccione”, “Sacco e Vanzetti”, fino al recente “ I demoni di San Pietroburgo” sono tutte opere di Giuliano Montaldo, regista sofisticato che firma anche questo “L’Industriale”: un dramma alla Dostoevskij. Però è proprio la complessità narrativa del film a mostrare il fianco alle critiche. Ben diretto, accompagnato da una colonna sonora firmata da Andrea Morricone, e con una fotografia dai tipici toni grigiastri ad opera di Arnaldo Catinari, de “L’industriale” non convince la sceneggiatura; la costruzione drammatica; i dialoghi; la scelta di alcune scene. Il dramma vissuto dal protagonista, un grande Pierfrancesco Favino, finisce per lasciare delle zone d’ombra che però non trovano soluzione. Non v’è catarsi nel finale del film. Non c’è apice. Non ci sono picchi. Tutto dall’inizio alla fine è narrato con lo stesso tono monocorde. Peccato, perché il film offriva degli spunti molto interessanti che forse avevano bisogno di maggiore respiro o, chissà, magari di un altro approccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6363593293244761066?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6363593293244761066/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6363593293244761066' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6363593293244761066'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6363593293244761066'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/10/lindustriale.html' title='L&apos;industriale'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-oFolE-6s_r8/Tq1lnrK6WsI/AAAAAAAACg0/upPxjL3ijko/s72-c/L_Industriale_12-596x398%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3095865468345385177</id><published>2011-10-28T14:18:00.002+02:00</published><updated>2011-10-28T14:20:25.565+02:00</updated><title type='text'>The Lady</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/--G3CNuszhXQ/Tqqd_YmLt0I/AAAAAAAACgo/nz5YHK_zSZA/s1600/lady1%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 134px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668516793259112258" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/--G3CNuszhXQ/Tqqd_YmLt0I/AAAAAAAACgo/nz5YHK_zSZA/s200/lady1%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Luc Besson&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era atteso con curiosità alla sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, dopo aver ricevuto un discreto consenso al Toronto Film Festival, "The Lady" è l’ultima creazione del regista visionario Luc Besson ("Nikita", "Il quinto elemento", "Giovanna d’Arco") alle prese questa volta con un biopic che odora di svolta creativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vera storia del premio Nobel per la pace nel 1991 Aung San Suu Kyi, donna che ha saputo imporsi sul governo militare birmano, diventando per il suo popolo un’icona di libertà. Aung San Suu Kyi lotterà contro la dittatura in nome della democrazia. Dovrà pagarne il prezzo. Gli arresti domiciliari; la sfortunata morte del marito; l’attentato nel 2002 da cui si salverà, ma che la debiliterà fisicamente...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’interprete malesiana già protagonista de "Memorie di una Geisha" Michelle Yeoh veste i panni della donna simbolo della democrazia birmana Aung San Suu Kyi in modo impeccabile, scrupoloso, fino al manierismo più estremo. E forse questo eccedere nelle convenzioni è anche il difetto alla base della pellicola, che non pecca in equilibrio formale - riuscendo a dosare nel giusto modo gli ingredienti del dramma - ma in quello sostanziale. Difficile anche riconoscere il timbro registico di Besson, se non avventurandosi in improbabili parallelismi tra le protagoniste dei suoi film e la Suu Kyi. Giovanna d’Arco, Nikita, o la giovanissima protagonista di "Leon", possiedono la stessa potenza emotiva della donna birmana. Ma qui parliamo di un personaggio vero, ancora vivente e questo particolare finisce per pesare per forza di cose sul modo di osservare il film. Luc Besson allora cerca la svolta. Il passaggio dalla finzione di un "Adele e l’enigma del faraone" al realismo dei giorni nostri, ma allo stesso tempo non vuole tradire il suo stile. Realizza un buon film, ma piatto e vagamente asciutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3095865468345385177?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3095865468345385177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3095865468345385177' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3095865468345385177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3095865468345385177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/10/lady.html' title='The Lady'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/--G3CNuszhXQ/Tqqd_YmLt0I/AAAAAAAACgo/nz5YHK_zSZA/s72-c/lady1%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-5800302526095486537</id><published>2011-10-28T14:09:00.006+02:00</published><updated>2011-10-28T16:37:33.737+02:00</updated><title type='text'>Le avventure di Tintin - Il segreto dell'unicorno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-zmCB6eFvbs8/TqqcAFxMcpI/AAAAAAAACgQ/VFykhc9EhhQ/s1600/le-avventure-di-tintin-il-segreto-dell-unicorno-locandina-italiana-217192%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668514606361637522" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-zmCB6eFvbs8/TqqcAFxMcpI/AAAAAAAACgQ/VFykhc9EhhQ/s200/le-avventure-di-tintin-il-segreto-dell-unicorno-locandina-italiana-217192%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Steven Spielberg&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Direttamente dalle tavole di Hergè prende vita l’ultima creazione del mito Steven Spielberg. “Tintin e il segreto dell’unicorno” è al tempo stesso il ritorno di un maestro al cinema e l’esercizio di stile, anche un po’ pedante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giornalista Tintin, accompagnato dal fidatissimo (e acutissimo) cane Milou , scova in un mercatino una vera e propria occasione: la perfetta riproduzione in scala di un veliero con la prua a forma di testa di unicorno. Sfortunatamente Tintin ancora non sa che quel magnifico modellino nasconde un segreto: nientemeno che la parte di una mappa per raggiungere un tesoro sommerso. Rapito da dei sicari che bramano l’oro, Tintin si ritrova coinvolto in una nuova avventura…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-TCq91-4GaUI/TqqcDvGWT2I/AAAAAAAACgc/QGPPcfZIYXc/s1600/le-avventure-di-tintin-il-segreto-dell-unicorno%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668514668995825506" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-TCq91-4GaUI/TqqcDvGWT2I/AAAAAAAACgc/QGPPcfZIYXc/s200/le-avventure-di-tintin-il-segreto-dell-unicorno%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Realizzato con la tecnica del motion capture - alla stregua di pellicole come “Polar Express”, “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/11/beowulf.html"&gt;Beowulf&lt;/a&gt;” e “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2009/12/christmas-carol.html"&gt;A Christmas Carol&lt;/a&gt;” – Tintin approda sullo schermo con piglio orgoglioso. Un debutto in grande, non c’è che dire. A dirigerlo del resto c’è Steven Spielberg, che gioca con le prospettive e i punti di vista cercando di riprodurre lo stesso effetto che si aveva leggendo, sfogliando e immergendosi nelle tavole di Hergè. D’altro canto, lo stesso Hergè è da considerarsi (senza esagerare) uno dei più importanti autori di fumetti mai esistiti. Un grande, come Will Esner o Cesare Zavattini. Quindi, con due nomi così a sorreggere il peso dell’opera, sbagliarne l’esito è francamente difficile. “Le avventure di Tintin – Il segreto dell’unicorno” è un film che sotto certi aspetti sbalordisce. Richiama in più riprese il meglio di “Indiana Jones”, ci trasporta in un universo “giallo” cristallizzato tra Agatha Christie e Sherlock Holmes, invoglia la visione a ogni nuova svolta narrativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutto oro è quel che luccica, si dice, e allora ecco forse un eccesso di vanità da parte di quel regista, Steven Spielberg, che ha saputo toccare con il cinema quasi ogni corda del “vedere”. Il suo Tintin piace e diverte, ma alla fine si ha la sensazione del “compitino” ben fatto. Gli si dà un voto alto, ma il primo della classe questa volta sembra distratto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-5800302526095486537?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/5800302526095486537/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=5800302526095486537' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5800302526095486537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5800302526095486537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/10/le-avventure-di-tintin-il-segreto.html' title='Le avventure di Tintin - Il segreto dell&apos;unicorno'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-zmCB6eFvbs8/TqqcAFxMcpI/AAAAAAAACgQ/VFykhc9EhhQ/s72-c/le-avventure-di-tintin-il-segreto-dell-unicorno-locandina-italiana-217192%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6420822619889536177</id><published>2011-10-28T14:05:00.005+02:00</published><updated>2011-10-28T16:42:23.953+02:00</updated><title type='text'>La brindille</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-YTDbl8LcDks/TqqbUQP_GBI/AAAAAAAACgE/A0nJ9EC63Yg/s1600/187268-la-brindille%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 150px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668513853260896274" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-YTDbl8LcDks/TqqbUQP_GBI/AAAAAAAACgE/A0nJ9EC63Yg/s200/187268-la-brindille%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Emmanuelle Millet&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Film che segna l'esordio alla regia per Emmanuelle Millet, la quale gioca con un suo romanzo e lo traduce abilmente in cinema. Il risultato è denso di melassa e buoni sentimenti, ma può fregiarsi dell’ottima interpretazione di Christa Theret, già vista un paio d’anni fa in “Lol” al fianco di Sophie Marceau, e di una sceneggiatura piuttosto coinvolgente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “ramoscello” del titolo è la giovane Sarah che scopre di essere rimasta incinta. Confusa da questa nuova prospettiva e senza poter contare su nessuno, la ragazza comincia un viaggio che la porterà in una clinica per abortire. Ma la vita sarà più forte…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un po’ “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/10/juno.html"&gt;Juno&lt;/a&gt;”, “La Brindille” possiede come il film di Jason Reitman vincitore del Marco Aurelio del 2007 il piglio giusto per parlare di maternità senza annoiare. Manca un po’ di pathos, un briciolo di coinvolgimento in più, forse anche quel pizzico di rarefatta follia che si respirava nel film di Reitman. Al di là di questa (unica) annotazione, “La brindille” sa essere un buon esordio, arricchito da una interpretazione vivace. Un racconto di formazione senza tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6420822619889536177?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6420822619889536177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6420822619889536177' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6420822619889536177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6420822619889536177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/10/la-brindille.html' title='La brindille'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-YTDbl8LcDks/TqqbUQP_GBI/AAAAAAAACgE/A0nJ9EC63Yg/s72-c/187268-la-brindille%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-7183633295527823839</id><published>2011-09-27T12:06:00.004+02:00</published><updated>2011-09-27T13:52:20.869+02:00</updated><title type='text'>Baciato dalla fortuna</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-21An8eCn06A/ToGgri0S8ZI/AAAAAAAACfw/Rptw9bn7yZM/s1600/baciato-dalla-fortuna-poster-orizzontale-italia_mid%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 141px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5656979276895023506" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-21An8eCn06A/ToGgri0S8ZI/AAAAAAAACfw/Rptw9bn7yZM/s200/baciato-dalla-fortuna-poster-orizzontale-italia_mid%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Paolo Costella&lt;br /&gt;Distribuzione: Medusa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le possibilità di vincere al Superenalotto sono all’incirca una su 60 milioni. Lo sa bene Gaetano, l’uomo medio interpretato da Vincenzo Salemme nel film “Baciato dalla fortuna”, ispirato all’atto unico “Fiore di Ictus”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gaetano gioca da anni sempre i soliti sei numeri. 10-20-30-40-50-60, dettati dal nonno che come lui era un giocatore. Quando però i numeri escono per davvero, Gaetano si rende conto che forse i numeri questa volta non li ha giocati. Una sbadataggine che getta tutti nel panico. La moglie, che chiede da lui gli alimenti. L’amante, che lo tradisce con il capo. Gli amici, che tentano di raggirarlo. E la sua amica, segretamente innamorata di lui. Bisognerà faticare per far quadrare il bilancio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il regista Paolo Costella (esordiente nel 1998 con “Tutti gli uomini del deficiente”), avvezzo al genere, dirige con i tempi dettati dal comico Salemme una commedia leggera, ma gradevole; prevedibile, ma divertente. Normalmente da pellicole di questo tenore non ci si aspetta molto, e anche questa volta è così. Fatto sta che a remare a favore del film arriva il buon cast formato da varie figure la cui presenza ormai rimanda a dettati schemi narrativi. Alessandro Gassman sarà quindi il capo nevrotico e piacione. Nicole Grimaudo la bella amica incompresa. Dario Bandiera l’amico che frega “i vivi e piange i morti”, per dirla con un detto popolare. Asia Argento l’ambigua amante focosa. E via così, in un gioco degli equivoci formato da maschere che fanno sorridere come se ci si trovasse in una Commedia dell’Arte tanto amata dal protagonista Salemme. Insomma risultato accettabile, che non toglie niente e non aggiunge nulla al cinema italiano. Tocca accontentarsi di fare spogliatoio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (09/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-7183633295527823839?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/7183633295527823839/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=7183633295527823839' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7183633295527823839'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7183633295527823839'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/09/baciato-dalla-fortuna.html' title='Baciato dalla fortuna'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-21An8eCn06A/ToGgri0S8ZI/AAAAAAAACfw/Rptw9bn7yZM/s72-c/baciato-dalla-fortuna-poster-orizzontale-italia_mid%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1778325897373795960</id><published>2011-09-23T14:16:00.003+02:00</published><updated>2011-09-23T14:20:03.878+02:00</updated><title type='text'>Il mai nato</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-lrMN1oEI9aM/Tnx5SL1QSKI/AAAAAAAACfo/DiXXIBzqbGE/s1600/il-mai-nato-the-unborn-04%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 139px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655528585391261858" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-lrMN1oEI9aM/Tnx5SL1QSKI/AAAAAAAACfo/DiXXIBzqbGE/s200/il-mai-nato-the-unborn-04%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2009&lt;br /&gt;Regia: David S. Goyer&lt;br /&gt;Distribuzione: Uip&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriva Il mai nato, pellicola a misura di teenager diretta uggiosamente da David S. Goyer, già regista di Blade Trinity.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prodotto da Michael Bay e Brad Fuller, gli stessi che finanziarono il remake di Non aprite quella porta, nelle premesse Il mai nato appariva come una simpatica alternativa ai vari “filmoni” di questa incredibile stagione cinematografica. Un bel thriller venato di sfumature horror, insomma, di quelli magari anche un poco scontati, ma che ti vai comunque a vedere per riposare le meningi da “dubbi vari”, “strade rivoluzionarie” e “casi curiosi di uomini nati vecchi”. Purtroppo però, questa volta la delusione giunge impietosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Casey Beldon, in seguito a una leggera contusione subita all’occhio sinistro, comincia a essere perseguitata dall’immagine di un bambino morto. È evidente che c’è qualcosa di molto strano dietro e, collegando il bambino a una vecchia foto, la giovane Casey inizia a indagare sul proprio passato...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7aPOOHRdpFM/Tnx5L20dFVI/AAAAAAAACfg/FF4uNPoIrL4/s1600/mai_nato%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 172px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655528476671546706" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-7aPOOHRdpFM/Tnx5L20dFVI/AAAAAAAACfg/FF4uNPoIrL4/s200/mai_nato%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Purtroppo Il mai nato appartiene a quella tipologia di film dove varie idee confuse vengono raffazzonate alla meno peggio per assecondare uno spunto nemmeno troppo originale. In fondo, viene da pensare, ci troviamo davanti il classico “baby-demonio” che da The Omen in avanti (e forse anche indietro) di morti ammazzati ne ha visti proprio tanti. In questo caso poi, la regia di Goyer prende sì pieghe spesso inaspettate, ma quasi sempre discontinue. Si va dalla visione di filmati in Super 8 girati in un manicomio, inquietanti come uno sbadiglio; si passa al vicino di casa potenzialmente malefico, decisamente meno paurosi di quelli che magari si hanno per davvero; arrivando persino a un esorcismo organizzato, come si dice, “in quattro e quattro otto” e guidato da un Gary Oldman che “sbuca” dal nulla solo per il gran finale.&lt;br /&gt;Alla fine di un intreccio tanto sconclusionato non si può che rimanere perplessi.&lt;br /&gt;Il resto del film, in linea con sceneggiatura e regia, è quanto di meglio e di peggio si è visto negli ultimi venti anni nel cinema horror. E nemmeno l’idea, l’unica davvero interessante, di vedere responsabilità naziste nell’origine del Male riesce poi a essere sfruttata adeguatamente, risultando solo come un pretesto inutile ai fini dello svolgimento narrativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (02/2009)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1778325897373795960?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1778325897373795960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1778325897373795960' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1778325897373795960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1778325897373795960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/09/il-mai-nato.html' title='Il mai nato'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-lrMN1oEI9aM/Tnx5SL1QSKI/AAAAAAAACfo/DiXXIBzqbGE/s72-c/il-mai-nato-the-unborn-04%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-2828047622238542757</id><published>2011-09-14T13:18:00.008+02:00</published><updated>2011-09-14T13:38:33.394+02:00</updated><title type='text'>Crazy, stupid, love</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Jm1LkM5FCNQ/TnCN8_d0FRI/AAAAAAAACfI/6hDX1VNJyQU/s1600/crazy-stupid-love-07%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5652173611318121746" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-Jm1LkM5FCNQ/TnCN8_d0FRI/AAAAAAAACfI/6hDX1VNJyQU/s200/crazy-stupid-love-07%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Glenn Ficarra e John Requa&lt;br /&gt;Distribuzione: Warner Bros.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita di Carl Weaver viene sconvolta dall’uragano chiamato divorzio. Colpito da un fulmine a ciel sereno, il povero Carl si ritrova a girovagare per locali ubriacandosi e parlando della sua sfortuna. Poi una notte l’uomo incontra Jacob: un Don Giovanni che si propone di aiutarlo a… rimettersi in piedi. I due diventano presto amici, finché Jacob non prende una sbandata per una misteriosa ragazza…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Ho9_Xk9dCV8/TnCOQNKfTgI/AAAAAAAACfQ/svaKfyYf05o/s1600/ryang4-445x328%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 148px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5652173941412679170" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-Ho9_Xk9dCV8/TnCOQNKfTgI/AAAAAAAACfQ/svaKfyYf05o/s200/ryang4-445x328%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Questa volta partiamo dai difetti. “Crazy, Stupid, Love” consta di una prima parte noiosetta e un assunto che non fa certo gridare al miracolo per originalità. Sembra di essere davanti a un nuovo “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/06/hitch-lui-s-che-capisce-le-donne.html"&gt;Hitch&lt;/a&gt;” (Andy Tennant, 2005), e per certi versi il film diretto a quattro mani da Glenn Ficarra e John Requa –alla loro prima prova - ne ripropone gli spunti comici. Il buon vestito contrapposto a scarpacce da tennis; l’atteggiamento da figo contro quello impacciato e insicuro del protagonista; la battuta pronta, la sicurezza, che si fanno beffe della balbuzie e dell’impasse di un primo sfortunato approccio. Niente di nuovo sotto i riflettori, insomma. Malgrado la bravura dei due attori protagonisti Steve Carrell – re dei tempi comici che qua e là ricorda il maestro Peter Sellers - e il giovane, bello, promettente e “chi più ne ha più ne metta” Ryan Gosling, nomination all’Oscar per “Half Nelson” e insospettabile protagonista di “Lars e una ragazza tutta sua”, dove interpretava un personaggio all’opposto di questo Jacob. Rimanendo sul pezzo, bisogna anche dire che la seconda parte, decisamente più frizzante e con dei guizzi di regia apprezzabili (la notte di Jacob con la misteriosa ragazza, o la telefonata della moglie di Carl all’ex marito), si allunga troppo nel finale peccando di verbosità. Bastava fermarsi un attimo prima, alla scena madre del film, risolvendola magari con meno retorica, e il film ne avrebbe guadagnato in immediatezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-6aBm7YoQYfo/TnCOv-YGwxI/AAAAAAAACfY/qXanFVukBfs/s1600/Emma%252BStone%252BCrazy%252BStupid%252BLove%252BWorld%252BPremiere%252BUXjdIlFjSu_l%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 176px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5652174487199073042" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-6aBm7YoQYfo/TnCOv-YGwxI/AAAAAAAACfY/qXanFVukBfs/s200/Emma%252BStone%252BCrazy%252BStupid%252BLove%252BWorld%252BPremiere%252BUXjdIlFjSu_l%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Passando ai pregi: “Crazy, Stupid, Love” è stato ben accolto dalla critica statunitense. Roger Ebert (uno che non le manda a dire) arriva addirittura a dargli un 3 stelle su 4, parlando di “commedia romantica su persone dal buon cuore”. E noi non possiamo che essere d’accordo. Il cast del resto è notevole. A fianco dei due protagonisti troviamo Julianne Moore, Emma Stone, Marisa Tomei e Kevin Bacon che definiscono con le loro interpretazioni il mondo sentimentale dove il film è racchiuso. Infine la sceneggiatura, scritta da Dan Fogelman (“Cars”, “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/cars-2.html"&gt;Cars 2&lt;/a&gt;”, “Rapunzel – L’intreccio della torre”, “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/11/fred-claus-un-fratello-sotto-lalbero.html"&gt;Fred Claus – Un fratello sotto l’albero&lt;/a&gt;”), che si fa largo a bracciate in un mare di buoni sentimenti, trova l’audacia per un colpo di scena che spiazza tutti strappando molte, tante risate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (09/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-2828047622238542757?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/2828047622238542757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=2828047622238542757' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2828047622238542757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2828047622238542757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/09/crazy-stupid-love.html' title='Crazy, stupid, love'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Jm1LkM5FCNQ/TnCN8_d0FRI/AAAAAAAACfI/6hDX1VNJyQU/s72-c/crazy-stupid-love-07%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-9073622166647768225</id><published>2011-09-13T12:17:00.006+02:00</published><updated>2011-09-13T12:34:34.383+02:00</updated><title type='text'>I Puffi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-fWFYIN75WwU/Tm8vkr7gt1I/AAAAAAAACew/3aHZEVJxjq8/s1600/puffi-3-d-locandina-ufficiale%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651788364687390546" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-fWFYIN75WwU/Tm8vkr7gt1I/AAAAAAAACew/3aHZEVJxjq8/s200/puffi-3-d-locandina-ufficiale%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Raja Gosnell&lt;br /&gt;Distribuzione: Sony Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile dire se lo si aspettava con trepidazione oppure no, fatto sta che anche il magico mondo dei Puffi irrompe nelle sale cinematografiche. I personaggi ideati dall’autore Peyo nel 1958 prendono vita in computer grafica, perfettamente integrati nel mondo reale immortalato dalla Grande Mela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al villaggio dei Puffi sono in corso i preparativi per il Festival della Luna Blu. Tutto sembra filare per il meglio, ma il Grande Puffo ha una visione terribile sul futuro. A complicare le cose ci si mette Tontolone, che inavvertitamente finisce per indicare a Gargamella la locazione del Villaggio. Per fuggire al terribile mago, i Puffi si dividono in due gruppi. Ed è così che uno di questi si ritrova magicamente a New York…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-0PWyspIVp3I/Tm8v9CBGX-I/AAAAAAAACe4/0S4eDhag23U/s1600/smurfs_village%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651788782933270498" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-0PWyspIVp3I/Tm8v9CBGX-I/AAAAAAAACe4/0S4eDhag23U/s200/smurfs_village%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Operazione commerciale a metà strada tra il nostalgico e il rilancio di un brand. I Puffi del mitico Peyo hanno indubbiamente animato i pomeriggi di tanti bambini, e con questo film sembrano promettere di fare lo stesso con le generazioni future. La regia di Raja Gosnell (“Beverly Hills Chihuahua”, “Big Mama”, “Scooby-Doo”) è piuttosto abile nel catturare l’essenza dei folletti blu e adattarne i caratteri all’interno di un mondo vero; similarmente a quanto avveniva nel disneyano “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/10/come-dincanto.html"&gt;Come d’incanto&lt;/a&gt;”. E pure con tutte le magagne, le forzature e le imprecisioni del caso, alla fine il film si lascia vedere dimostrandosi adatto a tutte le età. I Puffi sono perfettamente ricreati e le loro movenze sono state riprese con dovizia di particolari. Un ottimo risultato, enfatizzato dal 3D che forse si poteva sfruttare con più audacia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-SQNvRj9SzDU/Tm8wp0KK2XI/AAAAAAAACfA/00YHSQZD8hE/s1600/neil-patrick-harris-in-una-scena-del-film-i-puffi-210175_medium%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 112px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651789552307329394" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-SQNvRj9SzDU/Tm8wp0KK2XI/AAAAAAAACfA/00YHSQZD8hE/s200/neil-patrick-harris-in-una-scena-del-film-i-puffi-210175_medium%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;In un film di questo tipo allora, leggero e senza pretese, colpiscono più che altro alcune scelte tipicamente hollywoodiane. I personaggi instaurano un rapporto di amicizia con una coppia di giovani sposi. Il ragazzo (interpretato da Neil Patrick Harris) ha una consegna da fare al suo capo che, guarda caso, è una donna spagnola. La moglie (Jayma Mays) incinta prende a cuore il protagonista Tontolone promuovendo la libertà di essere, cautamente contrapposta all’idea che vuole i puffi differenziarsi dalla nascita in base a specifiche attitudini. Insomma, di riffa o di raffa Hollywood tenta di appropriarsi anche di questa idea. Ci riesce con piglio prepotente sulla povera Spagna in piena crisi economica, e per sottoscrivere la resa alla fine i Puffi si ispireranno alla Grande Mela per ricostruire il proprio villaggio. Come dire: forse non sempre tutto è bene quel che finisce bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (09/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-9073622166647768225?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/9073622166647768225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=9073622166647768225' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/9073622166647768225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/9073622166647768225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/09/i-puffi.html' title='I Puffi'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-fWFYIN75WwU/Tm8vkr7gt1I/AAAAAAAACew/3aHZEVJxjq8/s72-c/puffi-3-d-locandina-ufficiale%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6034737687636229881</id><published>2011-09-12T11:56:00.005+02:00</published><updated>2011-09-12T12:02:31.368+02:00</updated><title type='text'>Solo per vendetta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-dnCH53ryjU8/Tm3XvaML3wI/AAAAAAAACeo/p0Csny77OKE/s1600/tumblr_lp08jwIdad1qdoy52o1_500%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651410316904095490" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-dnCH53ryjU8/Tm3XvaML3wI/AAAAAAAACeo/p0Csny77OKE/s200/tumblr_lp08jwIdad1qdoy52o1_500%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Roger Donaldson&lt;br /&gt;Distribuzione: Eagle Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita di un tranquillo professore di letteratura viene sconvolta quando una brutta notte la moglie viene stuprata da un malvivente recidivo. Arrabbiato, frustrato, impaurito. Il professore incontra un misterioso individuo che gli propone un accordo: la vita del malvivente per un piccolo favore in cambio. L’uomo accetta, ma scoprirà che per ripagare il debito dovrà a sua volta assassinare uno sconosciuto…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni volta che c’è un nuovo film con Nicholas Cage la critica sbuffa, pensando già alla stroncatura che dovrà scrivere. In questa sede, chi recensisce non è di questa scuola, anzi. Nicholas Cage è attore versatile e a guardare il suo curriculum si scoprono vere e proprie perle come “Via da Las Vegas” o “Il ladro di orchidee” e “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2009/10/segnali-dal-futuro.html"&gt;Segnali dal futuro&lt;/a&gt;”. Il suo unico difetto è quello allora di proporsi forse un po’ troppo. Svendersi, e finire inevitabilmente per fare - anche – tante cose meno riuscite. E’ il caso di questo “Solo per vendetta”. Un filmetto. Un thriller all’acqua di rose. Un tentativo vago di rendere avvincente uno spunto a malapena interessante. L’avrete capito, là dove la regia di Roger Donaldson si lascia pure vedere, la sceneggiatura di Robert Tannen manca il bersaglio. Lo script è confuso, incoerente, lacunoso. Senza l’ossatura, i muscoli sono masse informi e mollicce che cadono a terra. Così è questo film, che forse può meritare una visione nel caso foste appassionati del Cage. O se cercate in homevideo un trihller da guardare come scusa per flirtare con la propria o il proprio compagna / o.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (09/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6034737687636229881?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6034737687636229881/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6034737687636229881' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6034737687636229881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6034737687636229881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/09/solo-per-vendetta.html' title='Solo per vendetta'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-dnCH53ryjU8/Tm3XvaML3wI/AAAAAAAACeo/p0Csny77OKE/s72-c/tumblr_lp08jwIdad1qdoy52o1_500%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-785542785608327225</id><published>2011-09-12T10:38:00.007+02:00</published><updated>2011-09-12T16:02:44.733+02:00</updated><title type='text'>Super 8</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-lNZJ7jkYvJg/Tm3H5b0DjqI/AAAAAAAACeY/AWa6G1_YHWg/s1600/super8proper052611%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651392896952405666" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-lNZJ7jkYvJg/Tm3H5b0DjqI/AAAAAAAACeY/AWa6G1_YHWg/s200/super8proper052611%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: J.J. Abrams&lt;br /&gt;Distribuzione: Universal Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ probabilmente il film della maturità per J.J. Abrams questo “Super 8”, commovente omaggio a un cinema (e a un’epoca) che probabilmente non c’è più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Estate del 1979. Un gruppo di ragazzini sta girando un film in super 8 che parla di zombie. Per rendere efficace la scena madre, una notte si organizzano per riprendere un treno che attraversa il loro paese. Purtroppo però il treno deraglia “per davvero” e dai vagoni escono misteriosi cubi metallici. Il fattaccio coinvolgerà l’esercito americano…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-dQe0o5yzWec/Tm3H-DgEbWI/AAAAAAAACeg/Yb-y6r33jYQ/s1600/super-8-kids%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651392976325471586" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-dQe0o5yzWec/Tm3H-DgEbWI/AAAAAAAACeg/Yb-y6r33jYQ/s200/super-8-kids%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Se ci fossero più registi come J.J. Abrams, il cinema non avrebbe bisogno di remake e fumetti. Il regista americano è la migliore eredità cinematografica lasciata dalla scuola di Spielberg e co. negli anni Ottanta. Ed è proprio a questi anni che Abrams decide di guardare per realizzare “Super 8”, che potrebbe essere definito una specie di nuovo “E.T.” o “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Abrams, dopo “Mission: Impossible 3”, “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/02/cloverfield.html"&gt;Cloverfield&lt;/a&gt;” e “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2009/07/star-trek.html"&gt;Star Trek&lt;/a&gt;”, questa volta rinuncia (in parte) alla spettacolarità, ed è più che altro scrupoloso. Arriva addirittura a usare gli obiettivi utilizzati da Spielberg per ricreare la stessa atmosfera, anche visiva, nel suo film. L’esito è sorprendente anche perché il film non è un remake o un omaggio fine a se stesso, come può essere il cinema cosiddetto “necrofilo” di Tarantino ad esempio o Rodriguez. “Super 8” riesce invece a riprendere alcune idee, attualizzarle e imprimere in esse linfa nuova. Che in soldoni si traduce in emozioni: una parola ormai quasi inutilizzata, al cinema come altrove. Riprendendo quindi il meglio di “Stand by me”, i già citati “E.T.” e “Incontri…”, ma anche “Goonies” e molte altre pellicole dei mitici Ottanta, “Super 8” emoziona, coinvolge, commuove. E l’incontro con “l’altro” qui, non è per Abrams la speranza per un domani migliore, ma un modo per far riflettere l’umanità di oggi. Notevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon cast di giovani attori che speriamo di rivedere presto. “Super 8” è la migliore pellicola da vedere quest’anno al cinema. E guarda un po’, del 3D non c’è traccia. La cosa potrebbe far meditare i più attenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (09/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-785542785608327225?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/785542785608327225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=785542785608327225' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/785542785608327225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/785542785608327225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/09/super-8.html' title='Super 8'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-lNZJ7jkYvJg/Tm3H5b0DjqI/AAAAAAAACeY/AWa6G1_YHWg/s72-c/super8proper052611%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4292057259108572464</id><published>2011-08-19T15:07:00.003+02:00</published><updated>2011-08-19T15:12:16.092+02:00</updated><title type='text'>Conan - The Barbarian</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-nmyBZa0lkxo/Tk5ggylz0_I/AAAAAAAACeI/f4beqIi-_SU/s1600/conan-the-barbarian-movie-banner-2011-202x300%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5642553499594249202" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-nmyBZa0lkxo/Tk5ggylz0_I/AAAAAAAACeI/f4beqIi-_SU/s200/conan-the-barbarian-movie-banner-2011-202x300%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Marcus Nispel&lt;br /&gt;Distribuzione: 01 Distribution&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meno fumettistico, meno iconografico, ma anche meno evocativo dei due “Conan” firmati da John Milius e Richard Fleisher (rispettivamente datati 1982 e 1984) con un mitico Arnold Schwarzenegger, il nuovo “Conan The Barbarian” di Marcus Nispel cerca il suo posto nel mondo cinematografico. Lo trova a stento, un piccolo anfratto buio e freddo in mezzo a una montagna di pellicole poco riuscite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allevato dal padre il giovane Conan dimostra fin da piccolo una innata capacità combattiva. Ma per diventare un vero guerriero, un barbaro, Conan dovrà affrontare la morte di suo padre per mano del mago oscuro Khalar Zym. La strada che percorrerà si chiama vendetta…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-qNTN7MNG5nw/Tk5hGj7DMKI/AAAAAAAACeQ/JTa3xyZShD0/s1600/20245conan-Rachel_LG%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 144px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5642554148491833506" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-qNTN7MNG5nw/Tk5hGj7DMKI/AAAAAAAACeQ/JTa3xyZShD0/s200/20245conan-Rachel_LG%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Prima libro, romanzo per ragazzi, con lui nasce la fantasy epica; quindi fumetto, per mano della Marvel Comics; e poi cinema, con gli anni Ottanta e la Pop Art. Conan è uno di quei personaggi che continuano a navigare nella fantasia collettiva senza sentire il peso degli anni. Nato dalla mente di Robert E. Howard, la narrazione delle sue storie è proseguita per mezzo di altri scrittori, tra cui Robert Jordan e Steve Perry. Marcus Nispel, evidentemente, per raccontare il suo Conan deve aver tenuto conto anche di queste versioni più recenti del personaggio. Il suo film, partendo dall’infanzia del protagonista, racconta la tipica e un po’ inflazionata parabola della vendetta con l’eroe buono, l’amico affidabile, il grande amore e il cattivo rognoso. La prima parte del film ha un sapore più nuovo, più fresco, forse anche più ispirato. La seconda scivola nel mero intrattenimento e diventa una specie di calcomania degli scritti di Howard. Stessa epica, stessa struttura narrativa, stesse scenografie con il finale ambientato nel cuore di una caverna durante un rito magico. Conan mena fendenti a destra e a manca, a metà tra l’uomo e il più moderni supereroi. Precursore dei tempi, furente avversario, uomo giusto. Conan rappresenta l’incarnazione del super uomo di Friedrich Wilhelm Nietzsche esaltato dalla magia della fantasy. Con un personaggio così, anche la sceneggiatura televisiva di Joshua Oppenheimer, la scarsa interpretazione dell’atletico Jason Momoa, e la mediocre regia di Nispel, periscono di fronte la magnificenza dell’idea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente a che vedere con il “Conan” di Schwarzy e compagnia. Ma alla fine si lascia vedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (08/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4292057259108572464?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4292057259108572464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4292057259108572464' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4292057259108572464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4292057259108572464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/08/conan-barbarian.html' title='Conan - The Barbarian'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-nmyBZa0lkxo/Tk5ggylz0_I/AAAAAAAACeI/f4beqIi-_SU/s72-c/conan-the-barbarian-movie-banner-2011-202x300%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-8660685516947455472</id><published>2011-08-05T15:36:00.008+02:00</published><updated>2011-08-08T13:57:46.773+02:00</updated><title type='text'>Harry Potter e i doni della morte - Parte II</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-E-BUw1IBLX8/Tjvy258XgRI/AAAAAAAACds/6zoul1WF_kM/s1600/Theatrical-Poster-di-Harry-Potter-e-i-doni-della-morte-Parte-2%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 135px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5637366383665185042" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-E-BUw1IBLX8/Tjvy258XgRI/AAAAAAAACds/6zoul1WF_kM/s200/Theatrical-Poster-di-Harry-Potter-e-i-doni-della-morte-Parte-2%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: David Yates&lt;br /&gt;Distribuzione: Warner Bros.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;David Yates conclude la saga iniziata da Chris Columbus dieci anni or sono e proseguita da Alfonso Cuaron e Mike Newell. Harry Potter arriva al suo epilogo con un capitolo finale tutto azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo della magia è sotto il dominio di Voldemort e del suo esercito di Mangiamorte. Harry, Hermione e Ron, tuttavia, riescono a introdursi a Hogwarts e scacciare Severus Piton. La partita finale si giocherà quindi dove tutto ha avuto inizio. E i colpi di scena non mancheranno…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-h51RKjnxG_A/Tjvy7Oa2vDI/AAAAAAAACd0/otFIqVexBIk/s1600/rte-transformers-3-men-in-black-3-johnny-english-2-the-amazing-spider-man-i-tre-moschettiericaptain-america-il-primo-vendicatore-the-avengers-poster-7%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 142px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5637366457881246770" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-h51RKjnxG_A/Tjvy7Oa2vDI/AAAAAAAACd0/otFIqVexBIk/s200/rte-transformers-3-men-in-black-3-johnny-english-2-the-amazing-spider-man-i-tre-moschettiericaptain-america-il-primo-vendicatore-the-avengers-poster-7%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Da capogiro questo finale orchestrato da David Yates che si conferma regista dalla tecnica fine e di grande talento visivo. Anche in questo caso, come era accaduto per la prima parte de “Harry Potter e i doni della morte”, Yates confeziona due o tre scene da ricordare, come la fuga dei tre protagonisti durante la battaglia finale (una fantasy avvolta nel silenzio), o il lungo flashback dedicato a Severus Piton (a tratti commovente). E se la trama vedeva nella &lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/harry-potter-e-i-doni-della-morte-parte.html"&gt;prima parte&lt;/a&gt; tutta la metafora relativa al nazismo e ai turbamenti personali dei protagonisti, in questa seconda fase a farla da padrone è la magia nuda e cruda. Dal punto di vista scenico era davvero difficile concepire un finale migliore di questo. Draghi, golem, maghi, fantasmi, incantesimi… l’ultimo capitolo ha un effetto quasi orgasmico sullo spettatore. In quanto sembra che ciò che era intrinseco nel mondo di Harry Potter esploda tutto insieme, lasciando letteralmente senza fiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-IFFhPg4QugU/TjvzJOYVJ7I/AAAAAAAACd8/quVukSnhKN4/s1600/parte2%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 179px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5637366698388826034" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-IFFhPg4QugU/TjvzJOYVJ7I/AAAAAAAACd8/quVukSnhKN4/s200/parte2%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Per questo finale, infine, si perdono un po’ i personaggi secondari, che vanno a incidere solo marginalmente sulla trama. Ma è pure giusto. E’ Harry Potter il protagonista, così che anche Daniel Radcliffe che lo interpreta da sempre possa sfogare tutte le sue capacità di attore maturate, nel corso degli anni, nei teatri d’America.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suggestivo, inquietante, romantico, avvincente. Harry Potter è tutto questo e molto altro ancora. Il suo mondo, nato sulle pagine della Rowling, viene amplificato dall’effetto Cinema che forse, malgrado il 3D, continua a mancare qua e là di profondità. Ma queste sono quisquiglie. La verità è che tutti i film di Harry Potter (se presi tutti insieme) disegnano un affresco potente e visionario. Qualcosa di assolutamente unico nel mondo della celluloide. Magia pura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (07/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-8660685516947455472?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/8660685516947455472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=8660685516947455472' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8660685516947455472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8660685516947455472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/08/harry-potter-e-i-doni-della-morte-parte.html' title='Harry Potter e i doni della morte - Parte II'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-E-BUw1IBLX8/Tjvy258XgRI/AAAAAAAACds/6zoul1WF_kM/s72-c/Theatrical-Poster-di-Harry-Potter-e-i-doni-della-morte-Parte-2%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-5108064660434281264</id><published>2011-07-25T17:07:00.005+02:00</published><updated>2011-07-25T17:11:51.701+02:00</updated><title type='text'>Capitan America</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-xTtRFo08JQM/Ti2HDFs9N2I/AAAAAAAACdc/sLP-GVACrSc/s1600/captain-america-il-primo-vendicatore-poster-internazionale_mid%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 136px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5633307196050454370" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-xTtRFo08JQM/Ti2HDFs9N2I/AAAAAAAACdc/sLP-GVACrSc/s200/captain-america-il-primo-vendicatore-poster-internazionale_mid%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Joe Johnston&lt;br /&gt;Distribuzione: UIP&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con una prima parte dal forte carattere cinematografico, e una seconda che scema nel mero fumetto mangia e fuggi, “Capitan America” irrompe con il suo scudo nelle sale cinematografiche. L’esito è buono, ma risente della lunghezza eccessiva (124 minuti!) e della assenza di veri super poteri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1942. Steve Rogers è un giovane dalla corporatura esile che sogna di entrare a far parte dell’esercito americano per combattere i crucchi in Europa. La sua richiesta viene respinta varie volte, e solo quando incontra il prof. Abraham Erskine, Steve ottiene una possibilità. Erskine gli propone infatti di sottoporsi a un siero sperimentale capace di aumentare le doti fisiche di un essere umano. Steve accetta e diverrà Capitan America: suo il compito di fermare il Teschio Rosso…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-X2lix0TtgU8/Ti2HNx-rP7I/AAAAAAAACdk/G5eRI5v536U/s1600/captain-america-il-primo-vendicatore-chris-evans-foto-dal-film-7%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 148px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5633307379734626226" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-X2lix0TtgU8/Ti2HNx-rP7I/AAAAAAAACdk/G5eRI5v536U/s200/captain-america-il-primo-vendicatore-chris-evans-foto-dal-film-7%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Si arricchisce di un nuovo tassello il mosaico cinematografico concepito dalla Casa delle Idee e che avrà il nome di “The Avengers”. “Capitan America”, leader del futuro gruppo di supereroi è forse il più ispirato tra i film finora visti. Buona la ricostruzione storica, e davvero scorrevole la sceneggiatura che riesce a ricostruire una vicenda (anche fumettistica) caratterizzata da numerosi buchi narrativi. Capitan America nasce nel 1942, ma vivrà ai giorni nostri. Spiegarlo e renderlo coerente cinematograficamente parlando non era affatto facile e il buon lavoro dello scrittore Christopher Markus, coadiuvato dalla regia di Joe Johnston (“Jurassic Park III”) lascia davvero molto soddisfatti. La recitazione è altrettanto buona e la scelta di Chris Evans (già Torcia Umana ne “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/07/i-fantastici-quattro.html"&gt;I fantastici quattro&lt;/a&gt;”) risulta azzeccata e vincente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le perplessità allora sono tutte nel combattimento finale un po’ deludente, e nella generale prevedibilità della trama. Un film che quindi rende giustizia al personaggio principale, ma che forse non coinvolge del tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (07/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-5108064660434281264?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/5108064660434281264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=5108064660434281264' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5108064660434281264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5108064660434281264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/07/capitan-america.html' title='Capitan America'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-xTtRFo08JQM/Ti2HDFs9N2I/AAAAAAAACdc/sLP-GVACrSc/s72-c/captain-america-il-primo-vendicatore-poster-internazionale_mid%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1193090014351809526</id><published>2011-07-13T17:12:00.005+02:00</published><updated>2011-07-13T17:20:32.704+02:00</updated><title type='text'>Transformers 3</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 162px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5628855701631679538" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-2DWkrpRNSxM/Th22cAuwPDI/AAAAAAAACdM/JDlLjErXYUM/s200/Transformers-3-Dark-of-the-Moon%255B1%255D.jpg" /&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Michael Bay&lt;br /&gt;Distribuzione: Uip&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza pellicola dedicata ai Transformers inizia dove finiva la precedente. Michael Bay cerca di aggiustare il tiro, dopo aver ricevuto aspre critiche per la caotica regia del secondo episodio, e ora la sceneggiatura appare più uniforme e lineare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sam non rieasce a trovare lavoro malgrado un buon curriculum e, soprattutto, l'aver ricevuto la medaglia all'onore militare direttamente dalle mani di Obama. Sarà anche la crisi che ha il partito democratico negli States, fatto sta che quest'ultimo particolare non impressiona nessuno. Al ragazzo non rimane altro che accettare l'impiego presso il datore di lavoro della sua ragazza. Si instaura un gioco delle parti, mentre fuori, dallo spazio, i Decepticon si apprestano ad invadere la Terra...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-JbNK-KFNgn0/Th23nwXicuI/AAAAAAAACdU/H7Gp1yqVqBY/s1600/rosie-huntington-whitely-transformers3%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 102px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5628857002909397730" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-JbNK-KFNgn0/Th23nwXicuI/AAAAAAAACdU/H7Gp1yqVqBY/s200/rosie-huntington-whitely-transformers3%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Fuori la bella Megan Fox, dentro l'altrettanto bella, ma meno carismatica Rosie Huntington-Whiteley. Per il resto il meccanismo non cambia e neppure Michael Bay. Semmai, il regista alza l'asticella, il tiro. Nel terzo capitolo decide di mettere tutto ciò che non era riuscito a mettere nei primi due episodi. La scena dell'invasione aliena è notevole. Ma il resto annaspa in dialoghi che non seguono le immagini e in combattimenti tra robot che francamente si distinguono poco l'uno dall'altro. Anche gli attori fanno il minimo indispensabile, anche perchè, sembrano dire, con la mole di effetti speciali che la produzione Hasbro propone sul piatto, a noi chi ci pensa? E' così un John Malkovich risicato fa da spalla a un John Turturro costretto in un ruolo (quello dell'ex agente Cia) che davvero non ha niente da aggiungere. Il personaggio di Shia Le Beouf, diviso tra il precariato e l'illusione di un amore, appare troppo nervoso, a volte in modo irritante. Dà rispostacce senza motivo, si agita. E i robot, che dovrebbero essere il vero traino del film, vengono messi da parte a favore degli umani militari amati dal regista. Insomma, "Transformers 3" è un film che si lascia guardare, ma che al tempo stesso stanca minuto dopo minuto. E se si pensa che una parte del film (un inseguimento), tramite l'uso della computer grafica, è stato ripreso (copiato) da "The Island" (altra pellicola di Bay), non solo vengono dubbi sulla serietà dell'operazione Transformers, ma persino su quella del regista. Resta interessante da notare solo la riscrittura della storia americana. Una cosa che negli ultimi tempi sta diventando una specie di moda diffusa nel cinema di Hollywood. Significherà qualcosa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (07/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1193090014351809526?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1193090014351809526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1193090014351809526' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1193090014351809526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1193090014351809526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/07/transformers-3.html' title='Transformers 3'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-2DWkrpRNSxM/Th22cAuwPDI/AAAAAAAACdM/JDlLjErXYUM/s72-c/Transformers-3-Dark-of-the-Moon%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-7699811226610441262</id><published>2011-06-28T12:15:00.007+02:00</published><updated>2011-06-28T13:22:42.978+02:00</updated><title type='text'>Cars 2</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-IunPKMPq-6A/Tgm2kR2i3DI/AAAAAAAACdE/nACrb4eq1G4/s1600/cars2-locandina-03%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 134px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5623226344132500530" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-IunPKMPq-6A/Tgm2kR2i3DI/AAAAAAAACdE/nACrb4eq1G4/s200/cars2-locandina-03%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Brad Lewis, John Lasseter&lt;br /&gt;Distribuzione: Disney Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Debole sequel di un già poco convincente primo episodio, concepito soprattutto in nome del mero merchandising. “Cars 2” sfreccia nelle sale e anche se visivamente è un’orgia di colori e macchinette buffe, dal punto di vista emotivo è un diesel ingolfato. Prova a partire, non ci riesce, e ti viene da pensare che pure se partirà, prima di ingranare la terza, dovrai aspettare un bel po’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cricchetto viene coinvolto dall’amico Saetta McQueen nel prossimo torneo di macchine superveloci dove sfreccia l’antipaticissimo e imbattuto italiano Francesco Bernulli. Saetta non ci sta alle provocazioni del pilota, e decide di dargli battaglia a suon di marce e di tornanti. Peccato che sarà proprio l’amico Cricchetto, coinvolto suo malgrado in una brutta storia di spionaggio industriale, a mettergli i… bastoni tra le ruote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo è che ci vuole proprio un amore spasmodico per la Pixar per sopportare due ore e mezzo di pellicola incentrate sul personaggio di Cricchetto, l’amico scemo che ne combina di tutti i colori. Viene da chiedersi come mai questa scelta da parte di una casa di produzione che certo non deve dimostrare niente a nessuno. Questa volta però evidentemente alla Pixar hanno deciso di dar retta al solo merchandising. Dimentichiamoci quindi trame ironiche, ma intelligenti; divertenti, ma appassionanti; profonde, ma mai noiose. In “Cars 2” come già detto a farla da padrone è Cricchetto, francamente uno dei personaggi più deboli della Disney “tout court”, che viene coinvolto in una fiacca e prevedibile girandola di situazioni a metà strada tra “Una pallottola spuntata” e “Johnny English”, senza però quell'umorismo. Prevedibile, noiosetta, con poche corse e poco mordente, la pellicola si lascia vedere solo per la fiducia incondizionata, e il profondo rispetto, che si prova per la Pixar. Ma alla fine si esce comunque delusi. Difficile non definirlo un passo falso, insomma, questo “Cars 2”, ma è ciò a cui si pensa alla fine della proiezione. Alla regia manca l’elemento umano presente in tutti gli altri film della Pixar, da “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/10/ratatouille.html"&gt;Ratatouille&lt;/a&gt;” a “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/10/wall-e.html"&gt;Wall-e&lt;/a&gt;”, passando per “Monster &amp;amp; co” e “Toy story”. Sicuramente una scelta voluta, ma non condivisibile perché alla fine della gara, in questa corsa sfrenata tra macchinine, a vincere non è il divertimento di chi sta al gioco, ma il giocattolo stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (06/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-7699811226610441262?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/7699811226610441262/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=7699811226610441262' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7699811226610441262'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7699811226610441262'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/cars-2.html' title='Cars 2'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-IunPKMPq-6A/Tgm2kR2i3DI/AAAAAAAACdE/nACrb4eq1G4/s72-c/cars2-locandina-03%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-458553598437990803</id><published>2011-06-21T13:43:00.006+02:00</published><updated>2011-06-21T13:54:51.476+02:00</updated><title type='text'>The conspirator</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 136px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620639046755082450" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-woJhZQ82XbM/TgCFbwCG4NI/AAAAAAAACcs/xmBMsds8j2A/s200/the-conspirator-movie-poster%255B1%255D.jpg" /&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Robert Redford&lt;br /&gt;Distribuzione: 01 Distribuzione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/10/leoni-per-agnelli.html"&gt;Leoni per agnelli&lt;/a&gt;” Robert Redford torna a fare una digressione sull’America. Non quella di oggi, ma quella del passato con “The conspirator”, un film inchiesta ai tempi di Lincoln che crea un curioso continuum narrativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Washington, 1865. Alla morte di Abramo Lincoln viene incriminato per l’omicidio l’attore John Wikes Booth. L’inchiesta porta all’arresto di altre persone che secondo l’accusa hanno complottato contro gli Stati Uniti d’America. Tra queste c’è Mary Surratt la quale si dichiara innocente. La sua difesa verrà affidata all’eroe di guerra Frederick Allen, che però non le crede…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6yZSQVKDGRA/TgCFyc_vAJI/AAAAAAAACc0/QHqtsxMr-jo/s1600/the-conspirator%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 92px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620639436781846674" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-6yZSQVKDGRA/TgCFyc_vAJI/AAAAAAAACc0/QHqtsxMr-jo/s200/the-conspirator%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Quando Redford torna dietro la macchina da presa lo fa con cognizione di causa. Il tema che sceglie, il film che realizza, persino gli attori, tutto è preparato a dovere affinché, insieme a una trama portante, emerga anche un incisivo sotto testo filmico. Lo aveva fatto con “Quiz Show”, dove criticava amaramente il mondo della televisione, e più avanti con “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/10/leoni-per-agnelli.html"&gt;Leoni per agnelli&lt;/a&gt;”, dove la deludente opera militare americana in Afghanistan si palesava nei dialoghi serrati. E lo ha fatto di nuovo con “The conspirator”, dove Robert Redford fa emergere tutti i suoi dubbi sulla gestione della giustizia in America. Va detto che la questione non è nuova al cinema e che altri registi prima di lui si sono cimentati sul problema. Pensiamo a Eastwood con “Fino a prova contraria” o al più recente “The Changeling”; pensiamo anche a thriller come “Presunto innocente” di Alan Pakula; o infine a “J.F.K – Un caso ancora aperto” di Oliver Stone, con cui questo “The conspirator” ha pure dei punti in comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-su8u5_4SEI4/TgCGFNDS9MI/AAAAAAAACc8/_SrNdHwjauA/s1600/james-mcavoy-the-conspirator%255B1%255D.png"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 122px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620639758919333058" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-su8u5_4SEI4/TgCGFNDS9MI/AAAAAAAACc8/_SrNdHwjauA/s200/james-mcavoy-the-conspirator%255B1%255D.png" /&gt;&lt;/a&gt;Venendo più al film in questione, “The conspirator” si discosta fin dalle prime battute dal mero esercizio scolastico. Redford propone invece una analisi suggestiva sul popolo americano. In questo caso, infatti, ciò che colpisce è la fredda maniera con cui il regista descrive ciò che è intorno al processo. Le battute, le ipocrisie, i pregiudizi, atteggiamenti sociali di un popolo che, sembra suggerire il regista, si muove per paura. La paura e la voglia di vendetta, di fare giustizia, sovrasta qualunque altra condizione umana. Difficile, vedendo il film, non dargli ragione. E questa lettura, a voler essere cattivi, potrebbe giustificare il pessimo successo che il film ha riscosso in patria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ottimo il cast, e anche questa forse non è una novità. James McAvoy dimostra una versatilità notevole, se pensiamo che recentemente ha interpretato Charles Xavier nel fumetto “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/x-men-linizio.html"&gt;X-men: l’inizio&lt;/a&gt;”. La brava Robin Wright sembra recitare il ruolo di una vita: notevole il suo carisma. Il resto si conforma ai due, anche grazie a una ricostruzione storica da applausi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Redford, tra dramma teatrale e dramma giudiziario. In un’aula di tribunale piena di ombre echeggia i teoremi di indicibilità assoluta filosofeggiati da Gödel, portando come prova la morte dell’assistita. Come a dire che la sua non è un’opinione, ma storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (06/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-458553598437990803?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/458553598437990803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=458553598437990803' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/458553598437990803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/458553598437990803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/conspirator.html' title='The conspirator'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-woJhZQ82XbM/TgCFbwCG4NI/AAAAAAAACcs/xmBMsds8j2A/s72-c/the-conspirator-movie-poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3592209269846149536</id><published>2011-06-20T12:02:00.004+02:00</published><updated>2011-06-20T12:05:49.174+02:00</updated><title type='text'>The Hunter - Il cacciatore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-zaA3wBNy_z8/Tf8baz2kDqI/AAAAAAAACck/g02mW54ALoM/s1600/Shekarchi-Movie-Poster%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 141px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620241007391280802" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-zaA3wBNy_z8/Tf8baz2kDqI/AAAAAAAACck/g02mW54ALoM/s200/Shekarchi-Movie-Poster%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Rafi Pitts&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra “Quel pomeriggio di un giorno da cani” in salsa iraniana il nuovo film di Rafi Pitts dal titolo “The Hunter – Il cacciatore”, uno sfogo registicamente rigoroso contro l’incapacità delle forze armate iraniane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel contesto agitato dell’Iran contemporaneo una donna rimane uccisa durante una manifestazione. La vittima è la moglie di Alì, un ex galeotto di poche parole che ora lavora come guardiano in una fabbrica. Insieme alla moglie scompare anche la figlia di Alì, e dopo estenuanti ricerche l’uomo scopre cha anche la piccola è morta a causa degli stessi scontri tra dimostranti e forze dell’ordine. Alì, distrutto, imbraccerà un fucile e comincerà a sparare a ogni poliziotto che gli capita a tiro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-uvjgi-b7yaY/Tf8bUqz6QPI/AAAAAAAACcc/I2TNdx0Ka5g/s1600/Hunter%252C%2BThe%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620240901885018354" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-uvjgi-b7yaY/Tf8bUqz6QPI/AAAAAAAACcc/I2TNdx0Ka5g/s200/Hunter%252C%2BThe%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Si diceva rigoroso. E’ questo l’aggettivo che calza meglio al film di Rafi Pitts, regista che non le manda certo a dire dopo aver diretto nel 1997 “Season Five”, sulla Rivoluzione iraniana del 1979, e nel 2002 “Sanam”, in cui un bambino di dieci anni cerca di vendicare la morte del padre. Ma al di là dell’impronta esplicitamente critica e politica dettata dalle intenzioni del regista, in “The Hunter” emergono anche altri fattori che ne garantiscono la buona presa sul pubblico. Sarà anche che è una di quelle rare pellicole che riescono a prendere il meglio da film di culto come il già citato “Quel pomeriggio di un giorno da cani” o persino “Il giustiziere della notte”. Verrebbe da dire che in linea generale il film deve tutto a certi thriller urbani degli anni Settanta. Ad essi Rafi Pitts si ispira soprattutto nelle riprese cittadine: ferrose, grigie, meccaniche, caratterizzate dalla polvere. Alla prima parte ambientata in città, quindi, contrappone la seconda ambientata nel bosco, e il film si fa pure un po’ “Rambo”. Si perde quell’atmosfera di straniamento trasmessa dal protagonista, e si punta su un’azione più manieristica. Ma è un bene: Rafi Pitts dimostra così di avere parecchie cose da dire, e di conoscere più modi per esprimerle chiaramente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (06/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3592209269846149536?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3592209269846149536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3592209269846149536' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3592209269846149536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3592209269846149536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/hunter-il-cacciatore.html' title='The Hunter - Il cacciatore'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-zaA3wBNy_z8/Tf8baz2kDqI/AAAAAAAACck/g02mW54ALoM/s72-c/Shekarchi-Movie-Poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1464176069846255976</id><published>2011-06-14T16:38:00.004+02:00</published><updated>2011-06-14T16:44:53.649+02:00</updated><title type='text'>Il ventaglio segreto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-AYB-4-bATFk/Tfdzy6km2BI/AAAAAAAACcM/fTEESWZZZ4M/s1600/il%252520ventaglio%252520segreto%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 143px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5618086378721433618" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-AYB-4-bATFk/Tfdzy6km2BI/AAAAAAAACcM/fTEESWZZZ4M/s200/il%252520ventaglio%252520segreto%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Wayne Wang&lt;br /&gt;Distribuzione: Eagle Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wayne Wang è regista di Hong Kong trapiantato a Hollywood dopo una carriera prolifera in patria. Oltre una quindicina i film al suo attivo, tra cui i più famosi sicuramente “Smoke” e “Blue in the face” (entrambi del 1995, che gli valsero notorietà e un Orso d’Argento a Berlino) divenuti poi di culto. Lo ritroviamo a Hollywood nuovamente per “Un amore a cinque stelle” (2002), pellicola su misura per Jennifer Lopez, all’epoca sulla cresta dell’onda; e per “L’ultima vacanza” (2007), con la strana coppia Queen Latifah e Gerard Depardieu. Torna in patria dove realizza un altro paio di film e quindi rieccolo, con una pellicola di quelle impegnate - e impegnative - sullo sfondo di una Shanghai divisa tra modernità e tradizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-c_ffnTicGyI/Tfdzo3lTGHI/AAAAAAAACcE/2SqLP7zc1Eg/s1600/15466%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5618086206120335474" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-c_ffnTicGyI/Tfdzo3lTGHI/AAAAAAAACcE/2SqLP7zc1Eg/s200/15466%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Tratto dal romanzo “Fiore di neve e il ventaglio segreto” di Lisa See, la trasposizione cinematografica segue l’alterna vicenda di due coppie di amiche: laotong, ovvero sorelle giurate. Alla vicenda di Nina e Sophia, ambientata nei giorni nostri, fa da contraltare quella di Fiore di Neve e Lily, due ragazze vissute alla fine del XIX secolo ai tempi delle rivolte Taiping. Sono storie di amore profondo e reciproco rispetto...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-TiWmCHsycCg/TfdzeNpcdWI/AAAAAAAACb8/qx-epPaN4qs/s1600/fiore-di-neve-e-il-ventaglio-segreto1%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 131px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5618086023064745314" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-TiWmCHsycCg/TfdzeNpcdWI/AAAAAAAACb8/qx-epPaN4qs/s200/fiore-di-neve-e-il-ventaglio-segreto1%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Suggestivo e appassionante, e con una inquadratura finale che da sola vale tutta la pellicola, “Il ventaglio segreto” riesce, malgrado una partenza decisamente diesel, a conquistarsi il coinvolgimento del pubblico. E nell’impresa, affatto scontata, giocano a suo favore due o tre elementi forse pure casuali. Il primo è sicuramente l’idea – tutta letteraria, e vincente – dei messaggi segreti lasciati sulle pieghe dei ventagli in una Cina in tumulto alla fine del XIX secolo. Il secondo elemento sono le musiche, sempre avvolgenti e puntuali, realizzate dalla compositrice inglese Rachel Portman, premio Oscar per “Emma” nel 1996. Infine il terzo elemento è la partecipazione di Hugh Jackman, che grazie al suo talento istrionico (qui lo vediamo persino cantare in cinese!) riesce a dare al film quella spinta in più che fino a quel momento effettivamente mancava. Wayne Wang d’altro canto ce la mette tutta a non perdere il filo del discorso (inizialmente un po’ vago) e finisce per realizzare una pellicola che va in crescendo di emozioni come di motivazioni. E il ventaglio segreto del titolo, infine, diventa un ideale scettro, il passaggio di consegna non solo tra le due coppie di amiche, ma anche tra le due epoche che le separano. La Shanghai di ieri è ancora quella di oggi, vuole dirci Wayne Wang, basta solo saper leggere tra le pieghe del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (06/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1464176069846255976?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1464176069846255976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1464176069846255976' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1464176069846255976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1464176069846255976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/il-ventaglio-segreto.html' title='Il ventaglio segreto'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-AYB-4-bATFk/Tfdzy6km2BI/AAAAAAAACcM/fTEESWZZZ4M/s72-c/il%252520ventaglio%252520segreto%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6460733874325486734</id><published>2011-06-11T11:05:00.007+02:00</published><updated>2011-06-11T11:29:26.208+02:00</updated><title type='text'>L'isola del tesoro - Takarajima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-2kMfqa9VDHw/TfM1WKLQeoI/AAAAAAAACb0/LU9DlvtZd00/s1600/8016573013936%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616891815066106498" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-2kMfqa9VDHw/TfM1WKLQeoI/AAAAAAAACb0/LU9DlvtZd00/s200/8016573013936%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 1978&lt;br /&gt;Regia: Osamu Dezaki&lt;br /&gt;Puntate: 26&lt;br /&gt;Produzione: TMS Entertainment&lt;br /&gt;Distribuzione in DVD: Yamato Video&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jim Hawkins, orfano di padre, vive con la madre nella Admiral Benbow Inn: locanda per marinai e viaggiatori che aiuta con entusiasmo e buona volontà a gestire insieme al suo fidato cucciolo di leopardo Benbow. La vita procede tranquilla tra le varie faccende, ma una sera un misterioso figuro, un pirata di nome Billy Bones, si presenta alla porta della locanda trascinando un misterioso forziere e portando con sé tanti sospetti. Malgrado lo scetticismo iniziale il piccolo Jim stringe con Billy un rapporto di fiducia che nel tempo gli fa conoscere il vero motivo della permanenza dell’uomo nella locanda. Billy Bones sta scappando dalle mire di un pirata senza gamba che vuole impossessarsi della mappa di un tesoro sigillata nel forziere. Quando Billy Bones, braccato dai seguaci del misterioso bucaniere, verrà ucciso, Jim si ritroverà tra le mani la chiave del forziere e la mappa che questo contiene. E’ l’inizio di un viaggio alla ricerca del leggendario tesoro appartenuto al pirata Flint. A seguirlo nella caccia un manipolo di loschi figuri, un capitano coraggioso, due nobili inglese, e l’ambiguo cuoco Long John Silver, che cammina aiutandosi con una gruccia...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 148px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616888330520099650" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-6WyGHDmAA30/TfMyLVOv-0I/AAAAAAAACbc/ubatWUyZZ4A/s200/isoladeltesoro%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Nel 1883 lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson scrisse quello che è divenuto uno dei più famosi classici della letteratura per ragazzi: “L’isola del tesoro”. Narrato in prima persona, dalla prosa attenta, descrittiva, ma mai troppo prolissa, “L’isola del tesoro”, con i suoi personaggi pirateschi e la sua natura epica e votata all’avventura, è divenuto certamente il più famoso racconto sui pirati mai scritto. Anche grazie ad una serie lunghissima di film e versioni cinematografiche - che hanno visto tra gli altri attori del calibro di Orson Welles, Kirk Douglas, Danny De Vito, Christian Bale - il mito dell’isola e del bottino che questa nasconde ha perpetuato a esistere nel tempo.&lt;br /&gt;Quasi cento anni dopo, nel 1978, Osamu Dezaki (lo stesso regista di fortunate serie animate quali “Rocky Joe”, “Jenny la tennista”, e “Lady Oscar”) decise di trasporre il capolavoro di Stevenson in animazione confezionando - ad opera della casa di produzione TMS, insieme agli sceneggiatori Haruya Yamazaki e Yoshimi Shinozaki, e contando sulla direzione artistica del grande Akio Sugino - una serie dal titolo “Takarajima” di 26 episodi che ripercorrono il viaggio d’avventura del giovane Jim Hawkins e della sua combriccola di pirati.&lt;br /&gt;Leggendo il libro e guardando la serie ci si accorge da subito che Osamu Dezaki decise di porsi su un piano diverso rispetto al romanzo: assumendo cioè un atteggiamento più nozionistico rispetto a questo e approfondendo, persino inventando a tratti, il viaggio e gli incontri del piccolo Jim.&lt;br /&gt;Appare evidente quindi l’origine “animata” del cucciolo di leopardo Benbow che accompagna il protagonista, utilizzato per spezzare la drammaticità di talune situazioni, come pure molti altri passaggi tra cui i più eclatanti sono sicuramente la tappa intermedia fatta dall’Hispaniola a un porto delle “indie occidentali” verso l’isola del tesoro e, soprattutto, l’enigma finale la cui risoluzione porta al ritrovamento dell’eredità del pirata Flint.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/--urWDNAmxgY/TfMyeUX14AI/AAAAAAAACbk/LeK0lLb4ts0/s1600/lisola-del-tesoro-2%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616888656707313666" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/--urWDNAmxgY/TfMyeUX14AI/AAAAAAAACbk/LeK0lLb4ts0/s200/lisola-del-tesoro-2%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Osamu Dezaki, tralasciando l’ipotesi di seguire pedissequamente lo scritto del maestro, decise piuttosto di usarlo come traccia su cui poggiare le solide basi dei vari capitoli che formano la serie.&lt;br /&gt;Ventisei episodi che si possono suddividere in cinque blocchi narrativi evidenti. Il primo è la preparazione al viaggio; il secondo appartiene alla navigazione in mare e alla conoscenza dell’equipaggio dell’Hispaniola; il terzo alla permanenza sull’isola e tutta la parte relativa al fortino; dunque la quarta, relativa alla caccia vera e propria del tesoro di Flint; e infine il ritorno a casa, con l’epilogo sui protagonisti.&lt;br /&gt;Malgrado ciò che si potrebbe pensare a una prima analisi, tale suddivisione segue comunque l’ordine logico-narrativo dettato dal romanzo di Stevenson, che quindi continua a dettare tacitamente i momenti di svolta e più importanti della serie.&lt;br /&gt;A ben vedere le suddette parti che compongono la serie animata, nonostante l’abilità con cui Osamu Dezaki cambi spesso il punto di vista, sono collegate da un unico tema narrativo portante: il rapporto d’amicizia tra Jim e il pirata John Silver, argomento che nel libro invece era tutto sommato accennato.&lt;br /&gt;Sul legame tra i due antagonisti Dezaki “punta tutto”, elevando la descrizione del loro rapporto, eternamente diviso tra stima e rivalità, a messaggio universale di amicizia, rispetto e onore. Quello che fa Dezaki insomma è di trasformare il racconto della scoperta di un tesoro nel cuore di un’isola misteriosa, a romanzo di crescita di due pirati senza età: Jim Hawkins e Long John Silver. A prova di questo v’è lo sguardo finale che l’uomo divenuto vecchio concede al bambino divenuto uomo: un’occhiata soddisfatta e malinconica rivolta al “domani” e alla libertà del vivere, che manifesta tutta la poetica della serie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-HBSQ4M0HGT0/TfMzLBDHpFI/AAAAAAAACbs/_UaNrSib_G0/s1600/11.6%2BL%2527isola%2Bdel%2Btesoro%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 152px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616889424614237266" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-HBSQ4M0HGT0/TfMzLBDHpFI/AAAAAAAACbs/_UaNrSib_G0/s200/11.6%2BL%2527isola%2Bdel%2Btesoro%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Non contento del gioiello narrativo lasciato al pubblico della serie, caratterizzata da una regia cinematografica - fatta di campi lunghi, panoramiche e una suggestiva attenzione al corpo e alla mimica dei personaggi - Osamu Dezaki decise, anni più tardi, di tornare a parlare di quei due protagonisti e lo fece sceneggiando e dirigendo un episodio auto-conclusivo dal titolo “Un uomo chiamato Bonaccia”, pubblicato in Italia come “extra” per il mercato dell’home video, ma mai trasmesso in TV. (Nell'edizione da cofanetto della Yamato proposta in DVD possiamo godere anche, oltre che di approfondimenti e gallery, proprio dell'episodio inedito "Un uomo chiamato Bonaccia": una specie di commosso tributo alla serie e ai due protagonisti realizzato nel 1982. Molto piacevole.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La serie televisiva invece andò in onda sui teleschermi della Rai nel 1982 e replicata solo due volte nel 1983 e nel 1986, con la sigla iniziale, piuttosto in linea con lo spirito piratesco, cantata da Lino Toffolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad oggi “L’isola del tesoro” rimane uno degli anime più riusciti, se non il più riuscito, nella storia d’animazione giapponese avente come scenario il mondo dei pirati. Un capolavoro dell’animazione giapponese (che, va detto, deve tutto al capolavoro letterario di Stevenson), di cui lo spettatore non può che rimanere affascinato. Magari accorgendosi a intonare soprappensiero il motivetto:“...Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto!...”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (2009)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6460733874325486734?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6460733874325486734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6460733874325486734' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6460733874325486734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6460733874325486734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/lisola-del-tesoro-takarajima.html' title='L&apos;isola del tesoro - Takarajima'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-2kMfqa9VDHw/TfM1WKLQeoI/AAAAAAAACb0/LU9DlvtZd00/s72-c/8016573013936%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3928346174973202805</id><published>2011-06-08T11:23:00.005+02:00</published><updated>2011-06-10T10:34:04.765+02:00</updated><title type='text'>I guardiani del destino</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-cctKSdJ72zs/Te9AF0hKlwI/AAAAAAAACbE/uYzjHNGkvX4/s1600/i_guardiani_del_destino_poster_ita-500x740%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5615777729095571202" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-cctKSdJ72zs/Te9AF0hKlwI/AAAAAAAACbE/uYzjHNGkvX4/s200/i_guardiani_del_destino_poster_ita-500x740%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: George Nolfi&lt;br /&gt;Distribuzione: UIP&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Liberamente tratto da un racconto del mai troppo celebrato Philip K. Dick, “I guardiani del destino” è una pellicola a metà strada tra il polpettone sentimentale, il frullato fantascientifico, e Frank Capra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un team segretissimo del Governo degli Stati Uniti possiede un’agenda in cui compaiono, come fossero delle linee di metrò in costante movimento, l’evoluzione storica dell’intera umanità. Un membro del cosiddetto “gruppo di aggiustamento” si fa commuovere dalla storia d’amore nata tra un promettente giovane candidato alla Casa Bianca e un’altrettanto convincente promessa della danza. Ma tra i due il matrimonio “non s'ha da fare”, e dovranno lottare duramente per convincere i Guardiani del destino a lasciarli andare per la loro strada...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-NYAPJu4h5pU/Te9A0jarFzI/AAAAAAAACbM/wZ3w-1ftqMY/s1600/b_64145-22143199%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5615778531958789938" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-NYAPJu4h5pU/Te9A0jarFzI/AAAAAAAACbM/wZ3w-1ftqMY/s200/b_64145-22143199%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Prima parte assai farraginosa, ruvida, poco fluida. Seconda parte in cui la storia riesce a decollare, ma è il veicolo che la traina a essere minato costantemente da turbolenze che non giovano allo spettacolo. Del resto George Nolfi, regista del film, doveva pur sapere che se si decide di prendere un racconto di un autore letterario, o si cerca di seguire anche un pochino la sua natura, oppure si rischia di realizzare una pellicola che alla fine non convince. Ed è purtroppo proprio il caso de “I guardiani del destino”, film che malgrado il buon cast e l’idea affascinante alla fine si ha la sensazione di smarrimento, di poca chiarezza. Matt Damon fa del suo meglio insieme alla magnetica Emily Blunt, ma i due “neo-Renzo e Lucia” vengono risucchiati in questo turbine caotico che è rappresentato dalla sceneggiatura. Per dirla tutta, sfuggono anche alcune scelte narrative che si capisce che non sono messe lì per caso, ma non si riesce a capirne il motivo. Come i riferimenti alle occupazioni dei protagonisti, o il tema della perdita, o ancora non si apprende cosa sia questo gruppo governativo segreto attorno al quale ruota il film. Aveva fatto decisamente meglio Richard Donner in "Ipotesi di complotto" (1997).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, "I guardiani del destino" è un film in cui si corre di qua e di là, attraversando porte e dimensioni, in fuga da nemici invisibili e potentissimi, per salvare un amore autentico e puro. Ecco, al Romanticismo questa volta avremmo preferito il Verismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (06/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3928346174973202805?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3928346174973202805/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3928346174973202805' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3928346174973202805'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3928346174973202805'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/i-guardiani-del-destino.html' title='I guardiani del destino'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-cctKSdJ72zs/Te9AF0hKlwI/AAAAAAAACbE/uYzjHNGkvX4/s72-c/i_guardiani_del_destino_poster_ita-500x740%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-7299956797546870636</id><published>2011-06-08T10:41:00.004+02:00</published><updated>2011-06-10T10:41:21.695+02:00</updated><title type='text'>Kung Fu Panda 2</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-KV1eHD76p7I/Te82RsYKqCI/AAAAAAAACa8/2bNTSny7lAk/s1600/Kung%2BFu%2BPanda%2B2%2BNew%2BPoster%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 128px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5615766937952495650" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-KV1eHD76p7I/Te82RsYKqCI/AAAAAAAACa8/2bNTSny7lAk/s200/Kung%2BFu%2BPanda%2B2%2BNew%2BPoster%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Jennifer Yuh Nelson&lt;br /&gt;Distribuzione: Dreamworks&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lord Shen, una misteriosa quanto spietata gru, ha trovato un arma capace di annientare qualunque stile di Kung Fu: il cannone. Dopo aver usato l’arma contro uno dei più grandi maestri di arti marziali, Lord Shen si appresta a sottomettere la Cina. Spetterà al panda Po e al suo gruppo di amici e maestri, salvare il Paese dalla dittatura...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jennifer Yuh Nelson dirige questo secondo capitolo di casa Dreamworks della saga tutta arti marziali e musica anni ’70 che strizza l’occhio al &lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/07/genere-wushu.html"&gt;genere wuxia&lt;/a&gt;. Decisamente più ispirato del primo capitolo, tecnicamente al passo con i tempi, coinvolgente, il secondo episodio di Kung Fu Panda riesce ad appassionare. Personaggi collaudati, una trama meno scontata, e una maggiore consapevolezza del prodotto finale, fanno di “Kung Fu Panda 2” una pellicola decisamente godibile e divertente. &lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/09/kung-fu-panda.html"&gt;Il primo episodio&lt;/a&gt; aveva lasciato un po’ perplessi, perché gli mancava quella spinta in più, quell’accento che la facesse elevare sulle altre. Sembrava un prodotto sperimentale, della serie: “proviamo a vedere se funziona così”. Questa volta le cose stanno diversamente, e se anche manca ancora la profondità narrativa ai personaggi di contorno (dalla tigre al cattivo Shen, sono tutte figurine senza spessore), alla fine la pellicola convince anche grazie a una regia che alterna saggiamente animazione 2D alla computer grafica, salvando dalla noia visiva altrimenti sempre in agguato... come un maestro di Kung Fu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nota aggiuntiva: consigliamo di vedere il film in lingua originale. Rabbrividiamo al pensiero di sentire Fabio Volo doppiare ancora Po.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (06/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-7299956797546870636?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/7299956797546870636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=7299956797546870636' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7299956797546870636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7299956797546870636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/kung-fu-panda-2.html' title='Kung Fu Panda 2'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-KV1eHD76p7I/Te82RsYKqCI/AAAAAAAACa8/2bNTSny7lAk/s72-c/Kung%2BFu%2BPanda%2B2%2BNew%2BPoster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-7201077768619144708</id><published>2011-06-07T19:50:00.011+02:00</published><updated>2011-06-07T20:06:06.808+02:00</updated><title type='text'>X-Men: L'inizio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-NuF3ZTMfvc4/Te5lNA1UnaI/AAAAAAAACac/20jJuCmujJU/s1600/xmen_poster%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 142px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5615537059613941154" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-NuF3ZTMfvc4/Te5lNA1UnaI/AAAAAAAACac/20jJuCmujJU/s200/xmen_poster%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Matthew Vaughn&lt;br /&gt;Distribuzione: 20th Century Fox&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un prequel, ma probabilmente anche il film più adulto della serie X-Men, oramai giunta alla sua quinta incarnazione cinematografica. A dirigere lo spettacolo troviamo Matthew Vaughn, regista del recentissimo “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2011/04/kick-ass.html"&gt;Kick-Ass&lt;/a&gt;” e che già era stato chiamato per dirigere “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/07/x-men-conflitto-finale.html"&gt;X-Men: Conflitto finale&lt;/a&gt;”. Vaughn, per motivi di famiglia, dovette passare la palla a Brett Ratner che andò in rete concludendo la prima trilogia più che dignitosamente (personaggio di Ciclope a parte).&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-aLGisI_j_Yo/Te5lkheqA-I/AAAAAAAACak/khewfUVUXLs/s1600/X_Men_l_inizio__11_%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 126px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5615537463514235874" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-aLGisI_j_Yo/Te5lkheqA-I/AAAAAAAACak/khewfUVUXLs/s200/X_Men_l_inizio__11_%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Polonia, 1944. Quando Sebastian Shaw, un temibile scienziato nazista, uccide la madre del giovanissimo Erik sotto i suoi occhi, il futuro signore del magnetismo giura vendetta. Trascorrono circa venti anni e la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia si consolida nella drammatica situazione dei missili a Cuba. Questo sfondo politico gioca a favore di Shaw che vuole usarlo per far scoppiare la Terza Guerra Mondiale e annientare così la razza umana. Solo il gruppo di mutanti guidati da Charles Xavier, un potente telepate, può tentare di fermarlo. Erik nel frattempo si è unito a Charles, ma le loro scelte li porteranno su strade diametralmente opposte...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-MsvG83hybPM/Te5mhjsxrlI/AAAAAAAACas/oQacp_FtOis/s1600/x-men-l-inizio-5%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5615538512082349650" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-MsvG83hybPM/Te5mhjsxrlI/AAAAAAAACas/oQacp_FtOis/s200/x-men-l-inizio-5%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Eppure Bryan Singer lo aveva pure detto che il suo era un grande affresco. Che aveva pronte le sceneggiature di tutti i prossimi film degli X-Men dopo il primo e il secondo, e che sarebbe stato un crescendo di emozioni come di spettacolo. Vuoi anche l’abbandono della regia del terzo capitolo e il passaggio al “Superman Return” (personaggio di una casa editrice concorrente a quella che pubblica gli X-Men), fatto sta che nessuno gli aveva creduto. E ora, ritrovandosi davanti questo “X-Men: l’inizio”, verrebbe quasi da chiedere scusa pubblicamente a Bryan Singer che è autore della sceneggiatura del film. E sì, perché questo prequel, che vede Magneto e il Professor X per la prima volta insieme unire le forze contro il terribile Club Infernale, è davvero il più riuscito film sui mutanti finora realizzato. O quanto meno, quello dove i sentimenti, i caratteri e le scelte dei personaggi incidono maggiormente sul piano delle emozioni. Ovvio, ci sono gli effetti speciali, e tanti. I poteri lasciano come sempre senza fiato (gli sguardi basiti dei militari davanti alle meraviglie che volteggiano in cielo sono i nostri); e i combattimenti, come anche le scene d’azione, sono tra le più riuscite della serie. Ma sono i sentimenti, in questo caso, a fare la vera differenza. Finalmente maturità, verrebbe da dire. Più di uno i momenti toccanti del film, persino commoventi, dove emergono i conflitti interiori delle fazioni messe in campo. L’amicizia tra Erik e Charles viene descritta con piglio maturo e non scontato; la paura di non essere accettata per Mistica emerge con la giusta dose di coinvolgimento; e i cattivi - guidati da un grande Kevin Bacon - sono qualcosa di più di mere pedine sullo schermo, anche perché quello che fanno lascerà un segno indelebile nei protagonisti...&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-AJCWWI4Q-LE/Te5m1sPYVuI/AAAAAAAACa0/EEQ-1tlYPfo/s1600/1306408505793_x-men-first-class-831160l%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 108px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5615538857972356834" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-AJCWWI4Q-LE/Te5m1sPYVuI/AAAAAAAACa0/EEQ-1tlYPfo/s200/1306408505793_x-men-first-class-831160l%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ottimo il cast, a cominciare da Kevin Bacon fenomenale nel ruolo del cattivo Shaw. James McAvoy lo avevamo in realtà già visto nel letterario “Espiazione” e in “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/07/wanted-scegli-il-tuo-destino.html"&gt;Wanted – Scegli il tuo destino&lt;/a&gt;”, ma nel ruolo del Professor X è praticamente perfetto. Michael Fasbender invece è un nome che ci giunge nuovo, ma qualcuno sicuramente lo avrà riconosciuto in “Bastardi senza gloria” di Tarantino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“X-Men: l’inizio” è l’Inno alla gioia dei mutanti sul grande schermo. Mancano personaggi di peso come Wolverine (Hugh Jackman concede comunque un cameo divertentissimo), ma in questo caso è un bene. E’ il gruppo a emergere. La coralità. Il “noi”. L’insieme omogeneo di azioni e reazioni. Come nel fumetto. E per gli appassionati, beccatevi anche il bellissimo passaggio finale. Un guizzo artistico e di regia che sembra suggerire il nome di Onslaught. I cultori degli X-men sono avvisati! Gran film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (06/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-7201077768619144708?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/7201077768619144708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=7201077768619144708' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7201077768619144708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7201077768619144708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/06/x-men-linizio.html' title='X-Men: L&apos;inizio'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-NuF3ZTMfvc4/Te5lNA1UnaI/AAAAAAAACac/20jJuCmujJU/s72-c/xmen_poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-5728827556674693576</id><published>2011-05-31T14:29:00.003+02:00</published><updated>2011-05-31T14:31:48.265+02:00</updated><title type='text'>La polvere del tempo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-lA4m885P2Jo/TeTfooaNbOI/AAAAAAAACaQ/YpW5NGVIfR0/s1600/La-polvere-del-tempo-The-Dust-of-Time%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612856924745592034" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-lA4m885P2Jo/TeTfooaNbOI/AAAAAAAACaQ/YpW5NGVIfR0/s200/La-polvere-del-tempo-The-Dust-of-Time%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Theo Angelopoulos&lt;br /&gt;Distribuzione: Classic&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il maestro Theo Angelopoulos torna alla regia con un film manifesto del suo amore per la Settima Arte. Autore sofisticato, regista intrigante, attento analista dello sguardo. Suoi capolavori indiscussi del calibro de “Lo sguardo di Ulisse” (Miglior Film Straniero all’Argentinean Film Critics Association Award 1999); “L’eternità e un giorno” (Palma d’Oro al Festival di Cannes 1998); “Alessandro il Grande” (Leone d’Oro a Venezia nel 1980).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il regista A. sta finendo di lavorare al film della sua vita. E’ la storia d’amore tra una donna, Eleni, e due uomini. Ben presto, appare evidente che la vita di A. altro non è che un proseguimento ideale del suo film, e che i protagonisti della pellicola sono in realtà i suoi genitori. A. ricorda allora persone e avvenimenti del passato, in un vortice spazio temporale che attraversa tutta la Storia recente: dalla morte di Stalin, al Watergate, fino alla caduta del muro di Berlino...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono sempre problematici i film di Angelopoulos. Sia per il pubblico che per la critica. Troppo cerebrali, ambiziosi, vagamente criptici. Nel caso di “La polvere del tempo” poi, non serve il nutrito cast di stelle a rendere la pellicola meno enigmatica. Willem Dafoe, Bruno Ganz, Michel Piccoli alternano momenti emozionanti ad altri meno incisivi, in un’altalena sentimentale che disorienta. La sceneggiatura, che vanta il nome del nostro Tonino Guerra tra i suoi realizzatori, inoltre non appare uniforme, col risultato di rendere ancora più difficile la “lettura” del film. Piuttosto frammentata, la trama è più che altro un fluire caotico di situazioni non sempre di chiara collocazione spazio temporale, e questo malgrado siano molteplici i riferimenti storici nel film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi conosce il Cinema del maestro Angelopoulos sa bene che molte delle cose fin qui dette sono in realtà un marchio di fabbrica del suo modo di fare Cinema. Lunghi tempi di attesa, dialoghi sfuggenti, scene sporche. Angelopoulos o lo ami, o lo odi. O ti incanta, o ti sfianca. Ma quale che sia il vostro parere, pare evidente una volta di più che se certi registi non si prendessero tanto sul serio, magari ne guadagnerebbero in comprensibilità. E chissà, magari non li chiameremmo neppure “maestri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (05/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-5728827556674693576?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/5728827556674693576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=5728827556674693576' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5728827556674693576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5728827556674693576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/05/la-polvere-del-tempo.html' title='La polvere del tempo'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-lA4m885P2Jo/TeTfooaNbOI/AAAAAAAACaQ/YpW5NGVIfR0/s72-c/La-polvere-del-tempo-The-Dust-of-Time%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1420408159308005028</id><published>2011-05-31T14:23:00.003+02:00</published><updated>2011-05-31T14:27:53.464+02:00</updated><title type='text'>Tutti per uno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-AsFSKtvh_Kg/TeTedKL1xTI/AAAAAAAACaI/b7YWYXxljF0/s1600/tn-les-mains-en-l-air-20121-1896797803%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 150px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612855628142069042" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-AsFSKtvh_Kg/TeTedKL1xTI/AAAAAAAACaI/b7YWYXxljF0/s200/tn-les-mains-en-l-air-20121-1896797803%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Romain Goupil&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Romain Goupil firma questa delicatissima, ma un po’ stucchevole, parabola sulla diversità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2067. Una donna ricorda gli anni della sua infanzia e di quando in Francia, per paura di attacchi terroristici, il governo rimpatriava a forza famiglie senza permesso di soggiorno. Praticamente ciò che avviene adesso. Un gruppo di bambini elabora un piano per salvare dal triste destino una loro compagna di classe...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un po’ “Goonies”, un po’ “I quattrocento colpi”, o ancora potremmo citare “Piccole canaglie” e persino “Pippi calzelunghe”... Cos’hanno in comune: tutti questi film non solo hanno come protagonisti dei bambini, ma usano il loro punto di vista per raccontare la storia. E se in taluni casi (leggi sopra) questo può essere un incredibile punto di forza della narrazione, in altri, come nel film di Goupil “Tutti per uno” - per inciso: era meglio lasciare il titolo originale “Les mains en l’air”, tutta un’altra sensibilità -, la cosa risulta francamente poco digeribile. Sia chiaro, i bambini sono molto bravi, soprattutto i giovanissimi Linda Doudaeva e Jules Ritmanic, e la regia di Goupil possiede quell’aria leggiadra che ricorda certi pomeriggi passati a fantasticare nell’infanzia. Purtroppo però è allora il tema che si scontra frontalmente con il resto. La diversità, il problema dell’immigrazione... una questione politica, insomma, di cui i bambini, per forza di cose, poco sanno e poco devono sapere. Ora il punto è proprio questo. Se da una parte abbiamo il coraggio dell’autore di affrontare un tema complesso e portarlo su un piano infantile, dall’altra è inevitabile che al film viene a mancare quell’argomentazione che in una pellicola così chiaramente “politica” (è inutile girarci intorno) ci si aspetta. E non bastano gli interventi della bravissima Valeria Bruni Tedeschi che nel ruolo di una madre dei fuggiaschi, durante sporadiche riunioni di classe, cerca di pareggiare i conti. Stiamo parlando, insomma, di un film sensibilissimo e in linea generale gradevole. Ma anche di una pellicola la cui quasi totalità è ambientata in un buio sottoscala, dove un gruppo di bambini chiacchierano tra loro a lume di candela... Un po’ troppo pensare di essere anche interessante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (05/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1420408159308005028?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1420408159308005028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1420408159308005028' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1420408159308005028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1420408159308005028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/05/tutti-per-uno.html' title='Tutti per uno'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-AsFSKtvh_Kg/TeTedKL1xTI/AAAAAAAACaI/b7YWYXxljF0/s72-c/tn-les-mains-en-l-air-20121-1896797803%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-8110878096255175366</id><published>2011-05-28T10:10:00.003+02:00</published><updated>2011-05-28T10:14:42.653+02:00</updated><title type='text'>Una notte da leoni 2</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-x-_JqSyFoSA/TeCuTC7-AII/AAAAAAAACaA/0a5U_6oTly4/s1600/una-notte-da-leoni-2%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 154px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5611676777932783746" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-x-_JqSyFoSA/TeCuTC7-AII/AAAAAAAACaA/0a5U_6oTly4/s200/una-notte-da-leoni-2%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia. Todd Phillips&lt;br /&gt;Distribuzione: Warner Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due anni dopo il matrimonio dell’amico Doug, ora è Stu quello prossimo alle nozze niente meno che con una bellissima tailandese. Convinto dai compagni di sempre, Stu decide malvolentieri di invitare al matrimonio anche Alan, l’amico pazzerello che li aveva drogati durante l’addio al celibato in quel di Las Vegas. Arriviamo dunque alla notte prima del fatidico giorno. Un falò sulla spiaggia. Una birra da sorseggiare e due chiacchiere tra amici. Una serata tranquilla. In tre si risveglieranno da qualche parte a Bangkok...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Todd Phillips torna a dirigere la compagnia di smemorati che hanno fatto la sua fortuna a Hollywood. E c’è un po’ di aspettativa, inutile negarlo. Anche perché il &lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2009/07/una-notte-da-leoni.html"&gt;primo episodio&lt;/a&gt; aveva davvero steso tutti... Sì, ma per le risate. Replicarne il successo era difficile e Todd Phillips, per non rischiare, gioca d’astuzia. Prende un’ambientazione asiatica come Bangkok, per definizione "sopra le righe" e ricalca la sceneggiatura del film precedente. Avremo quindi un prologo, un epilogo, e in mezzo un "risveglio" che in qualche modo sono i medesimi. Al posto della tigre compare una scimmietta. Al posto del loro migliore amico, i tre cercano il fratello della sposa.&lt;br /&gt;Invece della bella Heather Graham, troviamo come guest star Paul Giamatti... Insomma, cambiano i fattori, ma l’equazione rimane la medesima. In effetti si ride più sull’aspettativa di ciò che potrebbe accadere. Fa ridere più la situazione in se stessa, che il suo sviluppo, insomma. Ed è anche per questo che la nuova pellicola di Phillips si può considerare riuscita a metà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I punti forti comunque non mancano. Bradley Cooper, Ed Helms e Zack Galifianakis sono un trio collaudato. Ed è grazie al loro talento comico che il film strappa risate a ogni scena. Si esce dalla sala con la mascella dolorante ripensando all’assurdo, demenziale contesto che i tre hanno vissuto. Bangkok viene ripresa con piglio folle ed esagerato. Un luogo in cui monaci buddisti si ritrovano in locali di prostitute, o dove le scimmie vengono addestrate ad essere perfetti corrieri della droga. Come anche aveva fatto Las Vegas, è il luogo a suggerire la trama e non viceversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il deja- vu che ne viene fuori è un post sbornia da panico. In un certo senso, "Una notte da leoni 2" è un seguito perfetto. Non perché aggiunga effettivamente qualcosa di nuovo. Ma perché ti ricorda quanto era stato bello il primo addio al celibato, e te lo fa rivivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (05/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-8110878096255175366?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/8110878096255175366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=8110878096255175366' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8110878096255175366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8110878096255175366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/05/una-notte-da-leoni-2.html' title='Una notte da leoni 2'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-x-_JqSyFoSA/TeCuTC7-AII/AAAAAAAACaA/0a5U_6oTly4/s72-c/una-notte-da-leoni-2%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-8256270882096249453</id><published>2011-05-28T10:00:00.002+02:00</published><updated>2011-05-28T10:02:51.772+02:00</updated><title type='text'>Mr. Beaver</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-JClVJLu_4rw/TeCsHykZsAI/AAAAAAAACZ4/R5upGX0FptE/s1600/Mr_beaver_locandina%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5611674385537150978" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-JClVJLu_4rw/TeCsHykZsAI/AAAAAAAACZ4/R5upGX0FptE/s200/Mr_beaver_locandina%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Jodie Foster&lt;br /&gt;Distribuzione: Medusa Film&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono varie ragioni per cui vale la pena andare al cinema e godersi questo “Mr Beaver”, Fuori Concorso a Cannes 2011 nonché ultima fatica registica dell’attrice Jodie Foster (due volte premio Oscar come miglior attrice). Ma la prima che viene in mente è che a stento troverete un Mel Gibson altrettanto umano, toccante e vero come in questa pellicola. Si abusa spesso dell’espressione “stato di grazia”, ma in questo caso gli calza a pennello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trama difficile e scomoda. Il maledetto parassita della depressione ha preso la vita di Walter Black. Prima sofisticato imprenditore di una ditta di giocattoli di successo; improvvisamente ombra di se stesso. Senza stimoli, senza gioie, senza voglia di vivere. Come lui stesso ammette a un certo punto, “tra lui e il balcone al decimo piano di un palazzo” c’è solo un orsetto. Beaver, appunto. Parlando attraverso la buffa marionetta che si porta dietro, Walter pare ritrovare coraggio. Sarà così veramente? E quanto può durare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se Mel Gibson, con i suo trascorsi dietro le sbarre e le denuncie di maltrattamento (al punto che nessuno pareva più volerlo a Hollywood) è il traino principale di questa pellicola – vederlo muovere la marionetta per rispecchiare le emozioni è il vero spettacolo -, non mancano altre ragioni di peso. Parliamo ad esempio di coraggio. E ci voleva una donna, guarda un po’, per tirare fuori gli attributi a questo cinema hollywoodiano impantanato tra supereroi e super remake. Jodie Foster, che a dirla tutta come regista non aveva brillato come da attrice (sua la regia di “Il mio piccolo genio” del 1991, e “A casa per le vacanze” del 1995), in questa occasione dimostra di sapere il fatto suo. Ottime alcune intuizioni, come il dualismo esistente nel film tra padre e figlio, un Anton Yelchin (qualcuno si ricorda dell’ottimo “Charlie Bartlett”?) qui studente e scrittore; o il saper mediare tra commedia e dramma in un equilibrio vacillante, che richiama idealmente la terribile malattia del protagonista. “Mr. Beaver” è allora anche un film sui rapporti famigliari, e su come il modo di relazionarsi finisca per essere una fitta rete di decisioni e scelte che condizioneranno altri, nel bene e più spesso nel male. Ambizioso, ma riuscito esempio di buona sceneggiatura, insomma, ad opera di Kyle Killen, insospettabile autore televisivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jodie Foster tra ragione e pazzia trova la sua impronta registica. Con delicatezza e realismo, “Mr. Beaver” vi commuoverà e vi farà sorridere. E vi interrogherà su cosa state cercando davvero. Perché tutto è bene quel che finisce, punto. La Foster chiude lì la frase.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (05/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-8256270882096249453?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/8256270882096249453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=8256270882096249453' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8256270882096249453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8256270882096249453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/05/mr-beaver.html' title='Mr. Beaver'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-JClVJLu_4rw/TeCsHykZsAI/AAAAAAAACZ4/R5upGX0FptE/s72-c/Mr_beaver_locandina%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4698590462002313502</id><published>2011-05-28T09:56:00.002+02:00</published><updated>2011-05-28T09:59:15.414+02:00</updated><title type='text'>Fast &amp; Furious 5</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/--OAbQTRYRog/TeCrQUKtjYI/AAAAAAAACZw/k4zUHeCImHE/s1600/fast-and-furious-5-poster-2%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5611673432483532162" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/--OAbQTRYRog/TeCrQUKtjYI/AAAAAAAACZw/k4zUHeCImHE/s200/fast-and-furious-5-poster-2%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Justin Lin&lt;br /&gt;Distribuzione: UIP&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brian e Mia aiutano Dominic Toretto a fuggire di prigione. I tre si rifugiano allora a Rio de Janeiro dove finiscono in un brutto giro di auto rubate orchestrato dal mafioso Reyes. Brian e Dominic decidono di sventare il piano del bandito e impadronirsi dei suoi soldi. Ma per farlo, occorrerà mettere in piedi una squadra...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parabola della saga di Fast e Furious non è affatto uniforme. Dopo il primo episodio dobbiamo infatti aspettare il quarto episodio per rivedere Vin Diesel e Paul Walker di nuovo insieme. In mezzo un secondo capitolo dimenticabile e un terzo ambientato a Tokyo assimilabile al gruppo di quelle pellicole che in gergo vengono definite spin-off. E se il quarto aveva divertito parecchio, questo quinto conferma tutti gli ingredienti che hanno fatto celebre la saga, aggiungendoci un pizzico di novità. Questa volta infatti, i nostri devono concepire un vero piano alla “Ocean Eleven”, tanto per rimanere in campo cinematografico. Ed è davvero azzeccata la trovata di coinvolgere nell’arduo compito (basti dire che l’inseguimento finale del film è il più improbabile e riuscito di tutti!) anche i personaggi secondari di tutte le pellicole. In questo modo, il regista Justin Lin e lo sceneggiatore Chris Morgan con un colpo di coda sono riusciti a donare all’intera saga quella continuità che mancava. Chapeau!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su tutti gli attori poi, spicca un solo nome su tutti: Dwayne – The Rock – Johnson, più famoso come wrestler che come attore (“Il re scorpione”, “Doom”) capace di dare, pure involontariamente, una vena grottesca a tutta la vicenda. E la scazzotata tra lui è Vin Diesel è un autentico capolavoro di "machismo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inseguimenti, sentimenti a buon mercato, un sacco di soldi, personaggi "machi", femmine che scottano. Insomma un divertimento assoluto. Dopo i titoli di coda, godetevi il finale segreto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (05/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4698590462002313502?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4698590462002313502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4698590462002313502' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4698590462002313502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4698590462002313502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/05/fast-furious-5.html' title='Fast &amp; Furious 5'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/--OAbQTRYRog/TeCrQUKtjYI/AAAAAAAACZw/k4zUHeCImHE/s72-c/fast-and-furious-5-poster-2%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6468737105812977455</id><published>2011-05-28T09:50:00.002+02:00</published><updated>2011-05-28T09:53:32.777+02:00</updated><title type='text'>Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-z0i9AovZNIs/TeCp5zLu-kI/AAAAAAAACZo/L9UplC_Ludk/s1600/pirati-caraibi-4-prima-clip%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5611671946160699970" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-z0i9AovZNIs/TeCp5zLu-kI/AAAAAAAACZo/L9UplC_Ludk/s200/pirati-caraibi-4-prima-clip%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Rob Marshall&lt;br /&gt;Distribuzione: Walt Disney Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo quarto capitolo de “Pirati dei Caraibi”, la Disney Pictures decide di cambiare il timoniere, nella speranza che ciò possa giovare agli introiti della caravella, sempre in calo di spettatori, tanto da presagirne il definitivo ammainare delle vele. Ma qui siamo al cinema – il cinema di Hollywood e dei grandi numeri – e prima di rinunciare a un trand “forte” come quello dei pirati ci si pensa due volte. E così ecco che Gore Verbinsky (regista dei primi tre capitoli) cede la partita a Rob Marshall (premio Oscar per Chicago e autorevole regista di “Memorie di una Geisha”) e si decide di andare... avanti tutta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pirata Jack Sparrow, in fuga dalle guardie del re, si rende conto che qualcuno in città si spaccia per lui per formare un equipaggio e andare alla ricerca della fonte dell’eterna giovinezza. Scopre così che colui che ha rubato la sua identità altro non è che una lei, e più precisamente Angelica, la figlia del diabolico pirata Barbanera. Jack e Angelica, anche complice un’antica passione, decidono di unire le forze per ritrovare la fonte prima del padre di lei...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo i troppo roboanti ultimi due capitoli, con “Oltre i confini del mare” si torna un pochino ai toni del primo (e più bello) episodio della serie. Una trama più semplice e lineare e un cast meno ricco di prime donne facilita il compito a Rob Marshall che trova lo spazio per confezionare un paio di scene davvero niente male. L’attacco delle sirene, una su tutte, ma ancor più degno di nota è l’incontro tra Jack e Angelica: in penombra, si affrontano a singolar tenzone uno mimando le mosse dell’altra. Non male. E non male neppure la recitazione dei due protagonisti. Johnny Depp sembra con Penelope Cruz aver trovato la sua spalla ideale e deve stare molto attento perché non sono poche le occasioni in cui l’attore, proprio come un pirata si farebbe sedurre da una bella donna, rischia di rimanere senza scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come per il resto della saga permane la sensazione, guardando “Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare”, che si subisca lo spettacolo. Troppi inseguimenti, troppe urla, troppe esplosioni... Che lo spettatore insomma sia solo un visitatore distratto. C'è davvero poco tempo per pensare a ciò che si sta vedendo. Colpa della Disney. Qualcuno potrebbe chiamarla “maledizione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (05/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6468737105812977455?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6468737105812977455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6468737105812977455' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6468737105812977455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6468737105812977455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/05/pirati-dei-caraibi-oltre-i-confini-del.html' title='Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-z0i9AovZNIs/TeCp5zLu-kI/AAAAAAAACZo/L9UplC_Ludk/s72-c/pirati-caraibi-4-prima-clip%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-5287598400177948819</id><published>2011-05-28T09:42:00.002+02:00</published><updated>2011-05-28T09:45:37.767+02:00</updated><title type='text'>Thor</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-oQLzguux5bc/TeCoED6wNnI/AAAAAAAACZg/juD9d8rShOo/s1600/thor-locandina%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 139px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5611669923428316786" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-oQLzguux5bc/TeCoED6wNnI/AAAAAAAACZg/juD9d8rShOo/s200/thor-locandina%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Kenneth Branagh&lt;br /&gt;Distribuzione: UIP&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più utile come prequel per il prossimo, attesissimo "The Avenger", che come film a se stante il "Thor" di Kenneth Branagh tenta comunque di dire la sua nell'ormai affollatissimo panorama di film tratti da fumetti. La Marvel gioca d’astuzia scegliendo il regista shakeasperiano Ken Branagh per questa incarnazione live action del dio del tuono, così da portare a casa un risultato comunque dignitoso. Anthony Hopkins nei panni di Odino e una Natalie Portman “prima dell’Oscar” aggiungono numeri, ma forse non bastano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thor, figlio di Odino, è prossimo a salire al trono di Asgard, ma l’attacco improvviso dei giganti di ghiaccio e il carattere inquieto gli fanno prendere una decisione poco saggia. Preso dalla foga di dimostrare di essere un degno re, si lancia con un manipolo di amici in uno scontro con i giganti mettendo a rischio l’equilibrio del regno. Infuriato per l’insano gesto, Odino bandisce Thor sulla Terra, privandolo anche dei suoi poteri. Il principe esiliato dovrà dimostrare di essere degno di impugnare ancora il martello Mjolnir, e smascherare il piano di suo fratello Loki, dio dell’inganno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un pizzico di fantasia questo “Thor” si potrebbe definire come una versione alternativa dell’“Hulk” diretto da Ang Lee. Torna il tema del conflitto col padre; l’ambientazione desertica; i militari; uno scontro tra i giganti... Certo, qui c’è una Asgard che difficilmente ritroveremo così splendente in altre pellicole, ma i punti a favore della pellicola si fermano all’ambientazione e alla parte relativa al mito degli dei nordici. A differenza del film di Ang Lee, a Kenneth Branagh manca il guizzo d’autore e l’audacia. Per dirla tutta ci sembra esagerato scomodare Shakespeare per parlare di questo fumettone con protagonista un “biondino” poco convincente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamolo allora come prequel. A breve uscirà “The Avenger” (estate 2012), che vedrà sul grande schermo Thor, Iron Man, Capitan America e Hulk uniti in una sola squadra, ed è probabilmente in quest’ottica, e solo in questa che va visto “Thor”. Bello il cameo di Occhio di Falco nello Shield; carino il riferimento a Tony Stark e alle sue armature... Ma tutto questo al non appassionato non dirà niente. E tutto sommato, neppure all’appassionato. Noiosetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (05/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-5287598400177948819?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/5287598400177948819/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=5287598400177948819' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5287598400177948819'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5287598400177948819'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/05/thor.html' title='Thor'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-oQLzguux5bc/TeCoED6wNnI/AAAAAAAACZg/juD9d8rShOo/s72-c/thor-locandina%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-8773791527791827650</id><published>2011-04-11T12:04:00.003+02:00</published><updated>2011-04-11T12:09:03.376+02:00</updated><title type='text'>127 Ore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-E9xdgBGy2aY/TaLS1e57_yI/AAAAAAAACZQ/O7hdh5HiRNI/s1600/127_ore_locandina_poster_boyle%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 136px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5594265503418548002" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-E9xdgBGy2aY/TaLS1e57_yI/AAAAAAAACZQ/O7hdh5HiRNI/s200/127_ore_locandina_poster_boyle%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011 &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Danny Boyle &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: 20th Century Fox &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Danny Boyle è regista che ha sempre cercato di mediare tra il ritmo e la narrazione. Nel suo cinema gli esiti non sempre sono stati felici (come il macchinoso “The Beach”), ma altre volte hanno lasciato il segno (“The Millionaire” su tutti, ma anche “28 giorni dopo”). La sua regia quindi si potrebbe definire in qualche modo “estrema”, sempre pronta a rischiare tutto (credibilità, senso del racconto, persino recitazione) a favore dell’impresa. Quella scena, quel giro di vite che lascia (o vorrebbe lasciare) senza fiato. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Aron Ralston è un giovane di 26 anni che ama la vita e le sfide. Anche per questo, si ritrova da solo a percorrere in bicicletta lunghi tratti del Blue John Canyon, o persino a scalare pareti di roccia senza adeguata attrezzatura. Un giorno, dopo un incontro fortuito con due belle studentesse, si ritrova di nuovo solo alle prese con un crepaccio. Un piede in fallo, una mano appoggiata alla roccia sbagliata e la tragedia si compie. Aron si ritrova con il braccio destro incastrato sotto una roccia inamovibile. Ma la speranza, come si dice, è davvero l’ultima a morire… &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ZPWCbkmYO_M/TaLS5EF-roI/AAAAAAAACZY/xRgRfKo3wys/s1600/127-ore-430x320%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 149px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5594265564940775042" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-ZPWCbkmYO_M/TaLS5EF-roI/AAAAAAAACZY/xRgRfKo3wys/s200/127-ore-430x320%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il parallelismo è abbastanza logico, e ovvio. Lo sport estremo del protagonista Aron diventa il cinema per Danny Boyle. Forse il regista non si appenderà con una mano a una parete di roccia, ma sicuramente prende l’arte del fare cinema con lo stesso spirito con cui il giovane Aron vive la vita. Energia, ritmo, un po’ di confusione, una vaga ironia e la voglia di spiccare l’ennesimo salto nel vuoto. In questo caso l’esito è decisamente apprezzabile pur non lasciando il segno. Si assiste cioè a una doppia prova: da una parte quella del regista Boyle alle prese con un film senza una vera evoluzione drammatica; dall’altra la prova d’attore di James Franco. Ed è proprio quest’ultimo che alla fine ci comunica qualcosa di più. Franco sembra avere l’opportunità di dimostrare di saperci fare e la utilizza al meglio. Danny Boyle gli va dietro, lo segue, lo tiene e alle volte lo lascia da parte per tentare evoluzioni registiche che somigliano a intuizioni lampo. Purtroppo però, per fare una battuta, alla fine più che il segno ci lascia il braccio. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (02/2011)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-8773791527791827650?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/8773791527791827650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=8773791527791827650' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8773791527791827650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8773791527791827650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/04/127-ore.html' title='127 Ore'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-E9xdgBGy2aY/TaLS1e57_yI/AAAAAAAACZQ/O7hdh5HiRNI/s72-c/127_ore_locandina_poster_boyle%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-2068032857377486460</id><published>2011-04-08T17:16:00.006+02:00</published><updated>2011-04-08T17:26:41.814+02:00</updated><title type='text'>Space Dogs - 3D</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Jr5JoDKEyas/TZ8neQjxXYI/AAAAAAAACZI/9GvFn2aQ6ik/s1600/233724d162df94ef99-space_dogs%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 147px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5593232663012007298" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-Jr5JoDKEyas/TZ8neQjxXYI/AAAAAAAACZI/9GvFn2aQ6ik/s200/233724d162df94ef99-space_dogs%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011 &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Inna Evlannikova e Svyatoslav Ushakov &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;C’è molta commemorazione in questo "Space dogs", film che segna il debutto russo nel mondo dell’animazione 3D. Girato a quattro mani da Inna Evlannikova e Svyatoslav Ushakov, "Space dogs" è stato sovvenzionato proprio dal Centro di Studio Nazionale del Cinema, in occasione del 50° anniversario del volo spaziale di Belka e Strelka, le prime due cagnette astronaute della Storia. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;1962, alla Casa Bianca viene recapitato un misterioso regalo indirizzato alla figlia del Presidente Kennedy, Caroline. Il regalo è una cagnetta bianca e vivace che racconterà agli altri animali domestici di casa la "vera" storia che portò la mamma Belka e l’amica Strelka a volare nello spazio... Un tempo era lo spazio, ora è l’animazione. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono decisamente cambiati i tempi, e forse oggi della Guerra Fredda non rimane davvero più niente, però è innegabile quanto il film "Space dogs" sembri un tentativo (a dire il vero piuttosto maldestro) di raggiungere gli americani nel campo dell’animazione. E nel farlo, sembra quasi di assistere a una baruffa tra marmocchi, in cui il più cicciotto (la Russia) ricorda al più smilzo (gli Stati Uniti) che un tempo era lui a primeggiare, seppure in un altro campo... Nel film di Evlannikova e Ushakov - campioni d’incasso in patria - insomma c’è troppo nazionalismo, condito da un umorismo sfacciato pieno di riferimenti alle produzioni occidentali. E il che, sia chiaro, andrebbe pure bene se il risultato finale fosse esente da difetti. Invece così non è. E oltre a una sceneggiatura confusa (ma per carità, in fondo si tratta di un cartone animato indirizzato ai più piccoli e quindi si può anche chiudere un occhio sulla costruzione narrativa), si aggiunge anche una resa tecnica per quanto riguarda l’animazione ancora parecchio indietro coi tempi. Addirittura in alcuni momenti sembra di assistere a certi cortometraggi animati amatoriali visualizzabili su Youtube. Il 3D poi c’è, ma appare anch’esso di qualità altalenante. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ un primo lavoro, e senza essere troppo cattivi nel giudizio possiamo dire che si tratta comunque di un risultato apprezzabile. Speriamo allora che i futuri progetti possano essere davvero più... competitivi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (03/2011) &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-2068032857377486460?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/2068032857377486460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=2068032857377486460' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2068032857377486460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2068032857377486460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/04/space-dogs-3d.html' title='Space Dogs - 3D'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Jr5JoDKEyas/TZ8neQjxXYI/AAAAAAAACZI/9GvFn2aQ6ik/s72-c/233724d162df94ef99-space_dogs%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-5579031680076049479</id><published>2011-04-07T14:28:00.013+02:00</published><updated>2011-04-07T14:37:53.113+02:00</updated><title type='text'>Drive Angry</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-7c-evgX-aoQ/TZ2um-nqMnI/AAAAAAAACY4/SQicY8RllMU/s1600/Drive%2BAngry%2Bmovie%2BPoster%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 141px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592818296931627634" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-7c-evgX-aoQ/TZ2um-nqMnI/AAAAAAAACY4/SQicY8RllMU/s200/Drive%2BAngry%2Bmovie%2BPoster%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011 &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Patrick Lussier &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Warner &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Macchine sportive e inseguimenti frenetici per il nuovo giocattolone hollywoodiano senza pretese firmato da Patrick Lussier, regista che ha alle spalle anni di gavetta in film horror (“San Valentino di sangue 3D” porta la sua firma) al fianco di maestri come Wes Craven. Ed è orbitando attorno al genere che si può incanalare anche questa pellicola fracassona e molto confusa in fase di scrittura che vede l’inedita coppia Nicholas Cage / Amber Heard scorrazzare in nome della vendetta sulle strade del Texas. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Piper è una biondina tutto pepe. Guida una Charger del ’69; prende a cazzotti le amanti del fidanzato; tiene letteralmente per le palle il suo datore di lavoro grasso e lascivo. Ma non ha grandi soddisfazioni dalla vita. Il riscatto arriva quindi incontrando Milton, misterioso malvivente sulle tracce di una setta satanica. Faranno una strage… &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pensando a “Drive Angry” viene in mente un enorme frullato da bere tutto d’un fiato. Non ce ne voglia il regista Lussier, che citando a destra e manca una quantità smodata di pellicole - si va da “Blues Brothers” a “Bullit” passando per “Pink Cadillac” - qualche buona scena riesce anche a regalarcela. Non male l’inseguimento della roulotte, tanto per citarne una, o il finale “sparatutto” alla “Fantasmi da Marte”. Manca allora il marchio di fabbrica. Giocare col genere può portare a grandi risultati, pensiamo a “Pulp Fiction” o a “Dal tramonto all’alba”, ma purtroppo bisogna essere anche audaci. Molto audaci, e Lussier pur con tutto l’impegno non riesce ad esserlo fino in fondo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592818406519887506" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-du4a8B3i_PA/TZ2utW3iVpI/AAAAAAAACZA/9ZzR9tYZN80/s200/drive-angry-3d-373-8680%255B1%255D.jpg" /&gt;In questo caso, poi, bisogna aspettare un po’ per abituarsi alla recitazione dei protagonisti. Nicholas Cage è diesel nell’entrare nel ruolo, e lascia ampio spazio di manovra alla sexy e spiazzante Amber Heard, a pieno regime se qui non ha neppure antagoniste altrettanto appariscenti come nel recente “The Ward” di John Carpenter. Il risultato, l’avrete capito, è di quelli confusi, ma divertenti. Inutili, ma gradevoli. Insomma una gita in macchina con l’autoradio a palla, il vento tra i capelli e una compagnia senza pretese. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (04/2011)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-5579031680076049479?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/5579031680076049479/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=5579031680076049479' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5579031680076049479'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5579031680076049479'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/04/drive-angry.html' title='Drive Angry'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-7c-evgX-aoQ/TZ2um-nqMnI/AAAAAAAACY4/SQicY8RllMU/s72-c/Drive%2BAngry%2Bmovie%2BPoster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1735220133289036429</id><published>2011-04-06T14:36:00.028+02:00</published><updated>2011-04-07T16:30:19.723+02:00</updated><title type='text'>Kick-Ass</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-OaP5tY82Pys/TZxgqfjKU2I/AAAAAAAACYg/tTZIRl4loY8/s1600/Kick-Ass_film_poster%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592451120427062114" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-OaP5tY82Pys/TZxgqfjKU2I/AAAAAAAACYg/tTZIRl4loY8/s200/Kick-Ass_film_poster%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011 &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Matthew Vaughn &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il regista Matthew Vaughn, esordiente nel 2004 con “Pusher”, torna dietro la macchina da presa per dirigere “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2011/04/kick-ass.html"&gt;Kick – Ass&lt;/a&gt;”, pellicola ispirata alla graphic novel firmata da Mark Millar, autore del rilancio dei Vendicatori, e John Romita Jr, celebre disegnatore di comic e le cui opere vengono in questa pellicola utilizzate per raccontare il passato di uno dei protagonisti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dave è il tipico adolescente problematico. Orfano di madre, un padre assente, pochi amici, nessuna confraternita di cui poter o voler far parte, nessuna ragazza... quando nella sua vita arriva il giorno della svolta. Decide di indossare una identità mascherata e cercare il riscatto sotto forma di super eroe. Scoprirà un mondo di malavita organizzata e psicopatici mascherati…&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che sia nato dal cinema o dal fumetto, vero è che ormai si può parlare di sottogenere. Quello che vede una storia incentrata su un gruppo di personaggi, che si infilano un passamontagna e decidono di fare i supereroi. E se non c’è una qualsivoglia forma di mascheramento per il volto, ci sono alcuni cliché ricorrenti. Il background studentesco; gli adolescenti incompresi; una violenza esasperata; una setta segreta, ecc… Gli esempi sono divenuti nel giro di pochi anni numerosissimi. “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2009/03/watchmen.html"&gt;Watchmen&lt;/a&gt;”, “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/07/wanted-scegli-il-tuo-destino.html"&gt;Wanted&lt;/a&gt;”, i recenti “Scott Pilgrim” e “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/green-hornet.html"&gt;Green Hornet&lt;/a&gt;”; ma c’erano state anche incarnazioni cinematografiche collaterali al genere come il silenzioso “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/06/gardener-of-eden-il-giustiziere-della.html"&gt;Gardener of Eden – Il giustiziere senza legge&lt;/a&gt;” o il divertente “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/09/hancock.html"&gt;Hancock&lt;/a&gt;”. Tutte produzioni che condividevano un medesimo campo narrativo: quello del supereroe senza superpoteri. Una specie di utopia narrativa. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 161px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592451189479570994" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-FE1ttwWZiIY/TZxgugyj_jI/AAAAAAAACYo/iGt1wmU3dDY/s200/Kick%252520Ass%252520Concept%255B1%255D.jpg" /&gt;Tutto questo per introdurre quindi, non senza un pizzico di snobismo, l’ennesima produzione prima fumettistica, poi cinematografica, volta a dissacrare (ancora una volta) il mondo dei supereroi “veri” come Spider-man o Superman. In questo caso (ma come in molti altri) gli autori che si gettano nell’impresa hanno curriculum eccellenti. Millar rilanciò il personaggio di The Punisher e dei Vendicatori (dati dalla stessa casa editrice che li pubblicava per “finiti”); Romita Jr, invece non ha bisogno di presentazioni in quanto ha caratterizzato per anni i disegni dei personaggi dei fumetti più famosi d’America. Il risultato che si ottiene in questa incarnazione cinematografica di “Kick-Ass” è il medesimo di sempre (e che novità, verrebbe da dire): il supereroe come figura viene bistrattata a favore di un cinismo dilagante che fa i buffetti a una violenza splatter – hardcore che definire sopra le righe in questo caso è fare facile ironia. I buoni (una bambina di 11 anni, un ex poliziotto psicopatico e un diciassettenne impacciato) tagliano, affettano, infilzano e elettrificano qualunque cosa si muova sullo schermo. I cattivi, d’altro canto, rispondono interrogando (si fa per dire) i malcapitati per scoprire le identità dei suddetti protagonisti, salvo poi sistematicamente sfuggirgli di mano la situazione e uccidere le persone nei formi a microonde (!).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-CWc6GUgriXo/TZxg6FfT6vI/AAAAAAAACYw/ItVmZjjRxJU/s1600/Nicolas-Cage-in-Kick-Ass-001%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 120px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592451388309498610" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-CWc6GUgriXo/TZxg6FfT6vI/AAAAAAAACYw/ItVmZjjRxJU/s200/Nicolas-Cage-in-Kick-Ass-001%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il finale? Meravigliosamente nonsense dove il combattimento clou si risolve tra la bambina di undici anni e il capo della malavita a colpi di bazooka. Si dirà che tutto è volutamente sopra le righe, e che il fumetto (altra indimenticabile opera letteraria da mettere al fianco dei grandi classici contemporanei) è decisamente più riuscito e coinvolgente del film. Ma la domanda è semplice quanto disarmante. Perché? La risposta come al solito non ci viene data, e probabilmente anche questo fa parte del suddetto “genere”, e alla fine ce ne torniamo a casa. Nicholas Cage, a sorpresa di tutti, salva il film con una recitazione una volta tanto eccellente. Il resto è nella sufficienza. La mancanza assoluta di equilibrio tra commedia e dramma lascia perplessi, ma la regia si salva. Si ride, per non piangere. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (03/2011)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1735220133289036429?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1735220133289036429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1735220133289036429' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1735220133289036429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1735220133289036429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/04/kick-ass.html' title='Kick-Ass'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-OaP5tY82Pys/TZxgqfjKU2I/AAAAAAAACYg/tTZIRl4loY8/s72-c/Kick-Ass_film_poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3114191013773354258</id><published>2011-01-28T17:17:00.003+01:00</published><updated>2011-02-01T13:09:51.765+01:00</updated><title type='text'>Qualunquemente</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TULsegRVMWI/AAAAAAAACYU/3_zzvWlxy3s/s1600/QUALUNQUEMENTE[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5567272098186211682" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TULsegRVMWI/AAAAAAAACYU/3_zzvWlxy3s/s200/QUALUNQUEMENTE%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Giulio Manfredonia&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: o1 Distribuzione&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ha il merito di essere un istant movie questo “Qualunquemente” diretto da Giulio Manfredonia e con protagonista il politico del sud Cetto La Qualunque, interpretato da Antonio Albanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il politico De Santis “minaccia” la Calabria con l’arma della legalità. Una cosa inaudita, soprattutto se ti chiami Cetto La Qualunque e puoi fregiare nel tuo curriculum un lungo periodo di latitanza in Sud America. Appena tornato nella sua terra, Cetto vuole riportare il proprio paese sulla retta via della malavita organizzata. Per farlo, dovrà concorrere con De Santis alla carica di sindaco…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un po’ un passo indietro per Antonio Albanese che ci aveva abituato bene interpretando commedie sofisticate (“&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/10/giorni-e-nuvole.html"&gt;Giorni e nuvole&lt;/a&gt;” e “Questione di cuore”), e che ora invece vuole tornare a uno dei suoi personaggi macchietta, Cetto, già apparso nelle strisce comiche televisive. E se da una parte è innegabile quanto sia utile, in un periodo storico come questo per la politica italiana, sdrammatizzare sulle peripezie di un politico con un unico pensiero in testa, dall’altra il film di Manfredonia non riesce ad andare oltre il mero sketch. Alla fine, insomma, si ha la sensazione d’aver perso una buona occasione per dire qualcosa di nuovo e di intelligente su fatti che colpiscono la nostra (non più) giovane Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tocca sorbirsi l’ennesimo film che gira a vuoto, invece. E da Antonio Albanese era lecito aspettarsi qualcosa di più.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (01/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3114191013773354258?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3114191013773354258/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3114191013773354258' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3114191013773354258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3114191013773354258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/qualunquemente.html' title='Qualunquemente'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TULsegRVMWI/AAAAAAAACYU/3_zzvWlxy3s/s72-c/QUALUNQUEMENTE%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4291330733482971636</id><published>2011-01-28T17:13:00.003+01:00</published><updated>2011-01-28T17:17:08.267+01:00</updated><title type='text'>Parto col folle</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TULriYF8LpI/AAAAAAAACYM/OEfo2TJmWYE/s1600/parto-col-folle[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5567271065198800530" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TULriYF8LpI/AAAAAAAACYM/OEfo2TJmWYE/s200/parto-col-folle%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;Regia: Todd Phillips&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Warner Bros.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Torna Todd Phillips dopo il successo di "&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2009/07/una-notte-da-leoni.html"&gt;Una notte da leoni&lt;/a&gt;", commedia strampalata e demenziale che due stagioni fa aveva fatto (quasi) gridare al miracolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’architetto Peter Highman si trova ad Atlanta per lavoro quando la moglie da Los Angeles gli comunica telefonicamente che venerdì partorirà il loro primo bambino. Peter, felicissimo, vuole tornare indietro subito, ma l’incontro con il bizzarro Ethan e una serie di equivoci lo costringono a scendere dall’aereo. Per arrivare in tempo per il parto, allora, l’uomo si trova costretto a farsi accompagnare proprio da Ethan, personaggio dai modi piuttosto eccentrici...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ comunque sempre bravo Todd Phillips, anche quando come in questo caso si trova un soggetto simpatico, ma poco incisivo. Il regista si affida all’esperienza di Robert Downey Jr. e all’istrionismo di Zach Galifianakis, ma il risultato è altalenante. La strana coppia forse non funziona quanto dovrebbe, e il film sembra più che altro echeggiare mitiche accoppiate come Matthau-Lemmon, piuttosto che Martin–Lewis. Ci si aspettava qualche cosa di più, insomma, soprattutto dopo il già citato "Una notte da leoni". Lì, c’era forse una spensieratezza che manca a questo "Parto col folle", anche perché il genere buddy-buddy, nel contrapporre due caratteri opposti allo scopo di strappare la risata, presuppone anche una certa malinconia di fondo. E questa o la si sa gestire - Landis e Hughes in tal senso funzionano da metri di paragone -, oppure si finisce per capitolare nel filone delle comiche.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (01/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4291330733482971636?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4291330733482971636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4291330733482971636' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4291330733482971636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4291330733482971636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/parto-col-folle.html' title='Parto col folle'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TULriYF8LpI/AAAAAAAACYM/OEfo2TJmWYE/s72-c/parto-col-folle%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1455401846175087796</id><published>2011-01-19T14:47:00.010+01:00</published><updated>2011-01-19T15:03:53.653+01:00</updated><title type='text'>Green Hornet</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTbspLdx_OI/AAAAAAAACXs/FVAVowwsJsU/s1600/397804[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563894581859319010" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTbspLdx_OI/AAAAAAAACXs/FVAVowwsJsU/s200/397804%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Michel Gondry&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Sony Pictures&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Michel Gondry torna alla regia mettendosi al servizio del genere fumettistico. Dopo aver vagato tra le sensazioni dell’amore (“Se mi lasci ti cancello”), del sogno (“L’arte del sogno”) e del cinema (“&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/05/be-kind-ewind.html"&gt;Be Kind Rewind&lt;/a&gt;”), ora va a toccare le corde dell’intrattenimento riprendendo i personaggi di una (non troppo) nota serie radiofonica prima e graphic novel dopo, le cui origini risalgono niente meno che al 1936 ad opera del duo George W. Trendle e Fran Striker.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTbs8iZO6GI/AAAAAAAACX0/W52N7OZJ5B4/s1600/greenhornet3[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563894914431772770" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 162px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTbs8iZO6GI/AAAAAAAACX0/W52N7OZJ5B4/s200/greenhornet3%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Britt Reid è il figlio scapestrato di uno dei più importanti editori di Los Angeles. Alla morte del padre, Britt eredita il quotidiano Daily Sentinel e fa amicizia con Kato, il giardiniere tutto fare del suo vecchio. Proprio grazie a Kato, Britt si ritrova coinvolto in una scorribanda notturna che lo porta a indossare i panni di Green Hornet, un vigilante mascherato. La pubblicità sul proprio giornale però, spinge la malavita a interessarsi del problema… &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563895411357220274" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 129px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTbtZdlffbI/AAAAAAAACX8/ylXYdWeTIXA/s200/Green%2BHornet%255B1%255D.gif" border="0" /&gt;E’ fisiologico. Arriva per tutti il giorno della verità. Il momento in cui il genere esaurisce tutte le sue cartucce - le ispirazioni, gli entusiasmi, le sperimentazioni - per tramutarsi in cliché. E’ quello che si percepisce guardando “Green Hornet”, ennesimo fumettone scanzonato, fracassone, pieno di battute, inseguimenti, combattimenti e riferimenti ad altri film e fumetti. Una pellicola non brutta e neppure noiosa, dove ci si diverte parecchio anche grazie alla buona dose di umorismo che arricchisce la scrittura, ma dove si avverte l’inevitabile assenza di vere idee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In “Green Hornet” (che un paradosso storico lo vuole precursore dei supereroi, prima ancora di Batman e Superman per intenderci) c’è davvero di tutto. Si va da riferimenti a &lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/07/sin-city.html"&gt;Sin City&lt;/a&gt;, a Batman e Robin, alla Pantera Rosa, e persino a film action come “Arma Letale” o “Beverly Hills Cop”. Il protagonista è uno strano mix tra Peter Parker e Bruce Wayne; mentre il co-protagonista si chiama Kato, fa arti marziali e emula Bruce Lee che alla fine degli anni Sessanta lo aveva interpretato (veramente) nell’omonima serie televisiva. Cortocircuiti citazionali in cui il regista Michel Gondry ama sguazzare, ma l’effetto finale è comunque quello della mera calcomania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTbtuI1pQjI/AAAAAAAACYE/qzxcU7lHoV4/s1600/Cameron+Diaz+Green+Hornet[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563895766565077554" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 124px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTbtuI1pQjI/AAAAAAAACYE/qzxcU7lHoV4/s200/Cameron%2BDiaz%2BGreen%2BHornet%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Gondry, d’altro canto, ci mette del suo e la regia visionaria, soprattutto in un paio di sequenze, dimostra carattere e voglia di rinnovare. Da citare la scena in cui la malavita fa il passaparola sull’uccisione del vigilante, o il momento in cui il protagonista ricollega tutto quello che è avvenuto fino alla nascita di Green Hornet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, “Green Hornet” è un film ben diretto, ben interpretato e diverte, ma pecca nell’assoluta mancanza di novità. Solo per patiti del genere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (01/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1455401846175087796?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1455401846175087796/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1455401846175087796' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1455401846175087796'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1455401846175087796'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/green-hornet.html' title='Green Hornet'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTbspLdx_OI/AAAAAAAACXs/FVAVowwsJsU/s72-c/397804%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4814758107204043827</id><published>2011-01-18T15:11:00.013+01:00</published><updated>2011-01-19T11:57:10.532+01:00</updated><title type='text'>Come Dio comanda</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWf6-JNXHI/AAAAAAAACXc/0aQG43OSoJQ/s1600/354011[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563528750148967538" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 143px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWf6-JNXHI/AAAAAAAACXc/0aQG43OSoJQ/s200/354011%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2008&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Gabriele Salvatores&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: 01&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tratto dal romanzo di Niccolo’ Ammaniti, vincitore del Premio Strega, “Come Dio comanda” riporta Gabriele Salvatores dietro la macchina da presa dopo "Quo Vadis baby?". L’esito di questa nuova regia è altalenante, causa una sceneggiatura forse troppo sintetica rispetto al lungo romanzo a cui si ispira.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nord Italia. Rino Zena è un padre violento, ma molto legato al figlio Cristiano che cerca di crescere malgrado la timidezza del ragazzino e i servizi sociali che li vorrebbero divisi. Durante una notte un loro amico ritardato, Quattroformaggi, stupra e uccide una ragazzina, amica di scuola di Cristiano. Rino corre in soccorso della ragazza ma è tardi e, preso da un momento di rabbia, viene colpito da un infarto. Spetta a Cristiano, allora, mettere a posto la brutta faccenda di sangue...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWgJH6z-7I/AAAAAAAACXk/hPDoapUCaH8/s1600/Come-Dio-comanda-Immagini-del-film-19_mid[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563528993291107250" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWgJH6z-7I/AAAAAAAACXk/hPDoapUCaH8/s200/Come-Dio-comanda-Immagini-del-film-19_mid%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per la seconda volta dopo "Io non ho paura" Salvatores s'ispira a un romanzo di Ammaniti, questa volta però con esiti non altrettanto felici. Il film di Salvatores, infatti, si modella di varie parti troppo spezzettate tra loro. Una prima in cui si assiste all’educazione di Cristiano; una seconda in cui conosciamo il microuniverso dei personaggi; una terza dedicata al fatto di sangue, fino al finale che, togliendo molto della natura intima del crepuscolare romanzo, salva tutti in un plateale happy end, poco in sintonia con il tenore della storia. Insomma il regista, cercando di riprendere i molti aspetti che componevano il complesso romanzo perde di vista i temi portanti della trama, ovvero l’incomprensibilità del gesto e l’assenza totale di sicurezze dell’uomo, posto da solo di fronte al proprio destino su cui non ha alcun tipo di controllo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bravi gli attori, comunque, Filippo Timi, molto convincente. Meno forte l’interpretazione di Elio Germano, un po' troppo compiaciuta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (2008)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4814758107204043827?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4814758107204043827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4814758107204043827' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4814758107204043827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4814758107204043827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/come-dio-comanda.html' title='Come Dio comanda'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWf6-JNXHI/AAAAAAAACXc/0aQG43OSoJQ/s72-c/354011%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-279580993986070790</id><published>2011-01-18T15:02:00.004+01:00</published><updated>2011-01-18T15:22:00.535+01:00</updated><title type='text'>Baciami ancora</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWd8DCgysI/AAAAAAAACXM/SET9tJQt5A4/s1600/47478[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563526569619671746" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWd8DCgysI/AAAAAAAACXM/SET9tJQt5A4/s200/47478%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Gabriele Muccino&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Medusa&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In Baciami ancora di Gabriele Muccino, c’è una scena che racchiude in sé tutta l’anima della pellicola. Ovvero quella dei cinque protagonisti che tornano alla fontana che li aveva visti eccitati e pronti per una nuova partenza ne L’ultimo bacio, e che ora invece scoprono senza acqua. Ebbene, questo è l’effetto che fa Baciami ancora nello spettatore. L’attesa per sapere cosa è accaduto alle vite dei protagonisti de L’ultimo bacio è tanta, ma non viene ripagata e finisce per deludere come un’occasione mancata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, Gabriele Muccino si lancia in una sfida già di per sé abbastanza complicata. Quella di riprendere personaggi di un suo vecchio film a distanza di dieci anni. Prima di lui, solo grandi maestri del calibro di Truffaut e Rohmer erano riusciti nello stesso intento, ed è quindi comprensibile l’aria viziata da ansia da prestazione che si respira un po’ per tutta la durata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ogni modo, Baciami ancora ritrova le coppie formate da Carlo e Giulia, alla continua ricerca di un equilibrio; Marco e Veronica, in crisi per la mancanza di un figlio; Livia e Paolo, che tentano di stare insieme malgrado la grave patologia di lui; e gli amici Adriano e Alberto, alla ricerca di un posto nel mondo. Tra ansie, corse (in ospedale e non), urla, pianti e baci appassionati, i personaggi arriveranno alla stessa consapevolezza sulla vita…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWeQ-4D8DI/AAAAAAAACXU/IMjWKIqGPZo/s1600/baciami_ancora[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563526929279348786" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWeQ-4D8DI/AAAAAAAACXU/IMjWKIqGPZo/s200/baciami_ancora%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il ritmo c’è, e come sempre è perfino eccessivo. Perché Gabriele Muccino è regista capace di intrattenere il pubblico e oramai la sua abilità dietro la cinepresa è conclamata, soprattutto dopo le esperienze hollywoodiane. Purtroppo è la sceneggiatura ad essere il punto debole di questa produzione. Troppe le ingenuità nello script, troppi gli elementi narrativi buttati lì senza continuità. E forse, anche troppi i personaggi, che dopo tanto tempo non sembrano essere maturati affatto. A differenza de L’ultimo bacio, Baciami ancora è più corale, ma manca un buon direttore d’orchestra capace di dirigere il tutto coerentemente per la sua durata. Due ore e mezza: troppo tempo. Anche per Muccino che, come già detto, è uno che il suo mestiere lo sa fare bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non un brutto film, salvato anche da un cast in stato di grazia. Ma certamente non quella consacrazione di Gabriele Muccino che ormai ci aspettavamo. Tornando all’immagine della fontana: andrete a vedere il film sperando di trovarla ancora traboccante d'acqua, e invece la troverete secca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (2009)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-279580993986070790?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/279580993986070790/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=279580993986070790' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/279580993986070790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/279580993986070790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/baciami-ancora.html' title='Baciami ancora'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWd8DCgysI/AAAAAAAACXM/SET9tJQt5A4/s72-c/47478%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1005661640168259533</id><published>2011-01-18T14:55:00.003+01:00</published><updated>2011-01-18T15:23:41.446+01:00</updated><title type='text'>An Education</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWcNY8x3qI/AAAAAAAACXE/GkOsNk-4SOI/s1600/locandina[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563524668535725730" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWcNY8x3qI/AAAAAAAACXE/GkOsNk-4SOI/s200/locandina%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Lone Scherfig&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Sony&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’autore di About a boy e Febbre a 90, Nick Hornby, firma la sceneggiatura di An Education, piccolo racconto di vita adolescenziale, prodotto dalla BBC.Londra, 1961.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jenny ha sedici anni, e per la sua età è colta, sensibile e con uno spiccato senso dell’humour come per la vita. La sua voglia di crescere esplode poi tutta insieme quando incontra David, un trentenne che incarna lo spirito della “swinging London”. Jenny se ne innamora subito e la loro relazione la renderà “donna”...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un film di piccole dimensioni, ma che riesce a essere grande questo An Education diretto da Lon Scherig. Per riassumerne la regia, si potrebbe pensare a una mano che si apre piano piano per mostrare lentamente un bellissimo fiore. E’ questo l’atteggiamento usato da Scherig e l’effetto finale è sorprendente. Un ritmo lento, ma non noioso. Dialoghi incisivi e pungenti. Qualche audace slancio in sceneggiatura (dove forse stona l’eccessiva libertà concessa alla ragazza dai suoi genitori), e una magnifica (registicamente parlando) “prima volta” che va a chiudersi cinicamente dopo un girotondo romantico sulla vita di una Parigi sensattotina da incorniciare e portare a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ottimi gli interpreti su cui spicca Alfred Molina e la protagonista Carey Mulligan, davvero incantevole, che con i suoi sguardi incarna la voglia di vita (e la forza) di tutte le adolescenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1005661640168259533?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1005661640168259533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1005661640168259533' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1005661640168259533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1005661640168259533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/education.html' title='An Education'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTWcNY8x3qI/AAAAAAAACXE/GkOsNk-4SOI/s72-c/locandina%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-5805459281816168855</id><published>2011-01-17T16:49:00.009+01:00</published><updated>2011-01-17T16:57:26.472+01:00</updated><title type='text'>Vi presento i nostri</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTRl3Uq07_I/AAAAAAAACW0/SFn7ikSsyj4/s1600/Vi-presento-i-nostri[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563183440824954866" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 146px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTRl3Uq07_I/AAAAAAAACW0/SFn7ikSsyj4/s200/Vi-presento-i-nostri%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Paul Weitz&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Universal Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un terzo episodio un po’ controverso quello che vede come protagonisti i coniugi Fockers, la coppia formata da Ben Stiller e Teri Polo, ne “Vi presento i nostri”. E sì, perché sono trascorsi ben dieci anni dal primo episodio, quel “Ti presento i miei” che con ironia garbata aveva conquistato il pubblico, e il trascorrere degli anni inevitabilmente si fa sentire. Proprio come in una coppia navigata, sembra che anche dal punto di vista narrativo venga meno la spontaneità, l’ironia, il guizzo, la voglia di stare al gioco dei primi tempi. Allora tocca correre ai ripari con un cast più ricco e una trama che si fa volutamente più ingarbugliata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il padre di Pam sfiora l’infarto e Gaylord – Greg – Fockers decide di prendere le redini della famiglia. Le tensioni non tardano ad arrivare quando, in occasione del compleanno dei piccoli Fockers torna un vecchio spasimante di Pam. Greg dovrà districarsi tra mille equivoci per realizzare un compleanno memorabile…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTRlu2lG4pI/AAAAAAAACWs/6AZtKxXNPAs/s1600/vi_presento_i_nostri_3[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563183295308948114" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 133px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTRlu2lG4pI/AAAAAAAACWs/6AZtKxXNPAs/s200/vi_presento_i_nostri_3%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Diciamo pure che c’è stato un passaggio di consegne e il regista Jay Roach, che aveva ben diretto i primi due episodi, ha ceduto il trono al nuovo Paul Weitz che suo malgrado ha cercato di sfruttare tutti quei cliché che si erano formati sul tessuto narrativo. In parole povere Weitz ha realizzato un film sì divertente, volendo anche più di quello precedente, ma perdendo di vista i veri protagonisti della serie. Dove prima c’era la coppia Fockers, marito e moglie, adesso l’asticella si è spostata a favore della coppia De Niro – Stiller, padre e genero, andando a sacrificare in modo piuttosto pesante tutto il resto dell’ottimo cast. Ed è un peccato perché è un po’ come se si snaturasse lo spirito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il resto si ride, e parecchio, perché Stiller, anche con qualche capello bianco in più, rimane uno dei migliori comici americani. La trama è ingarbugliata e non è che sia chiarissimo lo sviluppo narrativo che cerca di dare voce a tutti. Ma la famiglia è numerosissima e l’esito finale è un po’ come una serata con i parenti , dove tutti parlano, ma nessuno dice niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (01/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-5805459281816168855?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/5805459281816168855/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=5805459281816168855' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5805459281816168855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5805459281816168855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/vi-presento-i-nostri.html' title='Vi presento i nostri'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTRl3Uq07_I/AAAAAAAACW0/SFn7ikSsyj4/s72-c/Vi-presento-i-nostri%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-7348486747462506298</id><published>2011-01-17T16:43:00.003+01:00</published><updated>2011-01-17T16:48:29.750+01:00</updated><title type='text'>L'orso Yoghi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTRkccZGymI/AAAAAAAACWc/a58X6onjV4E/s1600/l-orso-yoghi[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563181879530015330" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTRkccZGymI/AAAAAAAACWc/a58X6onjV4E/s200/l-orso-yoghi%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2011&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Eric Brevig&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Warner Bors.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come era prevedibile, da un film incentrato su l’orso Yoghi non c’era molto da aspettarsi. Purtroppo però il caso di questo ibrido live action e computer grafica (similarmente a quanto avvenuto per i film di "&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/alvin-superstar-2.html"&gt;Alvin Superstar&lt;/a&gt;"), è persino peggiore delle aspettative.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Jellystone Park è minacciato dal sindaco Brown, talmente in crisi da essere costretto a far chiudere il parco per poterlo vendere a ettari ai privati, guadagnare un mucchio di soldi e risollevare le sorti della amministrazione pubblica. Yoghi e Bubu allora, si ritrovano costretti ad allearsi al loro "nemico" ranger Smith per salvare il parco dalla chiusura...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Eric Brevig, già regista di "Viaggio al centro della terra", realizza una pellicola esageratamente dedicata ai più piccoli. In un periodo storico in cui il cinema d’animazione va di pari passo con il resto della produzione, sia per contenuti, sia per qualità artistica, ritrovarsi davanti personaggi così banali, caratterizzati in modo così netto e privi di qualsivoglia sfumatura, lascia francamente alquanto perplessi. Forse il problema è che l’orso Yoghi e Bubu, come molte creature made in Hanna e Barbera, sono invecchiate decisamente male. La semplicità di Yoghi al giorno d’oggi rasenta il ridicolo e non fa più ridere. La spocchia di Bubu non è credibile. I personaggi secondari, dal ranger Smith al sindaco Brown, sono superflui persino nell’economia della già inconsistente trama. Questa versione cinematografica di Yoghi è troppo debole e minata da errori formali che anche per un bambino sono inaccettabili. Attori che guardano fuori campo quando davanti a loro hanno le versioni in CGI di Yoghi e Bubu; o la mancanza di collisione tra la computer grafica e la scenografia sono solo alcune di queste lacune... insomma, un disastro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (01/2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-7348486747462506298?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/7348486747462506298/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=7348486747462506298' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7348486747462506298'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7348486747462506298'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2011/01/lorso-yoghi.html' title='L&apos;orso Yoghi'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TTRkccZGymI/AAAAAAAACWc/a58X6onjV4E/s72-c/l-orso-yoghi%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-90650215859584818</id><published>2010-12-22T11:53:00.007+01:00</published><updated>2010-12-22T12:05:47.156+01:00</updated><title type='text'>Tron - Legacy</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRHZfL16F0I/AAAAAAAACV4/z8iIfRofdnw/s1600/Tron-Legacy-Poster-Italia-01_mid[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553458945302599490" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRHZfL16F0I/AAAAAAAACV4/z8iIfRofdnw/s200/Tron-Legacy-Poster-Italia-01_mid%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Joseph Kosinski&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Walt Disney&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ambiguo seguito del leggendario "&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/09/tron.html"&gt;Tron&lt;/a&gt;" del 1982, che introduceva al cinema l’idea di realtà virtuale. Questo “Legacy” ne arricchisce l’ambientazione, anche grazie al 3D, ma perde un po’ in termini di spontaneità e chiarezza narrativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kevin Flynn, ora scomparso, è il direttore nominale della multinazionale di informatica Encom. Sono trascorsi oltre venti anni da quando Clou, alter ego di Kevin Flynn, è diventato padrone assoluto del mondo virtuale di Tron. Alan, il figlio di Flynn, è convinto che il mondo informatico deve essere condiviso con tutto il mondo, liberamente e gratuitamente, per questo rifiuta di prendere il posto del padre. Ma quando, tramite un vecchio macchinario, si ritrova nel mondo di Tron, sarà costretto ad affrontare l’alter ego digitale del padre e cambiare idea in merito al suo futuro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRHZlU4RFLI/AAAAAAAACWA/-9HSigZnvlA/s1600/tron_legacy_ver3_xlg[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553459050807628978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 81px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRHZlU4RFLI/AAAAAAAACWA/-9HSigZnvlA/s200/tron_legacy_ver3_xlg%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per chi vide “Tron” quello che colpisce di questo “Tron – Legacy” è che potrebbe essere visto come un terzo episodio, e non un seguito del film del 1982 diretto da Steven Lisberger. Infatti la trama di “Legacy” racconta eventi che non erano stati narrati nel primo capitolo, dove il cattivo era Master Control Program, un’enorme intelligenza artificiale. Il film diretto da Joseph Kosinski quindi fa un salto in avanti un po’ troppo lungo rendendo una trama già di per sé non chiarissima (e diciamocelo: altamente improbabile anche per il genere) persino più farraginosa. “Tron Legacy” quindi delude le aspettative del vecchio pubblico di appassionati, nel tentativo di conquistarne di nuovi. L’operazione è riuscita a metà, in quanto da una parte il look generale del film appare più accattivante, avvolgente e realistico, perfettamente al passo coi tempi; dall’altra si perde un po’ in termine di stupore. Manca quella – chiamiamola – follia descrittiva che caratterizzava il primo episodio, come pure una certa temerarietà e ironia di fondo. Queste cose sono un po’ difficili da capire se non si è visto il &lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/09/tron.html"&gt;primo episodio&lt;/a&gt;, e quindi il consiglio è quello di recuperarlo prima di vedere questa nuova versione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRHZr8uVHXI/AAAAAAAACWI/i3jPH4S2Gg0/s1600/Tron-Legacy[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553459164582583666" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRHZr8uVHXI/AAAAAAAACWI/i3jPH4S2Gg0/s200/Tron-Legacy%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Se non si avrà occasione di farlo, comunque, si potranno godere di oltre due ore di effetti speciali, un 3D convincente, combattimenti e un finale di grande pathos anche se minato da un messaggio (quello sulla condivisione del mondo di Tron) non proprio chiarissimo. Ultimo appunto sugli attori dove Jeff Bridges, alquanto indeciso se abbracciare o meno la filosofia zen (vedere il film per capire) torna ad addestrare un figlio, Garrett Hedlund, piuttosto impulsivo, anche dal punto di vista recitativo. Il migliore in campo è Michael Sheen, lasciato a briglie sciolte fa della recitazione il suo campo di battaglia naturale. E li batte tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (12/2010) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-90650215859584818?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/90650215859584818/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=90650215859584818' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/90650215859584818'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/90650215859584818'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/tron-legacy.html' title='Tron - Legacy'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRHZfL16F0I/AAAAAAAACV4/z8iIfRofdnw/s72-c/Tron-Legacy-Poster-Italia-01_mid%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1122540785427055168</id><published>2010-12-21T12:54:00.004+01:00</published><updated>2010-12-21T13:01:19.437+01:00</updated><title type='text'>Awake - Anestesia cosciente</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCWL4BzJuI/AAAAAAAACVg/0kELlwDG0WU/s1600/awake[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553103471310481122" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCWL4BzJuI/AAAAAAAACVg/0kELlwDG0WU/s200/awake%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2008&lt;br /&gt;Regia: Joby Harold&lt;br /&gt;Distribuzione: Eagle Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film "Awake", esordio alla regia per Joby Harold, è un thriller di ispirazione metafisica. Clayton è un bel rampollo orfano di padre in attesa di ricevere un cuore nuovo. La madre del ragazzo vorrebbe affidare l’operazione al medico di famiglia, ma Clay insiste affinché sia il dottor Jack Harper, suo amico e intimo confidente, a dirigere l’intervento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto sembra andare secondo regime, ma quando il ragazzo si trova sotto "i ferri" si accorge di non essere del tutto anestetizzato. Il suo corpo, infatti, continua a sentire dolore, senza potersi però muovere o chiamare aiuto. E’ la cosiddetta "anestesia cosciente". Per resistere al dolore di un intervento a cuore aperto Clay si rifugia nei suoi ricordi, ma proprio lì scoprirà cose dolorose sulla sua vita...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presupposto è di quelli interessanti, la realizzazione è di quelle mediocri. Malgrado il cast: il "buono" Terrence Howard, lo "schianto" Jessica Alba, e il "jedi" Hayden Christensen, il film finisce per fallire il suo lancio. Commettere il fallo in area. Mandare a monte la partita. Inizia lento, lentissimo, con trenta minuti di antefatto che "preparano il campo" ad una trama che in qualche modo (considerando il titolo) già ci si aspetta. E quando arriva il momento topico del film, ovvero il momento dell’incisione in difetto di anestesia, si ha la sensazione che questo duri troppo poco. Si va oltre allora, speranzosi, giungendo a quello che dovrebbe essere il giro di vite della trama, la sua svolta, ma anche lì il colpo di scena viene "gestito male" da una regia troppo frettolosa, svelandolo senza concedergli il giusto respiro narrativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A favore di cosa tutta questa fretta? Difficile dirsi. Il tema del "ricordo" come tragitto da percorrere per scoprire peccati dimenticati, non è nuovo al Cinema, ma in questo caso sfugge l’effettiva meccanica per cui un uomo sotto i ferri e a cuore aperto (!), invece di svenire, continui a rimanere cosciente e a pensare ai "fatti propri".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCW_oKbfHI/AAAAAAAACVw/hAZjGUFc6T4/s1600/Awake-Anestesia-Cosciente-Immagini-del-Film-16%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553104360404909170" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 112px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCW_oKbfHI/AAAAAAAACVw/hAZjGUFc6T4/s200/Awake-Anestesia-Cosciente-Immagini-del-Film-16%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Insomma, ad una trama pretestuosa si unisce anche una improbabile realizzazione drammatica, e il film annega in un oceano pasticciato di domande. Il presupposto, lo ripetiamo, era interessante, ma il "tiro" è andato corto. Troppa fretta nel concludere per l’esordiente Joby Harold che realizza una pellicola da vedere solo in "dvd", il sabato sera, con la pioggia e senza amici da chiamare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (2008)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1122540785427055168?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1122540785427055168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1122540785427055168' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1122540785427055168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1122540785427055168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/awake-anestesia-cosciente.html' title='Awake - Anestesia cosciente'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCWL4BzJuI/AAAAAAAACVg/0kELlwDG0WU/s72-c/awake%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6305504990598620809</id><published>2010-12-21T12:48:00.002+01:00</published><updated>2010-12-21T12:50:35.352+01:00</updated><title type='text'>Alfie</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCUd-ZhOWI/AAAAAAAACVY/3leiBM21WRU/s1600/alfie%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553101583234972002" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 134px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCUd-ZhOWI/AAAAAAAACVY/3leiBM21WRU/s200/alfie%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2004&lt;br /&gt;Regia: Charles Shier&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Uip&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alfred-Alfie-Elkins, è un giovane ragazzo di Manhattan che fa la bella vita lavorando per una piccola ditta di Limousine in affitto. Alfie, diviso tra il suo impiego di autista e i suoi sogni di indipendenza, vive con spensieratezza disarmante i suoi anni tra incontri fugaci, locali alla moda, e tante belle ragazze che lui tradisce sistematicamente non sentendosi mai pronto per una storia a lungo termine. Un giorno però la vita di Alfie cambia registro: quando scoprirà di avere un figlio, il giovane si troverà costretto a mettere in discussione il suo stile di vita e riflettere seriamente sui suoi sbagli...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Remake di discreta fattura di un film uscito alla fine degli anni settanta e interpretato, nell'originale, da uno splendido Michael Caine. L'originale Alfie divise il pubblico e la critica che lo giudicò forte e spiazzante, ma anche divertente e innovativo. Ora, a quasi un ventennio di distanza, il confuso personaggio di Alfred Elkins rivive nei panni di Jude Law in quella che potremmo definire una vera e propria prova da attore, dove la regia di Charles Shier funge solo da mero contorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nuova pellicola è girata con una prevalenza di primi piani e stacchi rapidi che ricordano, con una adeguata fotografia, la pop-art degli ultimi trent'anni. Alfie è un lungo monologo riflessivo sulle insicurezze dei nostri tempi che costringe lo spettatore a vestire i panni di confidente del protagonista, a discapito del suo coinvolgimento emotivo. D'altro canto se la regia risulta accademica, gli interpreti sono davvero bravi interpretando personaggi che sembrano usciti, eterei, da una realtà che pare assumere, con il proseguire della vicenda, valenze simboliche. Degne di nota le musiche, interpretate da Mick Jagger e Dave Stewart, che riportano alla mente la malinconia segreta degli anni settanta. "Alfie" susciterà reazioni contrastanti: ad alcuni potrebbe piacere per la sua originalità, altri, invece lo odieranno per la sua irrisolutezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (2004)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6305504990598620809?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6305504990598620809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6305504990598620809' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6305504990598620809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6305504990598620809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/alfie.html' title='Alfie'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCUd-ZhOWI/AAAAAAAACVY/3leiBM21WRU/s72-c/alfie%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-23186979120392682</id><published>2010-12-21T12:24:00.003+01:00</published><updated>2010-12-21T12:29:25.775+01:00</updated><title type='text'>17 Again - Ritorno al liceo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCPCJKQ-WI/AAAAAAAACVQ/cmPaLvd_d2A/s1600/17-again-locandina%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553095607529306466" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 152px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCPCJKQ-WI/AAAAAAAACVQ/cmPaLvd_d2A/s200/17-again-locandina%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2009&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Burr Steers&lt;br /&gt;Distribuzione: Warner Bros.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco un altro soggetto che di tanto in tanto si rifà vivo sul grande schermo. Quello dell'adulto che ritorna bambino, o viceversa, che insomma per qualche strana ragione torna indietro nel tempo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli esempi sono stati numerosi da "La vita è meravigliosa" del maestro Frank Capra, fino ai recenti "The family man" con Nicholas Cage, o "30 anni in un secondo" con Jennifer Garner. Prima di questi ultimi s'era visto "Big" con Tom Hanks, ispirato al nostrano "Da grande" con Renato Pozzetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mike O'Donnell è un quarantenne disilluso e apatico che sogna di tornare al liceo. Detto fatto. Un angelo finge di gettarsi da un ponte e Mike, per salvarlo, si getta a sua volta in un vortice che lo fa tornare ad avere il corpo di un diciasettenne. L'uomo ora bambino, però, dovrà vedersela con la figlia, corteggiata da un bellimbusto, tentando nel contempo di aggiustare una vita che sembra destinata a segregarlo nel ruolo di perdente...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Operetta lieve, questa di "17 again", tutta architettata per rispolverare Zac Efron, a secco dopo il successo di "High School Musical", e Matthew Perry, ormai quasi dimenticato protagonista della serie Tv "Friends". Il risultato è di quelli che ti aspetti: senza infamia e senza lode. Qualche trovata divertente, come il giovane Mike che deve riconquistare il cuore della futura moglie che pare non riconoscerlo, o il corteggiamento "barely legal" che fa un ragazzo nei confronti della figlia, ma il tutto si riduce a un salto a canestro senza marcatori. La schiacciata va a segno, ma come partite abbiamo visto decisamente di meglio. E neppure la simpatia degli attori salva dalla noia un sottogenere cinematografico che da anni ha detto tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (2009)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-23186979120392682?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/23186979120392682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=23186979120392682' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/23186979120392682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/23186979120392682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/17-again-ritorno-al-liceo.html' title='17 Again - Ritorno al liceo'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCPCJKQ-WI/AAAAAAAACVQ/cmPaLvd_d2A/s72-c/17-again-locandina%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4846478570214089514</id><published>2010-12-21T12:16:00.004+01:00</published><updated>2010-12-21T12:21:55.349+01:00</updated><title type='text'>Alvin Superstar 2</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCNIiSMjYI/AAAAAAAACVI/jW_uErWGeJA/s1600/47566[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553093518329417090" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 138px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCNIiSMjYI/AAAAAAAACVI/jW_uErWGeJA/s200/47566%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Betty Thomas&lt;br /&gt;Distribuzione: 20th Century Fox&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avete amato la storia leggera e tenerissima di "&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/01/alvin-superstar.html"&gt;Alvin Superstar&lt;/a&gt;", apprezzerete anche questo secondo capitolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il trio dei Chipmunks è ormai affermato come realtà musicale mondiale. Ma senza un titolo di studio, anche loro tre non sono niente. Così, eccoli catapultati al liceo dove tenteranno di salvare il programma di musica. Ma tra i banchi di scuola ci sono le Chipette a dargli battaglia a suon di pezzi presi in prestito dalla discografia di Beyoncé e Kate Perry…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCNAr204SI/AAAAAAAACVA/KEaho_UdvFw/s1600/alvinsuperstar2[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553093383460020514" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCNAr204SI/AAAAAAAACVA/KEaho_UdvFw/s200/alvinsuperstar2%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Chiaro che per vedere un film come "Alvin Superstar 2" dovete stare in serata. Se sarete nel giusto stato d’animo, vi aspettano un paio di ore di puro divertimento, a tratti perfino demenziale. Manca quella ventata di aria fresca che aveva caratterizzato il primo episodio, ma anche così, con l’inserimento delle Chipette (carina la lotta dei sessi che si inscena), il tutto fila via liscio come acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meno umanità (con un cast di attori ridotto all’osso), ma anche più ritmo. Vince la musica, alla fine. E all'uscita dalle sale fa sorridere la sensazione generale di essere stati presi per il naso da Alvin, ancora una volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4846478570214089514?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4846478570214089514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4846478570214089514' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4846478570214089514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4846478570214089514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/alvin-superstar-2.html' title='Alvin Superstar 2'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCNIiSMjYI/AAAAAAAACVI/jW_uErWGeJA/s72-c/47566%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3823279497144282038</id><published>2010-12-21T12:08:00.003+01:00</published><updated>2010-12-21T12:12:55.901+01:00</updated><title type='text'>The Road</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCLSQRCJrI/AAAAAAAACUw/7uV0EtHwQnY/s1600/The-Road-Poster-USA[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553091486268139186" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 138px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCLSQRCJrI/AAAAAAAACUw/7uV0EtHwQnY/s200/The-Road-Poster-USA%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: John Hillcoat&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tratto dal romanzo di Cormac McCarthy vincitore del premio Pulitzer nel 2007, "The Road" diretto dal regista John Hillcoat mantiene intatto la sua natura evocativa e violenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un futuro imprecisato il Mondo è alla deriva. Bande di uomini e donne si aggirano per città vuote alla ricerca di case da depredare e persone da mangiare. In questo scenario inquietante, un uomo e suo figlio cercano di rimanere in vita, seguendo la strada, ma tenendosi anche a dovuta distanza da quella…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La grandezza del testo di McCarthy sta nella volontà di raccontare una storia crepuscolare rifiutando categoricamente ogni atto eclatante, ogni gesto eroico, qualunque evoluzione narrativa che potesse portare la storia nel territorio letterario che appartiene al “genere”. McCarthy, insomma, ha raccontato una storia di personaggi normali, ma inseriti all’interno di un contesto senza speranza: la fine del Mondo, appunto. Volutamente non ci viene spiegato nulla di quanto è accaduto alla Terra, e a fare compagnia il lettore (e ora lo spettatore) sono solo i ricordi dei due personaggi, le loro suggestioni e le loro emozioni. La forza di "The Road" è che quelle emozioni diventano il testo. Il romanzo. Dimostrando al lettore che non c’è bisogno di altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCLl3-SiqI/AAAAAAAACU4/dsHSzmxWZcg/s1600/2008_the_road_001%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553091823344454306" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCLl3-SiqI/AAAAAAAACU4/dsHSzmxWZcg/s200/2008_the_road_001%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il film di John Hillcoat rispetta fedelmente il testo di McCarthy, divenendo a tratti persino didascalico. Come si diceva all’inizio, mantiene intatta la natura evocativa e violenta, onirica e crepuscolare. Bravissimi gli interpreti tra cui spiccano i protagonisti Viggo Mortensen, capace di espressioni tanto umane da sembrare impossibili; Charlize Theron, il cui personaggio in questo rifacimento cinematografico viene leggermente approfondito; e il bambino Garret Dillahunt, efficace. Compare anche un irriconoscibile Robert Duvall nei panni di un vecchio uomo, la cui interpretazione non si dimentica facilmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (2009)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3823279497144282038?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3823279497144282038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3823279497144282038' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3823279497144282038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3823279497144282038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/road.html' title='The Road'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCLSQRCJrI/AAAAAAAACUw/7uV0EtHwQnY/s72-c/The-Road-Poster-USA%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3530887385776083315</id><published>2010-12-21T11:59:00.004+01:00</published><updated>2010-12-21T12:05:20.354+01:00</updated><title type='text'>Codice Genesi (The Book of Eli)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCJh8kmzrI/AAAAAAAACUY/MPes65ENv0A/s1600/Codice-Genesi-Poster-Italia[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553089556836175538" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCJh8kmzrI/AAAAAAAACUY/MPes65ENv0A/s200/Codice-Genesi-Poster-Italia%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Albert e Allen Hughes&lt;br /&gt;Distribuzione: 01 Distribuzione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giunge nelle sale questo “atto di fede” dal titolo Codice Genesi (decisamente meglio l’originale The Book of Eli) per la regia di Albert e Allan Hughes che un po’ a sorpresa si rivela un “western post-atomico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eli vaga da solo per le lande deserte di un’America sopravvissuta a una catastrofe atomica. Sul suo cammino i predoni mangiano altri esseri umani alla ricerca di acqua. Lui però, ostinatamente, prosegue il suo cammino verso ovest, portando con sé una copia (l’ultima) della Sacra Bibbia. Quando Eli raggiunge una cittadina, il despota Carnagie scopre il libro e vuole impossessarsene per sottomettere l’umanità…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCJmo7JamI/AAAAAAAACUg/T7ftr07k02s/s1600/genesi_11[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553089637461355106" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCJmo7JamI/AAAAAAAACUg/T7ftr07k02s/s200/genesi_11%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;I fratelli Hughes si sono fatti le ossa tra video musicali e cortometraggi, prima di approdare al cinema con il biopic La vera storia di Jack lo squartatore con Johnny Depp e Heather Graham. E a voler essere onesti la fotografia da video clip è la prima cosa che salta agli occhi. Le scenografie e i costumi echeggiano gli anni ’80 e sembrano usciti direttamente da Wild Boys e We don’t need Another Hero, rispettivamente dei Duran Duran e di Tina Turner. In sceneggiatura invece, la prima parte in solitaria del protagonista - un grande Denzel Washington - tipica della filmografia “post-atomica” (pensiamo ai recenti "&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/01/io-sono-leggenda.html"&gt;Io sono Leggenda&lt;/a&gt;" e "The Road", o al sempre verde "Mad Max") qui appare un po’ troppo statica e noiosetta. Il personaggio gira a vuoto e il tragitto verso ovest sembra un po’ illogico (per fare un esempio a un certo punto Eli incontra nuovamente dei personaggi visti in precedenza: come è possibile, ci si chiede, se procede sempre verso ovest?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCJsEq5lkI/AAAAAAAACUo/tf6H-BvXw8E/s1600/images[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553089730808747586" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 121px; CURSOR: hand; HEIGHT: 121px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCJsEq5lkI/AAAAAAAACUo/tf6H-BvXw8E/s200/images%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Buone le interpretazioni. Denzel Washington tiene il film facendo incontrare in campo neutro Ken il guerriero e Malcolm X (non è uno scherzo); più omogeneo Gary Oldman, la cui fine ricorda quella di Scarface; convincenti le protagoniste femminili Mila Kunis (uno schianto) e Jennifer Beals (Flashdance).Ma come si diceva, per trovare mordente bisogna aspettare la seconda metà del film, quando The book of Eli rivela le vere intenzioni: quelle di voler essere un western a metà strada tra Sam Peckinpah e Sergio Leone (con tanto di omaggio musicale a Ennio Morricone fischiettato da uno dei predoni al soldo di Carnagie). Da quel momento in avanti il film, oltre a farsi cinematograficamente più interessante (splendido il piano sequenza per la scena dell’assedio alla casa nel deserto), rivela anche la sua natura mistica. Il messaggio di fede che vuole inviare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Albert e Allan Hughes firmano una parabola sulla speranza. Sul mistero della fede. Sull’incomprensibile che diviene il messaggio universale inviato da Dio e rivolto a tutti. Per spiegarlo, i registi usano un background (quello del futuro post-atomico) per natura flessibile a qualunque tipo di situazione, e in effetti in The Book of Eli c’è un po’ di tutto. Questo a conti fatti il suo unico limite, non necessariamente un difetto. Troppo laborioso. C’è da scommetterci: non verrà capito da nessuno, o quasi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (2010) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3530887385776083315?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3530887385776083315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3530887385776083315' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3530887385776083315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3530887385776083315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/codice-genesi-book-of-eli.html' title='Codice Genesi (The Book of Eli)'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TRCJh8kmzrI/AAAAAAAACUY/MPes65ENv0A/s72-c/Codice-Genesi-Poster-Italia%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1177998938188484088</id><published>2010-12-19T09:31:00.005+01:00</published><updated>2010-12-19T09:42:05.041+01:00</updated><title type='text'>Prince of Persia - Le sabbie del tempo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQ3EDm38gGI/AAAAAAAACUI/4zvEfEqBAhA/s1600/locandina-prince-of-persia%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 138px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5552309481871540322" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQ3EDm38gGI/AAAAAAAACUI/4zvEfEqBAhA/s200/locandina-prince-of-persia%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Mike Newell&lt;br /&gt;Distribuzione: Warner Bros.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esperienza di Mike Newell (regista tra gli altri di "4 matrimoni e un funerale", "Donnie Brasco", "&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/07/harry-potter-e-il-calice-di-fuoco.html"&gt;Harry Potter e il calice di fuoco&lt;/a&gt;") viene messa al servizio di un blockbuster fracassone, ma remunerativo. Quanto meno sulla carta. “Prince of Persia – Le sabbie del tempo” sfrutta niente meno che un trend nato nel 1989 sui personal computer. Nel videogioco in questione si prendevano le vesti di un principe spadaccino che, per salvare in un colpo solo principessa e regno, veniva messo alla prova da numerosi trabocchetti e un cattivissimo visir. Nella trasposizione cinematografica sembra non mancare niente per lanciare una nuova saga cinematografica...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il figlio adottivo del re di Persia viene accusato della morte del padre e cacciato dal regno. Per provare la sua innocenza e scoprire il vero traditore si farà aiutare da una agguerrita principessa, in possesso di un magico pugnale. L’artefatto è in grado di far tornare indietro nel tempo, ma capirne il funzionamento non sarà facile...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQ3EOybI2pI/AAAAAAAACUQ/uYQGaka1UyU/s1600/prince-of-persia-1%255B1%255D.gif"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 125px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5552309673950501522" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQ3EOybI2pI/AAAAAAAACUQ/uYQGaka1UyU/s200/prince-of-persia-1%255B1%255D.gif" /&gt;&lt;/a&gt;Evidentemente alla Disney avevano voglia di lanciare un’altra saga di successo dopo la trilogia dei “I Pirati dei Caraibi”. Gli ingredienti ci sono tutti, e a produrre l’ennesimo giocattolone per tutta la famiglia c’è ancora il noto Jerry Bruckheimer. Un buon cast formato da Jake Gyllenhaal, Ben Kingsley e Alfred Molina dovrebbe assicurare un lavoro ben fatto... se non fosse che la sceneggiatura è tutta da riscrivere. Prince of Persia è il classico film in cui già dalle prime battute ci si rende conto che qualcosa non va. Fiduciosi, si procede nella visione, ma una trama frettolosa e dialoghi tagliati con l’accetta finiscono per confermare la sensazione iniziale. Peccato, perché è evidente lo sforzo produttivo. Il film di Newell gode di grandi effetti speciali e una ambientazione certamente magica. Purtroppo però riferimenti all’Iraq e dialoghi troppo improbabili per il tempo in cui la storia si sviluppa rovinano il grande lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltretutto la recitazione del protagonista Gyllenhaal non convince: l’attore sembra più concentrato a fare pose plastiche e ammiccare, che a recitare. Il premio Oscar Sir Ben Kingsley non si rinnova, proponendo un personaggio simile a quanto visto nel fantasy “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/09/lultima-legione.html"&gt;L’ultima Legione&lt;/a&gt;”. Su tutti spicca Alfred Molina, che aveva le carte in regola per essere il vero protagonista del film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, Prince of Persia è il film che si ispira al videogioco omonimo e che cerca di catturarne l’essenza. Operazione riuscita a metà a causa del debole intreccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (05/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1177998938188484088?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1177998938188484088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1177998938188484088' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1177998938188484088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1177998938188484088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/prince-of-persia-le-sabbie-del-tempo.html' title='Prince of Persia - Le sabbie del tempo'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQ3EDm38gGI/AAAAAAAACUI/4zvEfEqBAhA/s72-c/locandina-prince-of-persia%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1119441386972021256</id><published>2010-12-18T12:10:00.003+01:00</published><updated>2010-12-18T12:14:17.335+01:00</updated><title type='text'>Megamind</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQyXMNB_shI/AAAAAAAACT4/BpumJRwclyU/s1600/megamind_locandina[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5551978676553232914" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 128px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQyXMNB_shI/AAAAAAAACT4/BpumJRwclyU/s200/megamind_locandina%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Tom McGrath&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distruzione: Universal Pictures&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anni fa su Metro City precipitarono due capsule da un altro pianeta. Il destino volle che la prima cadde nel giardino di una famiglia per bene, mentre la seconda nel penitenziario della città. I due bambini contenuti nelle sfere, quindi, una volta adulti, cominciarono a sviluppare le loro incredibili capacità diventando uno Metro Man, l’incarnazione della giustizia; l’altro Megamind, un criminale senza scrupoli.&lt;br /&gt;Oggi. Quando in una battaglia definitiva Megamind uccide Metro Man, si ritrova di colpo solo e con una città ai suoi piedi. E dopo un periodo di spasso, la noia prende il sopravvento. Sconfortato, Megamind in un’altra intuizione geniale decide di cedere dei superpoteri a un umano, così da poter avere di nuovo qualcuno da affrontare in battaglia. Ma a sorpresa l’umano diventa più cattivo di lui…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQyXTejbEfI/AAAAAAAACUA/Qnz-nQqGR1s/s1600/Megamind%28movie_wallpaper_pictures_photo_pics_poster%29%28050610201629%29Megamin_1%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5551978801515926002" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 100px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQyXTejbEfI/AAAAAAAACUA/Qnz-nQqGR1s/s200/Megamind%2528movie_wallpaper_pictures_photo_pics_poster%2529%2528050610201629%2529Megamin_1%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel bene e nel male, i riflettori del cinema continuano a tenere un faretto puntato sul tema dei supereroi. E così ecco che nasce anche “Megamind”, un cartone sicuramente divertente, con punte di ironia notevoli e delle scelte narrative da capogiro, ma anche piuttosto stancante. Volendo essere sintetici, si potrebbe dire che “Megamind” è l’ennesimo cartone divertente e spassoso, adatto a tutta la famiglia e quindi da consigliare senza remore. Purtroppo però va fatta anche una considerazione a corredo del tutto perché il cartone diretto da Tom McGrath, lo stesso di “Madagascar”, mostra abbastanza chiaramente il fianco a una certa stanchezza di fondo. Ci si chiede alla fine della proiezione se sia giusto provarle proprio tutte per spremere un tema fino al midollo. Fin anche a prendere in giro il tema stesso. La sua iconografia, il suo immaginario, la sua identità come elemento del fantastico. Qui si ride bellamente dell’immaginario di Superman. Metro Man ne è una incarnazione evidente, mentre Megamind è un possibile alter ego di Lex Luthor, ma naturalmente più grottesco. Ecco, il punto è che sfugge un po’ il senso di tale operazione. Perché ridere di una fantasia? Cosa si vuole dimostrare? Cosa si vuole davvero dire di nuovo? Forse nulla, e forse sono solo domande espresse da un vecchio lettore romantico e un po’ infastidito. Però, è evidente che nell’animazione della Dreamworks, a differenza di quella della Pixar, manca generalmente un po’ di rispetto nel portare avanti il racconto. C’è una certa strafottenza di fondo. E se pure si ride sulle prime, poi viene voglia di smettere, come se si stesse ridendo di qualcuno, o qualcosa, che non può difendersi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (12/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1119441386972021256?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1119441386972021256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1119441386972021256' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1119441386972021256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1119441386972021256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/megamind.html' title='Megamind'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQyXMNB_shI/AAAAAAAACT4/BpumJRwclyU/s72-c/megamind_locandina%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6062126155483539706</id><published>2010-12-17T13:44:00.004+01:00</published><updated>2010-12-17T13:50:00.666+01:00</updated><title type='text'>The Tourist</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQtbqZupJQI/AAAAAAAACTw/CMXmbS-jXFA/s1600/db2f5_TheTouristlocandinaitaliana[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5551631749683422466" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 157px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQtbqZupJQI/AAAAAAAACTw/CMXmbS-jXFA/s200/db2f5_TheTouristlocandinaitaliana%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Florian Henckel von Donnersmarck &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: 01 Distribuzione&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fiacchissimo questo “The Tourist”, diretto dal distaccato Florian Henckel von Donnersmarck. Se non fosse per la coppia inedita Johnny Depp e Angelina Jolie, il film probabilmente non avrebbe neppure motivo di essere proposto nelle sale. Ma possono bastare due mostri sacri del loro calibro a salvare la baracca? Sorpresa, la risposta è no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La donna del mistero del film si chiama Elise. Bellissima, enigmatica, sfuggente. L’Interpol gli è alla calcagna e lei, per far sviare le tracce, decide di coinvolgere nella sua fuga anche il turista Frank, matematico dal Wisconsin Tennesse. Da Parigi a Venezia con sottofondo romantico, ma il colpo di scena è in agguato…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A voler essere cattivelli si potrebbe affermare che “The Tourist” pare uscire da un libro della collezione Harmony. Ci sono due protagonisti bellissimi quanto improbabili; l’incontro fatale; la mafia russa; gli inseguimenti; e i baci rubati… Il cuore forse sospira un po’ leggendolo sulle pagine di un libro, ma al cinema il tutto si fa macchiettistico e molto, ma molto stancante. Non bastano certamente due mostri sacri (sprecati) a rendere plausibile un film che arranca già dalle prime pagine, pardon scene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A peggiorare le cose, inoltre, ci si mettono anche gli attori italiani, come al solito relegati a ruoli di comparse come già visto in altri film pure recenti come “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/american.html"&gt;The American&lt;/a&gt;”. Nino Frassica, Raul Bova, Cristian De Sica, sono solo alcuni dei numerosi nomi nostrani che popolano la pellicola con esiti altalenanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, se avete voglia di vedere i due divi insieme e in azione, fatevi avanti. Bisogna ricordare però che alle volte continuare a sognare risparmia da cocenti delusioni...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (12/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6062126155483539706?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6062126155483539706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6062126155483539706' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6062126155483539706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6062126155483539706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/tourist.html' title='The Tourist'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQtbqZupJQI/AAAAAAAACTw/CMXmbS-jXFA/s72-c/db2f5_TheTouristlocandinaitaliana%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-130804765683333310</id><published>2010-12-17T12:46:00.006+01:00</published><updated>2010-12-17T12:54:50.794+01:00</updated><title type='text'>Le cronache di Narnia - Il viaggio del Veliero</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQtOSHDoSTI/AAAAAAAACTg/iXv8MCGt-e8/s1600/il%20viaggio%20del%20veliero[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5551617038703151410" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQtOSHDoSTI/AAAAAAAACTg/iXv8MCGt-e8/s200/il%252520viaggio%252520del%252520veliero%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Michael Apted&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: 20th Century Fox&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si torna a Narnia a vele spiegate. E sì, perché al terzo tentativo, dopo un &lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/09/le-cronache-di-narnia-il-leone-la.html"&gt;primo episodio&lt;/a&gt; affascinante ma stancante, e &lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/08/le-cronache-di-narnia-il-principe.html"&gt;un secondo&lt;/a&gt; fiacco e trascurabile, “Le Cronache di Narnia” di C.S. Lewis si fanno finalmente davvero avvincenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lucy e Edmond, ora adolescenti, si trovano in compagnia dell’odioso cugino Eustace quando il quadro che rappresenta un veliero in mare aperto, magicamente, li trasporta nel Regno di Narnia. I tre ritroveranno il principe Caspian in un’avventura ai confini del mondo che li avvicinerà di un altro passo alla maturità…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michael Apted, il regista di action come “007 - Il mondo non basta” e “Extreme Measures - Misure estreme”, dirige con mano molto aggressiva questo terzo episodio delle Cronache di Narnia. Il risultato è di quelli che abbagliano. Mai come in questo caso il mondo di Narnia scintilla di magia e incantesimi, e non sono poche le volte in cui lo spettatore si scopre a bocca spalancata davanti tanta meraviglia. Inoltre, malgrado permanga l’impronta disneyana che vuole (anche giustamente) il fantasy creato da Lewis nei lontani anni Cinquanta più indirizzato a un pubblico di giovanissimi, il retaggio che si porta dietro il regista finisce per plasmare “Il viaggio del Veliero” rendendolo un tripudio visivo adatto a tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQtOXyDGaMI/AAAAAAAACTo/Mm3qnn9UpCc/s1600/Le-cronache-di-Narnia-Il-viaggio-del-veliero-Foto-Dal-Film-01_mid[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5551617136143001794" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 184px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQtOXyDGaMI/AAAAAAAACTo/Mm3qnn9UpCc/s200/Le-cronache-di-Narnia-Il-viaggio-del-veliero-Foto-Dal-Film-01_mid%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Bravi anche gli interpreti. Ben Barnes, il principe Caspian, vuoi anche per la barba appare più adulto e convincente che nell’altro film. I due protagonisti Skandar Keynes e Georgie Henley hanno invece, finalmente, lo spazio per poter emergere. E lo fanno con grande convinzione, spiccando sugli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avete voglia di sognare sotto le feste, insomma, “Le cronache di Narnia – Il viaggio del Veliero” vi offre una buona occasione per farlo. Non pensateci e salite a bordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (12/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-130804765683333310?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/130804765683333310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=130804765683333310' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/130804765683333310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/130804765683333310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/le-cronache-di-narnia-il-viaggio-del.html' title='Le cronache di Narnia - Il viaggio del Veliero'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQtOSHDoSTI/AAAAAAAACTg/iXv8MCGt-e8/s72-c/il%252520viaggio%252520del%252520veliero%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4878074558728661284</id><published>2010-12-10T13:42:00.003+01:00</published><updated>2010-12-10T13:45:10.280+01:00</updated><title type='text'>I due presidenti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQIguyhtN7I/AAAAAAAACTY/n36JVtB0mqA/s1600/i-due-presidenti%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5549033679083091890" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 142px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQIguyhtN7I/AAAAAAAACTY/n36JVtB0mqA/s200/i-due-presidenti%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Richard Loncrain&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Medusa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evidentemente c’è un motivo per cui i film incentrati su figure politiche durano in media due ore e mezza cadauno. E ce lo spiega inavvertitamente il regista Richard Loncrain, che si vede insignito dell’onere di concludere l’ideale trilogia sul primo ministro inglese Tony Blair ideata da Peter Morgan. Dopo “The Deal” e “The Queen”, entrambe diretti da Stephen Frears, arriva questo “I due presidenti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia della relazione speciale che si è instaurata tra il presidente Clinton e Tony Blair, entrambi di centro sinistra. Dallo scandalo Lewinsky, all’intervento della Nato nel Kossovo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come per i precedenti due film, anche in questo caso il prodotto finale è più che altro televisivo. Ciò che rimane alla fine della pellicola è la sensazione di essere andati troppo di fretta. Di aver ascoltato una storia, ma amputata di vari episodi. Il problema è allora effettivamente la mancanza di un respiro narrativo equilibrato, che si esige da una trama che vuole coprire circa dieci anni della nostra storia recente. Il film di Loncrain (un'oretta e mezza scarsa) cerca di ovviare al problema inserendo scene di vita coniugale che, per quanto gradevoli e simpatiche, poco c’entrano con la descrizione della forte amicizia che vi è stata tra i due personaggi descritti. Inoltre c’è da dire che sia Clinton che Blair non escono proprio bene da questa rappresentazione, e c’è da dubitare sul fatto che fosse un effetto voluto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, bravi quindi solo i due protagonisti. Dennis Quaid forse è un po’ troppo caricaturale, ma supera la prova con mestiere. Michael Sheen invece conferma le sue incredibili capacità interpretative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (12/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4878074558728661284?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4878074558728661284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4878074558728661284' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4878074558728661284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4878074558728661284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/i-due-presidenti.html' title='I due presidenti'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TQIguyhtN7I/AAAAAAAACTY/n36JVtB0mqA/s72-c/i-due-presidenti%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4301445884214743616</id><published>2010-12-04T09:28:00.004+01:00</published><updated>2010-12-04T10:14:00.455+01:00</updated><title type='text'>The Poughkeepsie tapes</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPoF-HXM6tI/AAAAAAAACTI/Ei0SFB0-Kb0/s1600/poughkeepsie-tapes%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 146px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5546752455746579154" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPoF-HXM6tI/AAAAAAAACTI/Ei0SFB0-Kb0/s200/poughkeepsie-tapes%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2007&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: John Erick Dowdle&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ecco un bell'esempio di mockumentary. Anzi, ecco forse l'esempio migliore finora realizzato. Si chiama "The Poughkeepsie tapes" ed è diretto dal regista divenuto poi famoso per il remake (un pochino inutile) di "Rec", "Quarantine". John Erick Dowdle mette in scena il finto (vale la pena ricordarlo spesso...) reportage dell'FBI sul cosiddetto "Macellaio di Poughkeepsie", ridente cittadina a nord di New York. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una squadra di agenti, dopo anni di ricerche, riescono alla fine ad arrivare all'abitazione del pazzo omicida di decine di persone tra uomini donne e bambini, ma invece dell'uomo trovano un archivio di centinaia di cassette dove lo psicopatico ha ripreso le sue vittime mentre venivano torturate. Non avete idea di cosa vi aspetti...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPoGHlet2cI/AAAAAAAACTQ/yjsZXspz9Fw/s1600/VignettePoughkeepsie%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 128px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5546752618449983938" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPoGHlet2cI/AAAAAAAACTQ/yjsZXspz9Fw/s200/VignettePoughkeepsie%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Varie cose da dire. Innanzitutto è un ottimo esempio di mockumentary perchè ne incarna tutte le caratteristiche. C'è il tono documentaristico, naturalmente, con le interviste ai protagonisti della vicenda; c'è il ritrovamento di materiale scottante, spesso una cassetta (in questo caso è da leggere al plurale); c'è l'aspetto mitico del racconto, dove il mostro diventa una figura quantomai astratta e sfuggente, implacabile e terribile; e c'è infine il confronto diretto con il pubblico seduto in sala, che assiste disarmato e impreparato all'orrore. Su quest'ulitimo punto c'è da lodare "The Pughkeepsie tapes", inoltre, perchè riesce con precisione chirurgica ad assecondare le aspettative, senza mai tentennare o tirarla per le lunghe. Esemplare a proposito la vicenda della vittima numero uno, una ragazza di nome Cheryl che finisce per incarnare l'incubo più grande di tutte: la catarsi con il mostro, metafora evidente del genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Inoltre, il film di John Erick Dowdle, non filma lo splatter. Il regista sceglie di non indugiare sull'aspetto "torture-porn" della storia, ma di giocare, se così possiamo dire, con la paura allo stato più elementare. Ci sono urla, ci sono squartamenti, ci sono bambini colpiti a morte, anche stupri di cadaveri, ma il film ti porta più a immaginarlo, che a vederlo. E' questo, a suo modo, è un risultato suggestivo quanto inquietante.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E ancora. Si potrebbe tirare in mezzo il "V for Vendetta" di Alan Moore, perchè il rapporto tra vittima e carnefice è molto simile, corredato di maschere, a quello rappresentato dal fumetto prima e dal film poi, diretto dei fratelli Wachowski. Si potrebbe evidenziare la cura con cui il racconto è descritto. Si potrebbero citare anche altre pellicole come "Il silenzio degli innocenti" o "Psycho". Si potrebbe infine sottolineare come sia la morbosità a vincere, che lega chi guarda a ciò che sta guardando. E della incapacità di farne a meno. Fa paura, come l'aspettarsi un seguito.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (12/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4301445884214743616?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4301445884214743616/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4301445884214743616' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4301445884214743616'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4301445884214743616'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/poughkeepsie-tapes.html' title='The Poughkeepsie tapes'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPoF-HXM6tI/AAAAAAAACTI/Ei0SFB0-Kb0/s72-c/poughkeepsie-tapes%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-5143397924264000226</id><published>2010-12-02T15:08:00.007+01:00</published><updated>2010-12-02T15:43:40.418+01:00</updated><title type='text'>L'ultimo esorcismo - The Last Exorcism</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPepAznEadI/AAAAAAAACS4/aC2MBYKNz4Y/s1600/LastExorcism_1Sht_Wall_FM1%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5546087297449224658" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 135px; height: 200px;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPepAznEadI/AAAAAAAACS4/aC2MBYKNz4Y/s200/LastExorcism_1Sht_Wall_FM1%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Daniel Stamm&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Eagle Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I mockumentary, come sotto genere cinematografico, hanno l’indubbio pregio di costare poco e incassare molto. E se pure incassano poco nelle sale, alla fine tra homevideo e compagnia bella si rientra della spesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il reverendo Cotton Marcus è un predicatore che ha perso la fede, soprattutto a causa del fatto d’aver visto molti, ma molti casi di possessione rivelatasi poi dei falsi. Quando viene chiamato in Louisiana per l’ennesima ragazza che si crede sia posseduta dal diavolo, Marcus mette su una troupe cinematografica e decide di provare che il cosiddetto diavolo non esiste. Solo suggestione, dice. Sarà, ma la ragazzina è capace di salire sui muri…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parlava di marketing, all’inizio della recensione, perché, purtroppo, da dire sull’ennesima produzione furbetta c’è poco altro. Il mockumentary dovrebbe farsi via via più interessante con la visione. Quando si parla di “The Blair Witch Project”, ad esempio, si ricorda la crescente tensione, l’angosciante ambientazione, il finale a effetto. In “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/lake-mungo.html"&gt;Lake Mungo&lt;/a&gt;”, per farne un altro, si parla di improvvisi colpi di scena nello svolgimento del racconto, di trama ben costruita, di retroscena interessanti. E persino in film più tecnici, ma che hanno sfruttato lo stesso escamotage narrativo come “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/02/rec.html"&gt;Rec&lt;/a&gt;”, si rimane colpiti della efficacia della resa. Nel film di Daniel Stamm, invece, non solo abbiamo una trama piuttosto scontata, ma anche una cattiva messa in scena. Non vengono risparmiati i classici errori di forma, quindi, come inquadrature sfocate, riprese traballanti, penombra quasi onnipresente, così da rendere una visione già pesante, persino più stancante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPepTHdMB3I/AAAAAAAACTA/rSADzC7ppiI/s1600/The-Last-Exorcism-Poster-Inghilterra%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5546087612014135154" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px; width: 200px; height: 150px;" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPepTHdMB3I/AAAAAAAACTA/rSADzC7ppiI/s200/The-Last-Exorcism-Poster-Inghilterra%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ma quello che Daniel Stamm fa, è commettere un errore a monte di tutto il film. Cioè alla base dell’idea. In “The Last Exorcism” non si parla di un documentario fatto da un prete vero su una possessione vera, che sarebbe stato interessante da vedere. Si racconta invece di un documentario falso su un reverendo falso che fa un esorcismo falso su una ragazza non posseduta. E considerando che tutto questo lo scopriamo nei primi dieci minuti di film, la domanda è: perché continuare a stare davanti lo schermo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarebbe da dire un'ultima cosa, che riguarda il finale a sorpresa con la possibilità di un seguito. Ma evitiamo perché questo non è cinema, è solo marketing.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-5143397924264000226?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/5143397924264000226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=5143397924264000226' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5143397924264000226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5143397924264000226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/12/lultimo-esorcismo-last-exorcism.html' title='L&apos;ultimo esorcismo - The Last Exorcism'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TPepAznEadI/AAAAAAAACS4/aC2MBYKNz4Y/s72-c/LastExorcism_1Sht_Wall_FM1%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-897852068215320545</id><published>2010-11-25T13:25:00.008+01:00</published><updated>2010-11-26T11:57:37.159+01:00</updated><title type='text'>Harry Potter e i doni della morte - Parte I</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TO5WdXQcv3I/AAAAAAAACSY/MXcptiU17ZI/s1600/poster_harrypotter-hallows%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5543463253798862706" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 135px; height: 200px;" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TO5WdXQcv3I/AAAAAAAACSY/MXcptiU17ZI/s200/poster_harrypotter-hallows%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Regia: David Yates&lt;br /&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Distribuzione: Warner Bros.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diviso in due parti squisitamente per motivi di marketing, “Harry Potter e i doni della morte” si presenta al grande pubblico sotto la direzione del regista David Yates, lo stesso che aveva firmato i precedenti due episodi dedicati al maghetto di Hogwarts. Questa volta il risultato sembra essere più pulito e omogeneo, anche se bisognerà attendere un pochino per poter dare un giudizio davvero esaustivo, quando nei cinema uscirà la seconda e conclusiva parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caduta delle mani di Voldemort, oscuro signore deciso a far prevalere i maghi di sangue puro su quelli di sangue misto, Hogwarts è letteralmente assediata dalle forze del male. Harry Potter, anche a seguito della morte di Silente, è costretto a nascondersi e cercare gli horcrux, artefatti che contendono una parte della malvagità del signore della morte. Distruggendoli, potrà indebolire Voldenort e avere la sua chance per prevalergli. Ma l’impresa è ardua…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TO5YRxzpiAI/AAAAAAAACSw/beVmU6c1ghE/s1600/Harry-Potter-e-i-Doni-della-Morte-Character-Poster-10%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5543465253790648322" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px; width: 125px; height: 200px;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TO5YRxzpiAI/AAAAAAAACSw/beVmU6c1ghE/s200/Harry-Potter-e-i-Doni-della-Morte-Character-Poster-10%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;John Ford sosteneva che le cose migliori da dirigere per un regista sono: un paesaggio, una coppia che balla, e un cavallo in corsa. E se non fosse per la mancanza del cavallo, sembrerebbe che Yates si sia aggrappato proprio a tale detto per dirigere la prima parte di “Harry Potter e i doni della morte”. Ispirato anche dal fatto che il settimo libro fosse il più piratesco della saga, quello a cui la Rowling aveva concesso più azione e cambi di prospettiva, David Yates si perde nella profondità dei paesaggi desolati e nelle scenografie di ispirazione futurista. Il risultato è un film visivamente intrigante e narrativamente coinvolgente, anche per quelli che non sono cresciuti a pane e Harry Potter. Certo, questi ultimi troveranno qualche difficoltà a seguire i ragionamenti della bella Hermione per ricollegare tutti i retroscena della saga, ma comunque apprezzeranno la lampante efficacia di una trama che ricollega tutto. Ogni piccolo particolare visto in precedenza e rimasto ancora senza spiegazione. Ritroviamo così personaggi che sembravano essere lasciati da parte, oggetti magici utilizzati nelle primissime avventure, e vecchie locazioni che celano ancora qualche oscuro angolo nascosto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TO5W5x15QRI/AAAAAAAACSo/mRUZF5KD32Y/s1600/Part+1+Harry+Potter+Deathly+Hallows+%285%29%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5543463741971579154" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px; height: 125px;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TO5W5x15QRI/AAAAAAAACSo/mRUZF5KD32Y/s200/Part%2B1%2BHarry%2BPotter%2BDeathly%2BHallows%2B%25285%2529%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel marasma di situazioni che la trama offre, David Yates riesce poi a confezionare la scena che, forse pure involontariamente, dà un effettivo senso a tutta l’operazione chiamata Harry Potter. La scena del ballo nella tenda tra Harry e Hermione, con il primo che riesce, malgrado la morte e la desolazione che lo circondano, a trovare il tempo di scherzare timidamente con l’amica, è toccante e meta-cinematografica. Sembrano due adolescenti che si scoprono adulti dopo una lunga avventura. E probabilmente è davvero così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-897852068215320545?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/897852068215320545/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=897852068215320545' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/897852068215320545'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/897852068215320545'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/harry-potter-e-i-doni-della-morte-parte.html' title='Harry Potter e i doni della morte - Parte I'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TO5WdXQcv3I/AAAAAAAACSY/MXcptiU17ZI/s72-c/poster_harrypotter-hallows%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6389613916672988343</id><published>2010-11-12T13:00:00.006+01:00</published><updated>2010-11-12T13:10:45.653+01:00</updated><title type='text'>The Social Network</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0tqYrwauI/AAAAAAAACSA/_fpjCYzmDLY/s1600/the-social-network-movie-poster[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5538633322939312866" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 142px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0tqYrwauI/AAAAAAAACSA/_fpjCYzmDLY/s200/the-social-network-movie-poster%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: David Fincher&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Sony Pictures &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Piuttosto inaspettatamente David Fincher racconta con “The Social Network” una storia di solitudine estrema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2004 Mark Zuckerberg ha l’intuizione di inventare una pagina web in cui confrontare e votare le ragazze più belle di Harvard. Nel giro di poche ore, il sito ha talmente tanti accessi da mandare in tilt tutto il sistema di connessione dell’università e Mark diventa famoso. Il giovane decide così di sviluppare quell’idea, espanderla, evolverla e trasformarla in Facebook, il sito internet più cliccato al mondo. Le battaglie legali per la paternità dell’idea non mancheranno…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0uTyTqk9I/AAAAAAAACSI/eTjpqUUvmos/s1600/the-social-network-film-5[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5538634034192225234" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 134px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0uTyTqk9I/AAAAAAAACSI/eTjpqUUvmos/s200/the-social-network-film-5%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La splendida pellicola di David Fincher è una specie di “tribunal film” con protagonisti dei giovani ventenni miliardari e agguerritissimi. Tra flashback e lotte legali con il coltello tra i denti, il film procede “fluidissimo” e senza impacci mostrando l’ascesa del futuro miliardario Zuckerberg. E indubbiamente, in questo aspetto, sta anche la forza del film: quello di riuscire a tratteggiare l’ambiguità del protagonista. Un nerd, un vero disadattato, un asociale che ha cambiato radicalmente il concetto di “amicizia” creando una cosa che ne semplificasse il valore rendendolo accessibile anche (e forse soprattutto) a quelli come lui. E’ la voglia di rivalsa a muovere il personaggio. E’ la rabbia, senza mezzi termini, a motivarlo. Questi sentimenti lo porteranno a tentare il colpaccio alle spese di amici (pochi) e conoscenti (molti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sappiamo dire se l’attore che dà il volto a Zuckerberg, Jesse Eisemberg, appaia così inespressivo per scelta o per incapacità. A ogni modo la sua caratterizzazione appare convincente. Bravo anche Justin Timberlake nel ruolo del papà di Napster: una vera chicca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0ueTYqImI/AAAAAAAACSQ/bxgUEKIqcD8/s1600/0930-Film-Review-The-Social-Network_full_600[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5538634214870229602" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0ueTYqImI/AAAAAAAACSQ/bxgUEKIqcD8/s200/0930-Film-Review-The-Social-Network_full_600%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;“The Social Network” è film costruito su diversi piani, e questo è sicuramente il suo punto di forza. Fatto di numerosi strati significativi che ne amplificano il valore e ne complicano la lettura, anche filmica, il lavoro di David Fincher appare come un’analisi distaccata e profonda più dell’uomo “facebook” che dell’oggetto. Non dà giudizi di sorta, ma lascia intendere chiaramente la pena che prova nel vederlo da solo davanti alla scrivania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6389613916672988343?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6389613916672988343/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6389613916672988343' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6389613916672988343'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6389613916672988343'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/social-network.html' title='The Social Network'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0tqYrwauI/AAAAAAAACSA/_fpjCYzmDLY/s72-c/the-social-network-movie-poster%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-7031202941669321505</id><published>2010-11-12T11:19:00.003+01:00</published><updated>2010-11-12T11:23:17.624+01:00</updated><title type='text'>Unstoppable - Fuori controllo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0VQPzFECI/AAAAAAAACRw/miHUjEvmP9o/s1600/Unstoppable+Train[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5538606485598441506" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 135px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0VQPzFECI/AAAAAAAACRw/miHUjEvmP9o/s200/Unstoppable%2BTrain%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Tony Scott&lt;br /&gt;Distribuzione: 20th Century Fox&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il cinema di Tony - Anthony - Scott ha ormai da tempo preso una deriva, potremmo dire, “popolare”. Spieghiamoci. Esaurite le idee sulla serie spy-story, e finiti gli esperimenti cinetici con protagonisti cacciatrici di taglie (“Domino”) o ex guardie del corpo alcolizzate (“Man on Fire”), ora il regista di cult come “Top Gun” e “Spy Game”, da qualche tempo si è messo alle prese con l’America post 11 settembre. Quella che vede come protagonisti persone umili (pompieri, autisti, controllori, ecc.) al centro di situazioni di panico. Il precedente “Pellham 123 – Ostaggi in metropolitana” in qualche modo si potrebbe definire come un antefatto, un prequel ideale di questo “Unstoppable – Fuori controllo”. Abbiamo infatti lo stesso protagonista, l’attore feticcio Denzel Washington; abbiamo una ambientazione similare, lì la metropolitana, qui i treni; e abbiamo persino una struttura narrativa che, volendo essere pignoli, Tony Scott ricalca pedissequamente ormai da una decina d’anni, con rare variazioni sul tema. Parliamo in questo caso della cosiddetta “storia commentata”: praticamente intendiamo un film in cui non solo vediamo ciò che sta accadendo, ma vari personaggi esterni alla vicenda, la commentano come fossero a un talk show, spesso osservando a loro volta la situazione da un televisore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In “Unstoppable – Fuori controllo” abbiamo tutto questo. Due personaggi, attori bravi ma francamente poco credibili nel ruolo come Washington e il giovane Chris Pine, si ritrovano a essere l’ultima speranza di fermare un treno in corsa finito per errore umano accidentalmente fuori controllo. Naturalmente non mancano i cliché del genere: il treno in questione trasporta materiale altamente tossico / infiammabile, viaggia contromano ed è diretto a tutta velocità verso un quartiere altamente popolato di famigliole felici. Il panico sale, ma non in sala…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0VaYad2KI/AAAAAAAACR4/hcUAlEEXba4/s1600/Unstoppable+Film%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5538606659709819042" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 162px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0VaYad2KI/AAAAAAAACR4/hcUAlEEXba4/s200/Unstoppable%2BFilm%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il problema è che Tony Scott propone un soggetto fuori tempo massimo per i film d’azione di oggi. Il suo “Unstoppable” poteva andar bene dieci, forse anche venti anni fa, ma adesso appare più che altro come il riciclo stanco di idee già viste. Il protagonista corre sui vagoni, c’è la coppia di incapaci che mandano tutto in malora, c’è l’ ex marine che fallisce nel tentativo di salvare tutti, il capo delle operazioni è un inetto, e la bella di turno (Rosario Dawson) – guarda un po’ – è intelligente e sa pure ammiccare. Insomma la sagra del già visto. Anche la regia, in questo caso, non è poi così convincente come molti film precedenti. Tony Scott poteva fare anche film dal soggetto “traballante” (pensiamo allo stesso “Domino” o “Deja Vu”), ma innegabilmente li confezionava con una regia di carattere. Idee visive chiare, espressioni della sua idea di Cinema. In questo caso la sua mano appare un po’ più stanca, meno ispirata che del solito. Realizza così un film che ha di buono solo l’idea che sono le persone comuni a trainare la Storia. Non quella di Hollywood, ma quella del Mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-7031202941669321505?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/7031202941669321505/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=7031202941669321505' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7031202941669321505'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7031202941669321505'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/unstoppable-fuori-controllo.html' title='Unstoppable - Fuori controllo'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TN0VQPzFECI/AAAAAAAACRw/miHUjEvmP9o/s72-c/Unstoppable%2BTrain%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3231959454962176483</id><published>2010-11-10T14:19:00.007+01:00</published><updated>2010-11-10T14:56:39.134+01:00</updated><title type='text'>Lake Mungo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5537916619103319330" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 139px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNqh0u1itSI/AAAAAAAACRg/Wb-wJa9QQac/s200/lake_mungo%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;Anno: 2008&lt;br /&gt;Regia: Joel Anderson&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se state cercando un film - un po' horror un po' documentario - che vi lasci esterrefatti, allora "Lake Mungo" è ciò che fa per voi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Australia, 2005. La storia incredibile della famiglia Palmer, travolta dalla morte della più giovane di casa, Alice, vittima di un incidente durante una gita al lago. I genitori e il fratello elaborano il lutto; finiranno per scoprire segreti incoffessati...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al suo esordio come regista di un lungometraggio (suo soltanto un corto del 2002) Joel Anderson firma un mockumentary non solo intrigante, ma anche decisamente intelligente. Questo perchè "Lake Mungo" sfrutta con grande mestiere un tema piuttosto abusato nella storia del cinema: la casa infestata, e lo rielabora portando all'estremo quella che, sulle prime, appare come una banalissima storia di fantasmi. Difficile, per chi scrive, non anticipare nulla della trama, anche perchè così facendo si rovina molto della sorpresa (fortissima) che si ha vedendo il film. Il punto, volendo stringere il cappio, è che "Lake Mungo" raccontando i fatti attraverso la tecnica del documentario (con i presunti protagonisti della vicenda che parlano per interviste), va a toccare corde inaspettate. Nell'alternarsi di foto e filmati inquietanti, si finisce per parlare dell'elaborazione del lutto; di segreti nell'adolescenza; della famiglia intesa, però, come nucleo assente, e non presente, nella vita di tutti i giorni di una giovane ragazza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNqi1FpNSTI/AAAAAAAACRo/epq5eKnGxfo/s1600/lakemungo2[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5537917724737227058" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 112px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNqi1FpNSTI/AAAAAAAACRo/epq5eKnGxfo/s200/lakemungo2%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non è Alice a mancare, sembra suggerire il documentario, ma la famiglia stessa. Assente il giorno della scomparsa, assente prima, e assente dopo il fattaccio: alla continua ricerca di una identità. Una eterna corsa per un riconoscimento da parte di quella figlia che, pur facendone parte, sembra esserne estranea. E' l'adolescenza, con i suoi misteri e i suoi fantasmi che attendono solo di essere scoperti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una Australia cinematograficamente sempre interessante ("Lake Mungo" è l'ennesima produzione indipendente) Joel Anderson è disturbante, inquietante e un po' sadico. E "Lake Mungo" è un gran film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3231959454962176483?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3231959454962176483/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3231959454962176483' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3231959454962176483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3231959454962176483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/lake-mungo.html' title='Lake Mungo'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNqh0u1itSI/AAAAAAAACRg/Wb-wJa9QQac/s72-c/lake_mungo%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4792136707089848595</id><published>2010-11-09T10:00:00.010+01:00</published><updated>2010-11-09T11:15:29.171+01:00</updated><title type='text'>Grotesque (Gurotesuku)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNkdDfN8XwI/AAAAAAAACRQ/0RVgmh0vn3E/s1600/grotes10[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5537489162585530114" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 142px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNkdDfN8XwI/AAAAAAAACRQ/0RVgmh0vn3E/s200/grotes10%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2009&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Koji Shiraishi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Koji Shiraishi è regista che ha un passato di cinema horror. Suoi film come "Carved" (2007) o "Noroi" (2005), alcuni dei quali poi ripresi da registi occidentali (si pensi proprio a "Carved" e all'italiano "Smile" del 2009). Con "Grotesque" Shiraishi propone la sua idea di torture porn, estremizzando il fattore splatter (che qui raggiunge punte notevoli), ma forse lasciandosi prendere troppo la mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Due giovani al loro primo appuntamento vengono aggrediti da un pazzo. I due malcapitati si risvegliano legati a una tavola di legno di uno scantinato, e lì subiranno torture di ogni tipo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In "Grotesque" non c'è niente che giustifichi il gesto o la dimensione dell'orrore che stiamo vedendo. Tutto è ridotto all'osso e privo di senso: trama essenziale, dialoghi deliranti (sia del maniaco che delle vittime), scene di amputazioni (dagli arti al sesso) senza filtro... Dimentichiamoci quindi l'ipocrisia narrativa di un "Hostel", in cui ti affezioni a un personaggio per poi "godere" nei momenti in cui questo viene torturato. Scordiamoci la falsità registica di talune produzioni occidentali, che gioca con lo splatter facendoti vedere solo "quello che si può mostrare in una società civile". Tutte sciocchezze, sembra dire Shiraishi, qui c'è l'orrore. Nel film dei due giovani non gliene frega niente a nessuno e anzi, la loro innocenza - "grottesca", per l'appunto, e molto "giapponese" - che li porta a credere (su un lettino e mutilati di vari arti) della bontà del loro carnefice, alla fine spinge lo spettatore a "tifare" per il maniaco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNkdWPSMMZI/AAAAAAAACRY/LGqBCGne3Q8/s1600/gurotesuku_mb01[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5537489484725891474" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 133px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNkdWPSMMZI/AAAAAAAACRY/LGqBCGne3Q8/s200/gurotesuku_mb01%255B1%255D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ovvio, è tutto simbolico, ma purtroppo la regia di Shiraishi non è all'altezza degli intenti. Nel suo "Grotesque" si evince la volontà di criticare il sistema sociale giapponese (con la scena, fortissima, della masturbazione a schizzo), o persino la storia del Paese (nel finale una musica patriottica commenta il delirio sanguinolento), con una operazione che echeggia i capolavori dei connazionali Koji Wakamatsu o Takashi Miike. Il punto è che la tecnica di Shiraishi non raggiunge quegli standard qualitativi e il suo lavoro - interessante ma televisivo - viene invece interpretato come una scopiazzatura di altri torture porn, occidentali e non.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4792136707089848595?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4792136707089848595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4792136707089848595' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4792136707089848595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4792136707089848595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/grotesque-gurotesuku.html' title='Grotesque (Gurotesuku)'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNkdDfN8XwI/AAAAAAAACRQ/0RVgmh0vn3E/s72-c/grotes10%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-2523479979905606497</id><published>2010-11-05T17:07:00.002+01:00</published><updated>2010-11-05T17:10:21.652+01:00</updated><title type='text'>Vuelve a la vida</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNQsHzIxYyI/AAAAAAAACRA/hKBOvTi8Aw4/s1600/posterPOST-206x300[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5536098354442887970" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 137px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNQsHzIxYyI/AAAAAAAACRA/hKBOvTi8Aw4/s200/posterPOST-206x300%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Carlos Hagerman&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il regista Carlos Hagerman si ritrova nel suo Messico a raccontare le gesta di Long Dog, marinaio leggendario le cui gesta sono entrate nel mito. Donnaiolo, sempre sbronzo, capace di restare sott'acqua anche 4 minuti, Hilario Martinez, meglio conosciuto come Pejo Largo o Long Dog (chiamato così sia perchè era molto alto, sia perchè il termine "long", lungo, in messicano si interpreta anche volgarmente come "gradasso", o "gonfiato") viene ricordato con accorato affetto nelle spiagge di Acapulco per aver cacciato un gigantesco squalo tigre ed esserne uscito incolume.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Vuelve a la vida" (Back to life) è sia il titolo del film, sia il nome di uno speciale cocktail a base di pesce fresco, noto in Messico per la sua capacità di far passare sbronze epocali. La scelta del titolo, quindi, diviene assai simbolico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il racconto di Hagerman, alla sua seconda prova dopo "Los que se quedan" (2008), si fa da subito piuttosto grottesco e l'aria del Messico riporta alla vita (un po' come suggerisce il titolo del film) le suggestioni di un'era dell'oro che oggi non c'è più. A ogni modo, il film è un romanzo impossibile, nato come un documentario sulla caccia allo squalo e diventato, quasi subito a sentire il regista, un inno alla gioia di vivere e alla goliardia. Le sbronze, le scazzottate, le donne, il mare, e gli squali. Quando realtà e leggenda divengono una cosa sola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-2523479979905606497?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/2523479979905606497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=2523479979905606497' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2523479979905606497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2523479979905606497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/vuelve-la-vida.html' title='Vuelve a la vida'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNQsHzIxYyI/AAAAAAAACRA/hKBOvTi8Aw4/s72-c/posterPOST-206x300%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-5977188072078652616</id><published>2010-11-05T13:16:00.005+01:00</published><updated>2010-11-05T13:25:45.345+01:00</updated><title type='text'>Porco Rosso (Kurenai no Buta)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNP27LTYnJI/AAAAAAAACQ4/vYLNKHjT0F0/s1600/porcorosso1%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 141px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNP27LTYnJI/AAAAAAAACQ4/vYLNKHjT0F0/s200/porcorosso1%5B1%5D.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5536039863475281042" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 1992&lt;br /&gt;Regia: Hayao Miyazaki&lt;br /&gt;Distribuzione: Lucky Red&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insieme a “Nausicaa nella Valle del Vento” “Porco Rosso” è forse il film più rappresentativo dello Studio Ghibli. Anche perché rappresenta una sorta di ideale giro di boa, un passaggio tra una prima fase dell'animazione, che aveva portato successi come “Laputa”, “Kiki's Delivery Service” e lo stesso “Nausicaa”, e una seconda fase in cui i film si sarebbero fatti più sofisticati e narrativamente più complessi, è il caso a riguardo de “La principessa Mononoke” o “La città Incantata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La trama: in un'epoca definita "degli idrovolanti" facciamo la conoscenza del pirata del cielo Porco Rosso, un aviatore colpito da una misteriosa maledizione che lo ha reso un maiale parlante. La sua abilità in volo però, è rimasta immutata...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNP2z-BOU4I/AAAAAAAACQw/eDSr6y22kJI/s1600/10052-620x-porco-rosso%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 97px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNP2z-BOU4I/AAAAAAAACQw/eDSr6y22kJI/s200/10052-620x-porco-rosso%5B1%5D.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5536039739650364290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La leggenda vuole che il nome "Ghibli" è lo stesso che i piloti italiani, durante la seconda guerra mondiale, davano al vento caldo che soffiava dall'Africa. Miyazaki, appassionato di aviazione, disse all'alba di una nuova era: "Facciamo soffiare un vento caldo nel mondo dell'animazione". Nel film, Ghibli è anche il nome del motore che il protagonista monta sul suo idrovolante e, naturalmente, non è un caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un film colmo di citazioni e curiosità, quindi. Ad esempio la maledizione che colpisce il protagonista Marco è la stessa che poi colpirà i genitori di Chichiro ne “La città incantata”; molti i riferimenti all’Italia, terra amata dal maestro, come la Mole Antonelliana visibile nella sigla di chiusura o il nome di Ferrarin come ex commilitone di Porco, realmente esistito negli anni Venti. Comunque, al di là del gioco citazionistico, Miyazaki con "Porco Rosso" realizza effettivamente una specie di manifesto della sua animazione. Assenza di una vera distinzione tra personaggi buoni e cattivi, il tema della magia (anche se qui solo accennato), i paesaggi suggestivi e verdeggianti... “Porco Rosso” è allo stesso tempo un film maturo e una pellicola straniante. Inizialmente concepito come un cortometraggio celebrativo, Miyazaki non c’ha messo un secondo a sfruttare l’idea per farci un lungometraggio. Forte anche di una vena politica antifascista (“Meglio porco che fascista”, dirà il protagonista) che forse per la prima volta emerge così chiaramente in una sua produzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film vinse tra gli altri anche il premio come miglior colonna sonora consegnato a Joe Hisaishi, già collaboratore di Takeshi Kitano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-5977188072078652616?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/5977188072078652616/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=5977188072078652616' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5977188072078652616'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/5977188072078652616'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/porco-rosso-kurenai-no-buta.html' title='Porco Rosso (Kurenai no Buta)'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNP27LTYnJI/AAAAAAAACQ4/vYLNKHjT0F0/s72-c/porcorosso1%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4277259884507744508</id><published>2010-11-04T15:33:00.005+01:00</published><updated>2010-11-05T11:49:18.356+01:00</updated><title type='text'>The People vs. George Lucas</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNLGCFxekJI/AAAAAAAACQQ/MBybITboDnk/s1600/People_vs_George_Lucas-thumb-330x489-36126[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535704631203500178" style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; WIDTH: 135px; CURSOR: pointer; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNLGCFxekJI/AAAAAAAACQQ/MBybITboDnk/s200/People_vs_George_Lucas-thumb-330x489-36126%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Alexandre O. Philippe&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Alexandre O. Philippe è il regista di quello che forse è uno dei documentari più interessanti, ironici e riusciti degli ultimi anni. "The People vs George Lucas" dà voce ai fan di Guerre Stellari, letteralmente infuriati con il regista per aver stravolto la sua opera. Guerre Stellari, attraverso la prima riedizione rimasterizzata, e la seconda trilogia- prequel, ha effettivamente subito variazioni non solo visive, ma anche concettuali. Ci ritroviamo scene stravolte (come quella in cui Han Solo spara per secondo e non per primo nel bar del porto aeronavale), reinterpretazioni della Forza (nel 1977 una energia spirituale che poteva essere in tutti, oggi una energia legata al sangue e al dna). Quello che emerge è un affresco complesso che riesce a dare voce a tutti, anche allo stesso Lucas che, in un finale un po' buonista, dichiara di essere diventato, da regista anti major, un regista-giocattolo nelle mani di Hollywood. Una specie di Darth Vader dei nostri giorni. Lascia perplessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stile è graffiante, il ritmo concitato, il tema è di quelli "scottanti", ma per gioco.&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNLF6DWtw0I/AAAAAAAACQI/TLsfyQ03RDM/s1600/peoplevslucas[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535704493115425602" style="FLOAT: right; MARGIN: 0pt 0pt 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: pointer; HEIGHT: 146px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNLF6DWtw0I/AAAAAAAACQI/TLsfyQ03RDM/s200/peoplevslucas%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da non perdere, infine, la parte in cui i fan ricordano il leggendario "Star Wars - Special Holyday," uno speciale natalizio di due ore, di cui mezz'ora completamente parlata in Woki senza sottotitoli. Esilarante, insieme ai centinaia di lavori realizzati dai fan in omaggio a Lucas, e mostrati nel documentario di Philippe, tra cui spicca una versione di "Misery non deve morire" con il regista come protagonista della vicenda. Bellissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4277259884507744508?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4277259884507744508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4277259884507744508' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4277259884507744508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4277259884507744508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/people-vs-george-lucas.html' title='The People vs. George Lucas'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNLGCFxekJI/AAAAAAAACQQ/MBybITboDnk/s72-c/People_vs_George_Lucas-thumb-330x489-36126%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1822731603239891596</id><published>2010-11-03T12:23:00.005+01:00</published><updated>2010-11-05T16:05:02.380+01:00</updated><title type='text'>Yoyochu-sex to Yoyogi Tadashi no Sekai (Yoyochu in the land of the rising Sex)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNFHlKRkuZI/AAAAAAAACPw/9i9rWsumCUc/s1600/yoyochu_B1posterbig%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 142px; float: left; height: 200px;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535284120753846674" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNFHlKRkuZI/AAAAAAAACPw/9i9rWsumCUc/s200/yoyochu_B1posterbig%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Masato Ishioka&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Controverso documentario su una delle figure chiave del panorama del porno giapponese. Parliamo di Yoyochu, nome d'arte di Tadashi Yoyogi, un uomo che da un passato nella Yakuza, riesce a sfondare nel mondo del Porno rivoluzionando e allo stesso tempo condizionando l'immaginario erotico di una intera nazionale. Il documentario diretto da Masato Ishioka ripercorre la storia del genere e ne fa emergere le contraddizioni. Si sofferma poi, con lunghe interviste allo stesso Yoyochu, sulla ricerca dell'orgasmo e i meccanismi (anche culturali) legati ad esso. Yoyochu è stato in un certo senso un innovatore, non privo di difetti o vizi, che ne hanno condizionato l'esistenza (con scelte particolari come quella di ipnotizzare, a un certo punto della sua carriera, le sue attrici): ha praticamente creato diversi generi come quello delle Idol, i primi amatoriali, fino al primo reality show a sfondo pornografico. Insomma, un innovatore che ha saputo sfruttare a suo vantaggio il lato nascosto di una intera società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Curiosità: il regista ha dichiarato prima della proiezione di aver diretto questo film per dimostrare l'amore che esiste nell'ambiente del porno. In un certo senso (senza fare facile umorismo) c'è riuscito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1822731603239891596?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1822731603239891596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1822731603239891596' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1822731603239891596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1822731603239891596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/yoyochu-sex-to-yoyogi-tadashi-no-sekai.html' title='Yoyochu-sex to Yoyogi Tadashi no Sekai (Yoyochu in the land of the rising Sex)'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TNFHlKRkuZI/AAAAAAAACPw/9i9rWsumCUc/s72-c/yoyochu_B1posterbig%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-2083585546915123393</id><published>2010-11-02T11:20:00.005+01:00</published><updated>2010-11-02T11:41:22.069+01:00</updated><title type='text'>Let me in</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_qOUKqwPI/AAAAAAAACPo/lX3sjN_lLaI/s1600/Let-Me-In-Poster-Usa-01%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 134px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5534899998714151154" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_qOUKqwPI/AAAAAAAACPo/lX3sjN_lLaI/s200/Let-Me-In-Poster-Usa-01%5B1%5D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010 &lt;div align="justify"&gt;Regia: Matt Reeves&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il regista di "&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2008/02/cloverfield.html"&gt;Cloverfield&lt;/a&gt;" Matt Reeves mette le mani sull'omonimo horror svedese "Lasciami entrare" e compie quella che potremmo definire una calcomania arricchita dell'originale. Abbandona la Svezia, trasporta il film dalle parti del Messico, la ambienta negli anni Ottanta. Ma in buona sostanza non aggiunge nulla a quanto già era stato detto nell'originale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abby è una misteriosa adolescente trasferitasi da poco con il padre in un nuovo condominio dove conosce Owen. Il giovane amico ha però problemi a scuola con un gruppo di bulli che proprio non vogliono lasciarlo in pace...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non male questo remake, forte di un'ottima ambientazione e una ricostruzione storica dell'era Reagan che si fa sentire. Insieme alla favola nera dei due giovani protagonisti che in questa versione americana si allunga un pochino, rendendo il tutto leggermente più pesante. Insieme ai messaggi di uguaglianza e tolleranza ancora più incisivi anche grazie all'utilizzo di effetti speciali che, a differenza dell'orignale low budget svedese, qui non tenta alcuna mediazione con il genere horror mostrandoci sequenze di vera paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-2083585546915123393?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/2083585546915123393/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=2083585546915123393' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2083585546915123393'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2083585546915123393'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/let-me-in.html' title='Let me in'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_qOUKqwPI/AAAAAAAACPo/lX3sjN_lLaI/s72-c/Let-Me-In-Poster-Usa-01%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-7092829765243911749</id><published>2010-11-02T10:38:00.004+01:00</published><updated>2010-11-02T11:00:57.258+01:00</updated><title type='text'>Oranges and Sunshine</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_hBC3extI/AAAAAAAACPY/lgKA-0oFZU8/s1600/Oranges-and-Sunshine-Movie-Poster%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 137px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5534889875127322322" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_hBC3extI/AAAAAAAACPY/lgKA-0oFZU8/s200/Oranges-and-Sunshine-Movie-Poster%5B1%5D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010 &lt;div align="justify"&gt;Regia: Jim Loach&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chissà che non vinca qualche cosa questo "Oranges and Sunshine" di Jim Loach, debuttante figlio d'arte del più famoso Ken. Verrebbe da dire buon sangue non mente, perchè la pellicola presentata in concorso al quinto Festival del cinema di Roma è potente e coraggiosa come poche altre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia vera dell'inglese Margaret Humphreys, assistente sociale che scoprì nel 1986 un terribile segreto nascosto dal governo. Negli anni Cinquanta l'Inghilterra deportò all'estero oltre centomila bambini con difficoltà famigliari per risparmiare sulle casse dello Stato. Alle famiglie dei bambini venivano inventate fandonie, ai bambini invece che i genitori erano morti. I piccoli si ritrovano sperduti, vittime di abusi e violenze di ogni tipo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un fatto recente (Gordon Brown è stato costretto a scusarsi pubblicamente per i fatti sopra citati) del nostro Mondo. Ed è forse qui il punto di forza del film di Jim Loach: quello di parlare della omertà che ancora vive nella nostra cultura. Ad aiutarlo in questo compito non facile per un esordiente, la grande attrice Emily Watson che tratteggia con determinazione un personaggio forte come un'onda sugli scogli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Calibrata e sempre nitida, la regia del figlio Loach già promette grandi cose. La storia è sporca, il film un pò meno, e forse è un peccato, ma riesce comunque ad andare dritta sul bersaglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-7092829765243911749?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/7092829765243911749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=7092829765243911749' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7092829765243911749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7092829765243911749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/oranges-and-sunshine.html' title='Oranges and Sunshine'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_hBC3extI/AAAAAAAACPY/lgKA-0oFZU8/s72-c/Oranges-and-Sunshine-Movie-Poster%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-52231918242372679</id><published>2010-11-02T10:15:00.004+01:00</published><updated>2010-11-02T10:29:29.527+01:00</updated><title type='text'>Dog sweat</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_ZOz_fb0I/AAAAAAAACPI/E00n6ES3j-k/s1600/dog_sweat_still-550x309%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 112px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5534881315559534402" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_ZOz_fb0I/AAAAAAAACPI/E00n6ES3j-k/s200/dog_sweat_still-550x309%5B1%5D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Hosein Keshavarz&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Con il termine "dog sweat" vengono intese in gergo bevande alcoliche come whisky, vodka e altre. E viene utilizzato soprattutto dai giovani non ancora maggiorenni per identificare anche una sorta di ribellione dalle istituzioni e dalle regole imposte dalla società.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Iran, oggi. Storie di vari ragazzi e ragazze che si intrecciano cercando di superare le barriere del pregiudizio e della chiusura intellettuale voluta dal Paese in cui vivono...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Buon film. Va detto subito e chiaramente, ma forse manca di quella vera libertà intellettuale che la regia di Hosein Keshavarz va cercando ostinatamente per tutta la durata della pellicola. In pratica è un film di denuncia sulla mancata libertà di espressione che però non rompe effettivamente gli schemi. Non esce dai binari culturali che (probabilmente) la società iraniana impone. Questo rende anche particolarmente difficile parlarne in termini più specifici. Però, per fare un esempio, si parla di omossessualità, ma non si vede mai una carezza (per non parlare di baci!) tra due uomini. Si parla di adulterio, ma non c'è neppure un nudo (e anzi a letto si sta vestiti). Come se il film abbia cercato una mediazione tra ciò che si voleva dire e ciò che si poteva rappresentare. Perdendo però di efficacia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per il resto è un buon film - che echeggia l'Altman migliore di "America Oggi" - che rappresenta, al di là dell'amaro finale, una finestra sull'Iran. Speriamo che questa venga spalancata.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-52231918242372679?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/52231918242372679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=52231918242372679' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/52231918242372679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/52231918242372679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/dog-sweat.html' title='Dog sweat'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_ZOz_fb0I/AAAAAAAACPI/E00n6ES3j-k/s72-c/dog_sweat_still-550x309%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-8304506378403972312</id><published>2010-11-02T09:53:00.003+01:00</published><updated>2010-11-02T10:12:26.157+01:00</updated><title type='text'>Gangor</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Italo Spinelli&lt;br /&gt;Distribuzione: Rai Cinema&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rai Cinema produce l'interessante "Gangor", film diretto da Italo Spinelli che riserva qualche sorpresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Upin, fotoreporter appassionato del suo lavoro, scompare. Un suo Amicoo si mette sulle sue tracce, ma si ritroverà perduto in una storia di violenza sulle donne...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Italo Spinelli dirige in modo convincente questo "thriller drammatico" ambientato nell'India del Bengala occidentale. Gli anni passati nel cinema documentaristico emergono dalla fotografia e da una certa capacità di catturare la naturalezza dei posti in cui il film è girato. Questi elementi, uniti a una trama che si incentra sul paradosso culturale che vede l'India sia la patria di Shiva, sia un Paese dove la violenza sulle donne viene taciuta, fa del film di Spinelli un'opera affascinante, molto interessante, e coinvolgente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona in questo caso la sceneggiatura isipirata a un racconto di Mahasweta Devi, pubblicato anche in Italia da Filema nel volume "Trilogia del seno".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-8304506378403972312?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/8304506378403972312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=8304506378403972312' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8304506378403972312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8304506378403972312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/gangor.html' title='Gangor'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6960482390796744650</id><published>2010-11-02T09:14:00.004+01:00</published><updated>2010-11-02T09:30:03.905+01:00</updated><title type='text'>Haeven - In a better world</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_LKwnBxXI/AAAAAAAACPA/cbcxdHLHCXY/s1600/susanne_bier_In_a_Better_World_Civilization_fr%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 136px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5534865852769355122" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_LKwnBxXI/AAAAAAAACPA/cbcxdHLHCXY/s200/susanne_bier_In_a_Better_World_Civilization_fr%5B1%5D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Susanne Bier&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dopo aver rischiato di vincere l'Oscar come miglior regista con "Noi due sconosciuti" (2007) e "Dopo il matrimonio" (2006), Susanne Bier torna sul grande schermo - e al Festival del Cinema di Roma - con una storia potentissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anton è un medico del Darfur diviso tra Africa e Danimarca, dove ha lasciato moglie e figli. Proprio il più grande dei due piccoli, Elias, fa la conoscenza di un ragazzino difficile trasferitosi da poco nella comunità, Christian. I due bambini stringono amicizia, ma il disagio giovanile di Christian, dovuto alla perdita della madre, porterà i ragazzini a mettersi nei guai. Anton cercherà di insegnare loro a stare al mondo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che Susanne Bier riesce a fare con astuto mestiere e grande ispirazione artistica è quello di amalgamare due film distinti e renderli un unica entità. Da una parte abbiamo la situazione del Darfur, con la situazione dei medici che cercano di tamponare una ferita profonda del Mondo. Dall'altra abbiamo un panorama completamente diverso, la tranquilla e agiata Danimarca, con la vicenda di bullismo che lega i due giovani protagonisti. A unire due trame e due situazioni così profondamente diverse è il protagoinista Anton che riesce a trovare una risposta morale al problema esistenziale che aleggia nell'aria. Rispondere alla violenza con la violenza? C'è un'altra via? Se sì, come applicarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse si dirà che la pellicola pecchi di buonismo, e potrà apparire vagamente ingenua. Ma al contrario quello della Bier, oltre che essere un film girato in modo impeccabile, è un messaggio importante. Esiste un'altra strada. Esiste un mondo migliore ancora possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6960482390796744650?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6960482390796744650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6960482390796744650' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6960482390796744650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6960482390796744650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/haeven-in-better-world.html' title='Haeven - In a better world'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_LKwnBxXI/AAAAAAAACPA/cbcxdHLHCXY/s72-c/susanne_bier_In_a_Better_World_Civilization_fr%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-7468280852378959666</id><published>2010-11-02T09:09:00.002+01:00</published><updated>2010-11-02T09:13:20.864+01:00</updated><title type='text'>The Woodmans</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_IDYd6-dI/AAAAAAAACO4/_83xC478Mr8/s1600/1fIpTwVjE8skk40kSSA8oxzi_500%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 198px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5534862427494742482" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_IDYd6-dI/AAAAAAAACO4/_83xC478Mr8/s200/1fIpTwVjE8skk40kSSA8oxzi_500%5B1%5D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: C. Scott Willis&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia vera della famiglia Woodman, noti artisti colpiti dalla morte della giovane Francesca, la più piccola della casa, suicida a 23 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il documentario diretto da C. Scott Willis ha trionfato al Tribeca Film Festival nel 2010. La regia alterna interviste ai protagonisti a immagini dei lavori degli artisti. A colpire, naturalmente, è la triste vicenda della giovane Francesca, i cui lavori da fotografa sono ancora oggi attualissimi e richiamano l'attenzione del mondo dell'arte contemporanea. Il film di Willis non tenta di indagare sulle motivazioni che hanno spinto all'estremo gesto, ma astutamente se ne tiene a distanza, indagando invece sulla capacità di reagire della famiglia Woodmans. In questa ottica, il film acquista un valore aggiunto. L'arte come motivo di reazione ai sensi di colpa e all'autodistruzione. Non è quindi un film sulla morte di un'artista, ma una pellicola sulla capacità di un'intera famiglia di reagire a una tragedia. E l'Arte ne è solo il mezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-7468280852378959666?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/7468280852378959666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=7468280852378959666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7468280852378959666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7468280852378959666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/woodmans.html' title='The Woodmans'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_IDYd6-dI/AAAAAAAACO4/_83xC478Mr8/s72-c/1fIpTwVjE8skk40kSSA8oxzi_500%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-8854812582626223687</id><published>2010-11-02T09:01:00.002+01:00</published><updated>2010-11-02T09:09:07.890+01:00</updated><title type='text'>Il padre e lo straniero</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_G-BgE3GI/AAAAAAAACOw/pPbrZMF1pIs/s1600/ricky-tognazzi%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 186px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5534861235918789730" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_G-BgE3GI/AAAAAAAACOw/pPbrZMF1pIs/s200/ricky-tognazzi%5B1%5D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Ricky Tognazzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo il nuovo film di Ricky Tognazzi che torna alla regia dopo "Canone Inverso" (2000) e "Io no" (2003). Ne "Il padre e lo straniero" troviamo il regista di "Vite strozzate" alle prese con una difficile (in tutti i sensi) storia di integrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego (interpretato da Alessandro Gassman) è il padre del piccolo Giacomino, un bambino disabile con problemi motori. Durante una visita a un centro di riabilitazione, Diego conosce Walid, un arabo padre a sua volta di Yusef, un bambino nato con una grave malformazione. Tra i due nasce una profonda amicizia che li porterà a capire il vero significato della parola “diverso”…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta ci troviamo ad affermare una innegabile verità: scrivere un libro non equivale a scrivere un film. La sceneggiatura per un film è una cosa completamente diversa dalla stesura di un romanzo. Va detto questo perché chi scrive, a onor del vero, non ha letto il romanzo di De Cataldo da cui questo film è tratto, ma considerando che lo stesso De Cataldo ha curato soggetto e sceneggiatura, e visti i risultati, ci sentiamo di affermare (ancora una volta) che scrivere un libro e scrivere un film sono evidentemente due cose profondamente diverse. E chissà che un dubbio in merito, a qualcuno delle produzioni non venga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In attesa della rivelazione tocca adeguarsi. Mettersi comodi, inspirare profondamente e prepararsi all’ennesimo “frullatone” di intenzioni tutto italiano. Ma lo ripetiamo, non è un problema di regia (Tognazzi dimostra in più occasioni di non essere uno sprovveduto), ma di sceneggiatura. Nello script, il bravo Alessandro Gassman si muove per tutto il film chiedendo cosa stia succedendo, e questo malgrado i dialoghi (improbabili) ci spieghino di continuo “chi è chi” e “perché”. La prima parte del film, poi, è una lunga spiegazione delle usanze arabe, interessantissimo in un documentario, ma un po’ ridondante in un “thriller”. Sì perché questo "Il padre e lo straniero" assume i connotati della spy story nella seconda, prolissa, parte, con tanto di passato nei servizi segreti e interrogatori portati da un poco convinto detective che risponde al nome del grande Leo Gullotta. Peccato, inoltre, che al fatidico “dunque” il film non spieghi la trama. Incredibile, ma vero. Non sapremo cosa sia effettivamente accaduto nel film!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tralasciamo in questa sede, invece, di parlare dei “messaggi” più o meno velati che la regia di Ricky Tognazzi inserisce con grande modestia. In un momento ad esempio uno dei personaggi dice: “Ho la freccia rotta, allora girerò sempre a sinistra!”; in un altro, un prete, che dice cose sconvenienti nei confronti del bambino disabile, viene cacciato in malo modo. Insomma, ma perchè?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, "Il padre e lo straniero" è un film di buone intenzioni, ma che si perde in un labirinto di problemi formali che, oltretutto, finiscono per scontrarsi con dubbie motivazioni registiche. Potremmo dire: inaccettabile. Diciamo: improponibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (11/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-8854812582626223687?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/8854812582626223687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=8854812582626223687' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8854812582626223687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/8854812582626223687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/11/il-padre-e-lo-straniero.html' title='Il padre e lo straniero'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TM_G-BgE3GI/AAAAAAAACOw/pPbrZMF1pIs/s72-c/ricky-tognazzi%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1791597514593856573</id><published>2010-10-29T13:49:00.004+02:00</published><updated>2010-10-29T14:28:24.420+02:00</updated><title type='text'>Burke &amp; Hare</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMq8ysvUH2I/AAAAAAAACOo/dk-yLB7Re6g/s1600/TornaJohnLandisconlhorrorcomedyBurkeHareeccoilposter2[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533442671367167842" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 162px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMq8ysvUH2I/AAAAAAAACOo/dk-yLB7Re6g/s200/TornaJohnLandisconlhorrorcomedyBurkeHareeccoilposter2%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: John Landis&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;John Landis torna alla regia dopo una lunga assenza dal grande schermo. La sua ultima regia cinematografica infatti risale al 1998 con la commedia-thriller "Delitto imperfetto"; gli anni 2000 lo hanno visto invece solo alla direzione di lavori televisivi. Ora il regista di "The Blues Brothers" tenta la ribalta con la cinica storia di William Burke e William Hare, due serial killer realmente esistiti nella Scozia degli inizi del 1800. Niente paura comunque, Landis non rinuncia al suo registro ironico e i risvolti della trama saranno tutt'altro che drammatici.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Edimburgo, 1828. Burke e Hare navigano in pessime acque. Senza soldi, sommersi da debiti, eterni vagabondi, i due cercano un modo per svoltare. L'idea giunge per caso: all'accademia di medicina servono continuamente cadaveri freschi da poter sezionare durante le lezioni di anatomia. I due decidono quindi di portare personalmente un cadavere al dottor Knox e, ritrovatisi riempiti di soldi, decidono di avviare una vera e propria attività. I cadaveri però, non cadono proprio dal cielo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una black comedy il nuovo lavoro di John Landis che decide, con uno script a metà strada tra il coraggioso e il velleitario, di reinterpretare piuttosto liberamente la triste vicenda di due assassini senza scrupoli che in un solo anno uccisero diciassette persone tra vecchi e bambini. Suddetta vicenda ha tra l'altro già ispirato almeno un paio di pellicole: "Le iene di Edimburgo" (John Gilling, 1960) e "Burke e Hare - Mercanti di carne umana" (Vernon Sewell, 1971). Landis nella vicenda inserisce una storia d'amore totalmente inventata (quella di Burke per l'attrice Ginny), una serie di curiosità storiche (come la presenza di Darwin tra gli studenti del dottor Knox), insomma fa quello che in una scuola verrebbe definito un "bel compitino". "Burke &amp;amp; Hare" infatti è una pellicola piacevole da vedere, molto, ma forse non possiede quel guizzo, anche dal punto di vista della mera comicità, che la faccia amare fino in fondo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche in questo caso, poi, a convincere più che la regia sono gli attori. Ottimi i due protagonisti Simon Pegg e Andy Serkis; sempre monumentale Tom Wilkinson; e si fa apprezzare anche la bella Isla Fisher. Il cameo di Christopher Lee, invece, è riservato ai vecchi fan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Film goliardico, ben scritto e con una vena dolce - amara. La storia della conoscenza e della cultura, ci ricorda Landis, è lastricata di cadaveri. Ma quindi, viene da chiedersi, si possono perdonare anche coloro che uccidono in suo nome? La risposta di Landis è un sorriso silenzioso.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (10/2010) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1791597514593856573?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1791597514593856573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1791597514593856573' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1791597514593856573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1791597514593856573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/burke-hare.html' title='Burke &amp; Hare'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMq8ysvUH2I/AAAAAAAACOo/dk-yLB7Re6g/s72-c/TornaJohnLandisconlhorrorcomedyBurkeHareeccoilposter2%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3993597703682049375</id><published>2010-10-28T17:19:00.004+02:00</published><updated>2010-10-28T17:42:03.552+02:00</updated><title type='text'>Last Night</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMmZiMb74yI/AAAAAAAACOg/zzZdLivTXco/s1600/keira.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533122429934363426" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMmZiMb74yI/AAAAAAAACOg/zzZdLivTXco/s200/keira.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Massy Tadjedin&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: Medusa&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Joanna e Michael sono una giovane coppia che, tra alti e bassi, vivono serenamente il loro matrimonio. Una notte però, durante una festa, tra i due si instilla il dubbio dell'infedeltà coniugale. Il giorno dopo Michael deve partire per lavoro e Joanna rimane a casa a scrivere al suo romanzo. Qualcuno cantava: "la lontananza è come il vento...".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La regista esordiente Massy Tadjedin proviene dalla cosidetta "scrittura creativa", o meglio dalla vera e propria sceneggiatura, e si vede. Evidentemente gli anni passati a scrivere con autori del calibro di Spielberg e Hopper si fanno sentire: in un film fatto di dialoghi, questi non sono mai noiosi o scontati, con delle punte di umorismo cinico che si fanno apprezzare strappando via qualche sorriso a denti stretti nel panorama noiosetto dello script.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti il problema è proprio nel resto della scrittura. La trama è esile e piuttosto "inutile" (se mi concedete il termine): i personaggi si muovono nel dubbio se tradirsi o meno. Lui (un bravo Sam Whortington) con una avvenente collega (la "donna" Eva Mendez); lei (la "ragazza" Keira Knightley) con un suo vecchio amore (l'eterna promessa Guillaume Canet). Il film va avanti tra "i vorrei ma non posso" e i "ma anche no": in buona sostanza una noia. Il punto è che nell'annosa questione del tradimento dibattuto ampiamente nella storia del cinema da decine e decine di film, questo "Last Nigt" non aggiunge davvero nulla. Si lascia vedere, con una prima parte più interessante, anche grazie al buon cast, ma poi si perde in "fiume di parole" e "ultimi baci". L'avrete capito, ha di buono che fa venire in mente un sacco di canzoni, ma qui stiamo parlando di Cinema.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (10/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3993597703682049375?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3993597703682049375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3993597703682049375' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3993597703682049375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3993597703682049375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/last-night.html' title='Last Night'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMmZiMb74yI/AAAAAAAACOg/zzZdLivTXco/s72-c/keira.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3324641817293254323</id><published>2010-10-28T17:08:00.002+02:00</published><updated>2010-10-28T17:11:54.839+02:00</updated><title type='text'>Winx Club 3D - Magica avventura</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMmShBnCRhI/AAAAAAAACOY/hGq8VoDomsk/s1600/Winx-Club-3D-Magica-Avventura[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533114713266865682" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 146px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMmShBnCRhI/AAAAAAAACOY/hGq8VoDomsk/s200/Winx-Club-3D-Magica-Avventura%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Iginio Straffi&lt;br /&gt;Distribuzione: Rainbow&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel mondo di Domino la superficialità regna sovrana e tra chiacchiere e shoppping, un nuovo anno sta per iniziare alla Scuola di Magia Alfea. Il gruppo delle Winx, senza la loro leader Bloom impegnata in una nuova vita da principessa, si vedono costrette ad affrontare le Trix: trio di streghe formato da Icy, Darcy e Stormy. Pur riuscendo ad arginare la scaramuccia, le Winx non sanno che il vero scopo delle Trix è prosciugare l’albero della vita e risvegliare le Streghe Ancestrali. Il mondo di Domino è quindi di nuovo in pericolo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nuova opera ispirata ai personaggi creati da Iginio Straffi colpisce per un paio di elementi. Il primo è quello di essere una vera e propria orgia di colori accesi e musiche più o meno azzeccate (considerando il pubblico cui sono indirizzate) inserite nel contesto narrativo. Il secondo è quello di sviluppare una trama che, seppur non spiccando di originalità, colpisce per quantità di elementi messi in campo, oltretutto a loro volta inseriti in una vera e propria “continuity” delle Winx. Il film infatti richiama le gesta compiute dalle protagoniste nelle varie serie e film d’animazione, persino ricorrendo a flashback, facendo felici le fan delle fatine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente rimangono intatti tutti quegli elementi che hanno caratterizzato la serie animata. Sia positivi, come un dignitoso universo fantasy in cui scorrazzare a suon di incantesimi e colpi speciali; sia negativi, che vanno a inserirsi più che altro in un discorso se volgiamo sociologico, con una certa banalità nei caratteri e una superficialità diffusa nel regno di Domino a tratti effettivamente irritante. Le protagoniste parlano al telefono cellulare, hanno fidanzati privi di carattere, non si curano molto dei loro genitori, fanno le “adulte”… insomma le Winx fanno ancora tutte quelle cose che un tempo facevano inorridire i critici (me compreso!), con commenti tipo: “Dove andremo a finire, che gioventù senza valori…” ecc. ecc. Sarà che in televisione ormai c’è molto di peggio. Sarà che, se esiste un problema di valori, questo comunque non può e non deve essere identificato in un cartone animato. Sarà pure che i tempi cambiano e tutti si abituano a tutto. Ciò che resta, a voler stringere, è una trama intrigata e farcita di colpi di scena, e una realizzazione tecnica complessiva accettabile (più che in passato), 3D compreso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, è questa la novità, il film è realizzato interamente in 3D. Non siamo ancora competitivi, neppure in questo settore, ma a volte basta crederci per poter vedere la magia. E per il cinema italiano è lo stesso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diego Altobelli (10/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3324641817293254323?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3324641817293254323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3324641817293254323' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3324641817293254323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3324641817293254323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/winx-club-3d-magica-avventura.html' title='Winx Club 3D - Magica avventura'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMmShBnCRhI/AAAAAAAACOY/hGq8VoDomsk/s72-c/Winx-Club-3D-Magica-Avventura%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4771047136146443250</id><published>2010-10-27T10:41:00.002+02:00</published><updated>2010-10-27T10:44:17.838+02:00</updated><title type='text'>L'ultimo dominatore dell'Aria (The Last Airbender)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfmSgvZGNI/AAAAAAAACOQ/ZqNMTn3ML6o/s1600/lultimo-dominatore-dellaria[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532643872948689106" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfmSgvZGNI/AAAAAAAACOQ/ZqNMTn3ML6o/s200/lultimo-dominatore-dellaria%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: M. Night Shyamalan&lt;br /&gt;Distribuzione: UIP&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ tratto dalla serie animata “Avatar: La leggenda di Aang” la nona regia di M. Night Shyamalan dal titolo “L’ultimo dominatore dell’Aria”. Questa volta il regista di “Unbreakable”, “Il sesto senso” e “The Village” non scende a patti con il genere, affrescando un fantasy infantile e votato all’intrattenimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un mondo diviso in quattro Regni - Aria, Terra, Acqua e Fuoco – il giovanissimo Aang è l’Avatar: colui che è destinato a controllare i quattro elementi e far cessare le guerre tra i reami. Ad aiutarlo nell’impresa vi saranno Katara e Sokka, due giovani dominatori dell’elemento acqua, e insieme cercheranno di far fronte all’avanzata dell’impero del Fuoco, guidato dal malvagio Ozai…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un film visivamente molto suggestivo, ma minato da una sceneggiatura troppo sacrificata. Troppe le trame secondarie (che vanno a intaccare invece la chiarezza di alcuni passaggi centrali); eccessivamente brevi alcune scene (come la liberazione delle terre oppresse); e la sensazione che le scene d’azione siano comunque troppo poche. Un vero peccato, perché “L’ultimo dominatore dell’Aria” è pieno di moltissime idee che funzionano davvero bene: merito tutto della serie a cartoni che consta di tre serie animate, per un totale di 61 episodi e che si è aggiudicato anche un Emmy Award come miglior serial per ragazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non siamo di fronte a un passo falso del regista Shyamalan che ha dichiarato di aver realizzato appositamente il film a uso e consumo dei suoi figli, tutt’altro, ma certamente lascia l’amaro in bocca l’eccessiva brevità della pellicola. Ci vorrebbe un seguito, e speriamo che il finale, "apertissimo", sia di parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (09/2010)&lt;br /&gt;estratto da &lt;a href="http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2188"&gt;http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2188&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4771047136146443250?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4771047136146443250/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4771047136146443250' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4771047136146443250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4771047136146443250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/lultimo-dominatore-dellaria-last.html' title='L&apos;ultimo dominatore dell&apos;Aria (The Last Airbender)'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfmSgvZGNI/AAAAAAAACOQ/ZqNMTn3ML6o/s72-c/lultimo-dominatore-dellaria%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-1994886549405721404</id><published>2010-10-27T10:35:00.003+02:00</published><updated>2010-10-27T10:39:19.328+02:00</updated><title type='text'>Shrek... e vissero felici e contenti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfk6XsZpUI/AAAAAAAACOI/QYo-LyzNm_M/s1600/Shrek-e-vissero-felici-e-contenti[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532642358691734850" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfk6XsZpUI/AAAAAAAACOI/QYo-LyzNm_M/s200/Shrek-e-vissero-felici-e-contenti%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Mike Mitchell&lt;br /&gt;Distribuzione: 01 Distribuzione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Prendete "La vita è meravigliosa" di Frank Capra, mescolatelo a "A Family Man" di Brett Ratner, date al tutto un condimento fantasy, ed eccovi servita l’ultima pellicola della saga di Shrek.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’amore funziona allo stesso modo in tutte le razze... e anche Shrek sta per scoprirlo. Quando una mattina si sveglia rendendosi conto che le sue giornate sono tutte uguali le une alle altre - fatte di bagni nel fango, cene e pranzi con parenti e "pupi", feste di compleanno con i soliti amici - finisce per desiderare qualcos’altro. Che nella sua lingua significa: tornare ad essere un vero orco anche solo per un giorno. Alla fine dell’ennesima giornata "difficile" Shrek incontra Tremotino, un piccolo mago che esaudisce il suo desiderio.Ma il prezzo che Shrek dovrà pagare è molto alto: un mondo senza di lui! Ed è così che l’orco viene catapultato in una realtà alternativa...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ incredibile, a pensarci, come la saga di Shrek abbia avuto un'involuzione creativa così evidente e irrefrenabile. Se il primo episodio si proponeva come alternativa adulta ai classici film d’animazione, reinventando, di fatto, un genere, con i successivi la saga ha mostrato via via sempre più un’anima buonista, tediosa, conservatrice, potremmo dire repubblicana e un po’ bigotta. Tradotto in animazione: meno idee, meno ispirazione, meno audacia, temi triti e ritriti... insomma una mera macchina per far soldi. E questo "Shrek - ...e vissero felici e contenti" non fa eccezioni, dopo il brutto (possiamo dirlo senza paura d’essere smentiti) &lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2007/09/shrek-terzo.html"&gt;terzo e stanco episodio&lt;/a&gt;. In questo caso, poi, più che per l’affetto che si può provare per il mondo dell’orco verde, si va al cinema per il 3D, qui usato dignitosamente, ma senza slanci particolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, dell’originale guizzo artistico a questo ennesimo capitolo di Shrek non rimane nulla. E anzi si incomincia a provare un po’ di fastidio per questa società americana miniaturizzata in computer grafica e tinta di colori fantasy. I protagonisti sono borghesi e obesi in modo irritante; i cattivi (qui più chiaramente di ispirazione politica, tanto che Tremotino fa dei veri e propri slogan al popolo) sono ricchi, potenti ma senza personalità; i comprimari, malgrado le belle parole d’amicizia, rimangono buffi e senza peso relegati semmai alle sole situazioni comiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Shrek questa volta propone un "one man show" che ha il sapore della presunzione. Le giornate dell’orco verde sono tutte uguali, ma alla fine anche lui, nella sua boria, non chiede nulla di più. Viene il dubbio: che sia un modo per ridere della vita e della società di oggi? Può anche darsi, solo che da ridere c’è ben poco. Pinocchio e il Gatto con gli stivali hanno davvero detto tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (08/2010)&lt;br /&gt;estratto da &lt;a href="http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2180"&gt;http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2180&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-1994886549405721404?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/1994886549405721404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=1994886549405721404' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1994886549405721404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/1994886549405721404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/shrek-e-vissero-felici-e-contenti.html' title='Shrek... e vissero felici e contenti'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfk6XsZpUI/AAAAAAAACOI/QYo-LyzNm_M/s72-c/Shrek-e-vissero-felici-e-contenti%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-333984818822565449</id><published>2010-10-27T10:31:00.002+02:00</published><updated>2010-10-27T10:34:10.708+02:00</updated><title type='text'>The American</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfj7RLPuuI/AAAAAAAACOA/WGhje80BYW8/s1600/the-american-poster-italia_mid[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532641274610301666" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfj7RLPuuI/AAAAAAAACOA/WGhje80BYW8/s200/the-american-poster-italia_mid%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Anton Corbijn&lt;br /&gt;Distribuzione: UIP&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il killer a pagamento Jack si trova in un brutto guaio: la mafia svedese non ha gradito l’ultimo “lavoretto” e si è messa sulle sue tracce per toglierlo di mezzo. Costretto a fuggire, Jack su consiglio di un amico, si rifugia nei paesini dell’Abruzzo dove conosce Clara, una prostituta che gli fa perdere la testa…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un noir alla francese, questo “The American”. Malgrado il regista, Anton Corbijin, sia olandese; malgrado il film sia ambientato in Italia, in un Abruzzo “senza tempo”; e malgrado di francese non abbia neppure il cast. Però, come in un film sceneggiato da Jacques Prévert ai tempi del cosiddetto “realismo poetico” dei vari Marcel Carné, Abel Gance e Jean Vigò, George Clooney in “The American” è davvero espressivo nel ruolo di killer stanco di ammazzare e deciso a cambiare vita. L’attore parla poco, si trova a disagio con la lingua italiana, si guarda intorno con sospetto, è malinconico, mentre il sorriso sornione si fa via via più triste e consapevole del destino cui sta andando incontro. A fargli da spalla la bella Violante Placido che, pur non esaltando, convince iniettando un po' di umanità a un personaggio altrimenti algido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ciò che più sorprende di “The American”, tratto dal romanzo di Martin Booth “A very private man”, è la regia di Anton Corbijin, capace di descrivere la solitudine di Jack non rinunciando al climax narrativo, sempre in bilico tra attesa e azione. Corbijin, quindi, si rifà direttamente agli anni Trenta e Quaranta del cinema francese e riesce a catturare la stessa rarefatta malinconia di quei capolavori. E come in quei film, sembra voler dare priorità alla cristallizzazione del volto umano sulla pellicola. Alla “poetica” del vivere, alla sopravvivenza dei caratteri oltre la narrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“The American” è stato definito dallo stesso Clooney il film del riscatto dell’Abruzzo, e dalla stampa americana come il più “oscuro” della filmografia di Clooney. Ebbene, a dire il vero “The American” non è né l’una né l’altra cosa, ma semplicemente un buon film. Diverso e, per i motivi sopra espressi, anche coraggioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (09/2010)&lt;br /&gt;estratto da &lt;a href="http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2185"&gt;http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2185&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-333984818822565449?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/333984818822565449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=333984818822565449' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/333984818822565449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/333984818822565449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/american.html' title='The American'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfj7RLPuuI/AAAAAAAACOA/WGhje80BYW8/s72-c/the-american-poster-italia_mid%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-2768636021187528641</id><published>2010-10-27T10:26:00.002+02:00</published><updated>2010-10-27T10:29:51.706+02:00</updated><title type='text'>Mangia, prega, ama</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfixek-dcI/AAAAAAAACN4/F5TuxPnXamQ/s1600/47614[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532640006897563074" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 139px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfixek-dcI/AAAAAAAACN4/F5TuxPnXamQ/s200/47614%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Ryan Murphy&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Distribuzione: Sony Pictures&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Adattamento, per così dire, “all’acqua di rose” di un romanzo ambizioso, ma che quantomeno, grazie alla prosa sincera dell’autrice Elizabeth Gilbert, qualche corda giusta riusciva pure a toccarla. “Mangia, prega, ama” arriva nelle sale diretto da quel Ryan Murphy che si è fatto apprezzare per la regia della serie televisiva “Nip/ Tuck”: anche quella assai “discutibile” sul piano intellettuale e morale, che sia una coincidenza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Liz dalla vita ha avuto tutto, eppure non ha niente. E’ in una notte di pioggia quando arriva a questa amara considerazione, e si trova in bagno a piangere. Amori finiti prima ancora di cominciare, un lavoro noioso che non le dà nulla, una vita sempre uguale a se stessa, il dubbio di essersi persa per strada... La notte passa insonne e il giorno dopo Liz decide di partire per un viaggio spirituale alla ricerca delle cose autentiche della vita. Passerà per l’Europa, fermandosi a Roma, per poi ripartire prima per l'India poi per l’Indonesia, dove conoscerà un vecchio guru, e dove incontrerà l’amore della sua vita…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli americani talvolta sono bravissimi a banalizzare concetti e problematiche di tipo spirituale. E’ esattamente quello che accade in “Mangia prega ama”, dove il sincero intento di un donna (l’autrice del romanzo autobiografico) di far prendere una direzione diversa alla sua vita, va a scontrarsi con le meccaniche di Hollywood. Dove il dramma si fa commedia; dove un viaggio diventa un enorme spot pubblicitario; e dove le “verità” si rivelano frasi retoriche e prive di peso. Julia Roberts (ormai una divinità in Terra) è bravissima a dar corpo a Liz, ma purtroppo per lei il suo personaggio non evolve. Nel percorso spirituale intrapreso dalla protagonista non c’è evoluzione, non ci sono picchi drammatici, non c’è, in buona sostanza, nulla. Se non la solita commedia americana sentimentale. Perché di questo si tratta, senza girarci troppo intorno: “Mangia prega ama” non è altro che una commedia sentimentale hollywoodiana. Come “Sex and the City”, come “I love Shopping”, come molte altre, insomma. Ed è a quel pubblico che si rivolge. E purtroppo per lei non bastano un paio di location esotiche a renderla “diversa” o più “profonda”. Inoltre, la sterile sceneggiatura si esaurisce in una Roma ritratta in cartolina; in un'India dove il dramma di un guru si rivela un falso; dove insomma tutto è candido, spurio, poco vissuto. Il mondo visto dalla protagonista sembra quello osservato attraverso una vetrina. E l’eccessiva lunghezza della pellicola crea un’attesa snervante per il consueto happy ending dove la Roberts si innamora del bel Javier Bardem tra gli sbadigli del pubblico. Lieto fine, sorrisi, tanta dolcezza, tanto calore… insomma, una vera menzogna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (09/2010)&lt;br /&gt;estratto da &lt;a href="http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2186"&gt;http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2186&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-2768636021187528641?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/2768636021187528641/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=2768636021187528641' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2768636021187528641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/2768636021187528641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/mangia-prega-ama.html' title='Mangia, prega, ama'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfixek-dcI/AAAAAAAACN4/F5TuxPnXamQ/s72-c/47614%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-6766485280599439108</id><published>2010-10-27T10:20:00.002+02:00</published><updated>2010-10-27T10:24:01.609+02:00</updated><title type='text'>I mercenari (The Expendables)</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfhfd31ziI/AAAAAAAACNw/dWisJ_ED2_s/s1600/The-Expendables-Poster-Usa_mid[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532638597958979106" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 141px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfhfd31ziI/AAAAAAAACNw/dWisJ_ED2_s/s200/The-Expendables-Poster-Usa_mid%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Sylvester Stallone &lt;div&gt;Distribuzione: 01 Distribuzione&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Operazione nostalgia messa a punto niente meno che dal re degli action movie anni ’80 Sylvester – Sly – Stallone, il quale ha pensato bene di “reclutare” un manipolo di uomini e metterli in un nuovo action dal titolo “I mercenari”. Prepariamoci a veder riunita la “crème de la crème” del cinema di genere Ottanta e Novanta con nomi come Jet Li, Jason Statham e Mickey Rourke, fino ad arrivare a vere e proprie divinità come Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis. Tutti uniti contro un altro cattivo “storico” del filone, ovvero Eric Roberts, che da venti anni a questa parte recita sempre il solito ruolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I mercenari guidati da Barney Ross vengono assoldati dal misterioso signor Church per porre fine alla dittatura di Monroe, un uomo spietato che ha piegato sotto il suo volere la fittizia isola di Vilena, in Sud America. Sulla strada del gruppo si frappone un esercito e vecchi compari…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha detto qualcun'altro sembra un po’ un cimitero di elefanti questo “The Expendables”. L’operazione nostalgia di cui si parlava all’inizio, infatti, fomenta l’entusiasmo solo nei primi minuti del film. Dopo si prosegue nella visione alla ricerca di qualcosa di più. “Qualcosa” che purtroppo non arriva e la delusione è solo in parte compensata dall’enorme (e ci mancherebbe altro) mole di azione, esplosioni, sparatorie e inseguimenti che il film offre a pioggia. Il punto è che i mostri sacri del genere, alla fine, si vedono poco. Schwarzenegger e Willis, ad esempio, sono relegati al margine di un cameo a tre (delizioso per tutti i vecchi fan, ma inutile per gli altri). Mickey Rourke interpreta un personaggio secondario, e non uccide neppure una mosca. Chi rimane? Ebbene, oltre al mitico Sly - la cui regia, dopo “John Rambo”, si fa sempre più iperrealistica - possiamo ammirare le gesta solo di Jason Statham, qui suo braccio destro, e di Jet Li messo contro Dolph Lundgren: il combattimento che ne esce è tra i più esaltanti del film. A proposito di quest’ultimo, poi, va segnalato come il suo personaggio sia, a conti fatti, il più carismatico tra tutti quelli presentati. Il che la dice lunga su tutta la caratterizzazione dei personaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, è vero che gli action movie sono un genere semplice, dalla trama lineare e con personaggi tagliati con l’accetta, ma in questo caso Stallone ha esagerato. In "The Expandebles" non v’è nulla che possa piacere allo spettatore casuale e tutto è riservato ai patiti del genere. Ma anche a loro, ci giuriamo, rimarrà l’amaro in bocca. Speriamo in un seguito più avvincente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (08/2010)&lt;br /&gt;estratto da &lt;a href="http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2183"&gt;http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2183&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-6766485280599439108?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/6766485280599439108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=6766485280599439108' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6766485280599439108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/6766485280599439108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/i-mercenari-expendables.html' title='I mercenari (The Expendables)'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMfhfd31ziI/AAAAAAAACNw/dWisJ_ED2_s/s72-c/The-Expendables-Poster-Usa_mid%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-7919347103897059037</id><published>2010-10-25T13:53:00.003+02:00</published><updated>2010-10-25T14:13:31.079+02:00</updated><title type='text'>Resident Evil: Afterlife</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMVwZMOaZkI/AAAAAAAACNo/UwskjMPBv8c/s1600/NuovoposterperResidentEvilAfterlife2[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5531951295375238722" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMVwZMOaZkI/AAAAAAAACNo/UwskjMPBv8c/s200/NuovoposterperResidentEvilAfterlife2%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;Regia: Paul W. S. Anderson&lt;br /&gt;Distribuzione: Sony Pictures&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quarto capitolo della saga cinematografica di Resident Evil, notoriamente ispirata alla lunga serie di videogame. Torna alla regia Paul W. S. Anderson, regista del primo capitolo nonché marito della bella Milla Jovovich che, alla fine, si è convinta a impersonare nuovamente i panni di Alice: unica umana infetta dal T-Virus, sopravvissuta alla catastrofe che ha trasformato gli esseri umani in zombie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un prologo concitato ci introduce nuovamente nel mondo di Resident Evil. Una ragazza contaminata dal T-Virus aggredisce un passante a Tokyo e da quel momento la Terra ha i giorni contati. La Umbrella Corporation, creatrice del virus, non riesce a contenere la minaccia, il mondo si trasforma in un inferno e Alice, unica umana con un DNA in grado di resistere al T-Virus, torna alla Umbrella per porre fine all’incubo. Combatte, ammazza, torna a essere un umana “normale”, poi vola in Alaska, credendo di trovare lì la fantomatica Arcadia - una base dove si sono riuniti gli umani sopravvissuti alla malattia - ma così non è, e invece rintraccia una ragazza di nome Claire che non ricorda nulla del suo passato. Le due si spostano quindi a Los Angeles dove individuano la Arcadia in una nave cargo. Salire su quella nave, insieme a un manipolo di attori rifugiatisi in un carcere, diventa la loro priorità…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rocambolesco e divertito action movie che riserva momenti trash degni di essere visti. Questo anche grazie al 3D, pubblicizzato come il medesimo utilizzato nel film “&lt;a href="http://profondocinema.blogspot.com/2010/01/avatar.html"&gt;Avatar&lt;/a&gt;” di James Cameron. E Paul Anderson, potendo mettere le mani sopra quella tecnologia, fa un bel compitino che merita ampiamente la sufficienza, spingendosi anche fino a un sette pieno. Il segreto della sua riuscita è, soprattutto, quello di riuscire a bilanciare una ricercata estetica visiva (affatto banale), al puro intrattenimento. I riferimenti a certe installazioni di arte contemporanea, infatti, sono da rintracciare soprattutto nelle scene iniziali e finali, dove le scenografie del film finiscono per somigliare al progetto “Cremaster Cycle” firmato da Matthew Barney, regista tra l’altro di una pellicola con protagonista la cantante Bjork ambientata anch’essa (guardate un po’) su una nave e dal titolo “Drawing Restraint”. Inoltre, al di là delle suggestioni visive solleticate dal 3D, “Resident Evil – Afterlife” si fregia di una colonna sonora azzeccata e con una chiusura firmata dai A Perfect Circle dal titolo The Out Sider: da ascoltare a tutto volume. Generalmente buona, al contempo, la recitazione del cast, con la sempre grande Milla Jovovich a far la parte della regina madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ vero, non si può non notare una certa leziosità nel lavoro di Anderson, dove il difetto di un plot prevedibile riesce solo in parte a essere compensato dal grande ritmo. Ma al di là di queste critiche, additabili per altro all’intera saga e più trasversalmente a un intero genere cinematografico, “Resident Evil: Afterlife” riserva più di qualche sorpresa suggerendo la possibilità che, per una volta, il 3D non è il solo motivo per cui un film è stato realizzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2010)&lt;br /&gt;estratto da &lt;a href="http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2184"&gt;http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2184&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-7919347103897059037?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/7919347103897059037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=7919347103897059037' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7919347103897059037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/7919347103897059037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/resident-evil-afterlife.html' title='Resident Evil: Afterlife'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMVwZMOaZkI/AAAAAAAACNo/UwskjMPBv8c/s72-c/NuovoposterperResidentEvilAfterlife2%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-98400711975712323</id><published>2010-10-25T13:47:00.002+02:00</published><updated>2010-10-25T13:51:36.645+02:00</updated><title type='text'>La Horde</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMVvNVEOslI/AAAAAAAACNg/LdU1IXHb0hA/s1600/la_horde[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5531949992078389842" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 150px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMVvNVEOslI/AAAAAAAACNg/LdU1IXHb0hA/s200/la_horde%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2009&lt;br /&gt;Regia: Benjamin Rocher, Yannick Dahan&lt;br /&gt;Distribuzione: Fandango&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Gli ultimi anni hanno visto un rinnovato interesse per il genere horror consolidarsi in Francia, con quella che è stata ribattezzata la “nuova Nouvelle Vague” che ha fatto parlare di sé, e continua a farlo. Il motivo è presto detto: a fianco a un genere indirizzato a un pubblico di massa come è quello horror – con tutti gli accorgimenti del caso come violenza estrema e effetti splatter - i francesi affiancano motivi autoriali di grande impatto emotivo, sconfinando in temi sociali, politici e culturali. Ecco quindi udire echi di malesseri provenienti dalla periferia di Parigi; intravedere irrequietezze appartenenti a uno Stato visto come “padrone”; o il confrontarsi con una facilità a far parte di una malavita organizzata che, in qualche modo, è presente, in modo palpabile, come un male collaterale, ma necessario per “sopravvivere” (nel caso del genere questo termine non è preso a caso) alla vita. “La Horde”, diretto a quattro mani da Yannick Dahan e Benjamin Rocher, pur non raggiungendo apici autoriali come i vari “A l’interieur” o “Martyrs” e “Frontiers”, e sconfinando più nel gretto intrattenimento per la massa, non tradisce i motivi e i temi della “nuova Nouvelle Vague”, cercando anche di dire qualcosa di nuovo nel vasto panorama del sottogenere horror – zombie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quattro poliziotti decidono di vendicare la morte di un loro compagno penetrando nel covo di un trafficante nigeriano situato alla periferia di Parigi. L’assalto va storto, ma a complicare le cose è l’inizio della fine del mondo. Proprio quella notte, infatti, i morti hanno deciso di uscire dalle tombe e camminare sulla Terra…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La Horde”, va detto subito, non è certamente uno dei migliori horror degli ultimi anni, ma riesce comunque a confezionare un paio di scene degne di essere annoverate negli annali. Ciò che accompagna la visione di “La Horde”, piuttosto, è una generale disperazione di fondo, trasmessa per mezzo dei protagonisti della pellicola e dei personaggi secondari (il vecchietto del gruppo è uno spasso ed è a tutti gli effetti l’anima del film), che non lascia indifferenti. Yannick Dahan e Benjamin Rocher, del resto, sono giovani e inesperti quanto basta (il primo proviene da un'unica esperienza televisiva, il secondo annovera un cortometraggio) per sopravvivere ai loro alti e bassi: da una parte urlare il proprio malessere e affermarlo con forza con la solita trama apocalittica, e dall’altra condire il tutto con della sana ironia che rimanda a una certa filmografia di registi come John Carpenter.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse, una sceneggiatura meno prevedibile e meno votata all’ironia, avrebbero reso il film più avvincente. Così com’è, comunque, rimane un buon esordio con un finale che non dimenticherete e una veduta sulla città di Parigi da mozzare il fiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-98400711975712323?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/98400711975712323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=98400711975712323' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/98400711975712323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/98400711975712323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/la-horde.html' title='La Horde'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMVvNVEOslI/AAAAAAAACNg/LdU1IXHb0hA/s72-c/la_horde%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-3625182328866988875</id><published>2010-10-25T13:44:00.002+02:00</published><updated>2010-10-25T13:46:54.669+02:00</updated><title type='text'>Innocenti bugie</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMVuBS35s3I/AAAAAAAACNY/J4LfbHX3Ryw/s1600/locandina-innocenti-bugie[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5531948685819753330" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 141px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMVuBS35s3I/AAAAAAAACNY/J4LfbHX3Ryw/s200/locandina-innocenti-bugie%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010 &lt;div&gt;Regia: James Mangold&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Distribuzione: 20th Century Fox&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Cosa può accadere all'ignara passeggera di un aereo quando si ritrova perseguitata da un ex agente dell’FBI? E’ quello che ha cercato di raccontarci James Mangold, regista talentuoso di “Quando l’amore brucia l’anima”, “Cop Land”, “Identity” e del remake di “Quel treno per Yuma”... Della serie: in quanto a curriculum non c’è male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita dell’ingenua June viene letteralmente sconvolta dal misterioso Roy Miller. L’uomo è un agente dell’FBI accusato di aver tradito il proprio Paese e si servirà della donna per provare la propria innocenza e ritrovare una statuetta, contenitrice di una nuova fonte di energia: lo Zefiro. E’ l’inizio di una lunghissima scorribanda in giro per il mondo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;James Mangold deve aver immaginato una moderna favola quando ha letto la sceneggiatura di “Innocenti bugie” (in originale “Knight e Day”), riscrivendo un po’ il mito del principe azzurro (che qui ha le sembianze di un Tom Cruise decisamente sopra le righe) sul suo cavallo bianco (presumibilmente la moto che i due utilizzano a Siviglia nella scena madre del film). E proprio seguendo questa interpretazione, questa lettura che il film di James Mangold si fa apprezzare maggiormente. Oggi, infatti, sembra suggerire la temeraria trama – che si fregia di un’ossatura fatta di sparatorie e inseguimenti – l’uomo perfetto è incarnato in una statuetta (la fonte di energia che motiva la spy story) senz’anima. Gli uomini invece sono decisamente passati da eroi romantici a folli senza speranza. Le donne infine, in questa visione un poco maschilista della pellicola, non hanno smesso di sognare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è dell’altro, naturalmente, perché James Mangold è uno che i film li sa fare, e bene, e lo dimostra ancora una volta reinterpretando di fatto un genere andato in auge negli anni '80 e '90: le spy story d’azione, quelle che per intenderci vedevano una coppia di protagonisti coinvolti in losche vicende poliziesche. E’ il caso ad esempio di “Due nel mirino” (John Badham, 1990), pellicola che ha molte cose in comune con questo “Innocenti bugie”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ben vengano insomma questi esperimenti di genere e ben venga James Mangold, che da dieci anni a questa parte non sbaglia un colpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (10/2010)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-3625182328866988875?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/3625182328866988875/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=3625182328866988875' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3625182328866988875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/3625182328866988875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/10/innocenti-bugie.html' title='Innocenti bugie'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/TMVuBS35s3I/AAAAAAAACNY/J4LfbHX3Ryw/s72-c/locandina-innocenti-bugie%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-831168299958743303.post-4379914450543255342</id><published>2010-01-15T15:50:00.003+01:00</published><updated>2010-01-15T15:57:31.492+01:00</updated><title type='text'>Avatar</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/S1CBkSSDTNI/AAAAAAAACM4/IH5-i-i0jrk/s1600-h/AVATAR%2001[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426980011364273362" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 135px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/S1CBkSSDTNI/AAAAAAAACM4/IH5-i-i0jrk/s200/AVATAR%252001%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anno: 2010&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: James Cameron&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Distribuzione: 20th Century Fox&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ideale punto di arrivo per poter azzerare tutto e ricominciare a parlare di cinema. E’ Avatar firmato da James Cameron che, dopo una gestazione durata quindici anni e con un budget di oltre 400 milioni di dollari, ci presenta il futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2154. La RDA, una compagnia terrestre interplanetaria, è intenzionata a prelevare le ricchezze minerarie da Pandora, un pianeta molto simile alla Terra. Su Pandora vivono i Na’vi, popolazione dalla pelle blu a metà strada tra l’umanoide e il felino. Per convincere i Na’vi a lasciare posto alle scavatrici della RDA, vengono inviati degli Avatar: creature nate in laboratorio e controllate empaticamente da esseri umani. Ma è così che Jake Sully, un ex marine costretto sulla sedia a rotelle, finirà per legarsi ai nativi di Pandora …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/S1CB5Zxv5LI/AAAAAAAACNA/I7URjizOtQA/s1600-h/avatar[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426980374153520306" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 142px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/S1CB5Zxv5LI/AAAAAAAACNA/I7URjizOtQA/s200/avatar%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il soggetto nasce nel 1995. All’epoca un film della portata di Avatar non era neppure concepibile e Cameron decise saggiamente di dedicarsi al ben più concreto Titanic. Quindici anni dopo, Avatar è già leggenda, con un incasso che ha superato i 600 milioni di dollari nel mondo solo nel primo weekend.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/S1CCP3p9iUI/AAAAAAAACNI/Aa_Btmi2D-Y/s1600-h/avatar[2].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426980760131045698" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 112px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/S1CCP3p9iUI/AAAAAAAACNI/Aa_Btmi2D-Y/s200/avatar%5B2%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;James Cameron rilancia con Avatar le sue ossessioni autoriali. Ovvero ritorna alla fantascienza e all’inversione dei punti di vista. Ciò che interessa a Cameron, come fu in Terminator 2: Il giorno del giudizio, in The Abyss e in Aliens: scontro finale, è l’immedesimazione nell’altro. Che sia questo un alieno, un mostro degli abissi o un cyborg venuto dal futuro. In questo caso per James Cameron l’altro è il nativo di un pianeta sotto assedio. Per comprendere i suoi sentimenti, il regista sfrutta l’idea originale dell’avatar (un simulacro creato mischiando due DNA) che, in fondo, è lo spettatore stesso. E l’immedesimazione, anche grazie alla tecnologia 3D e agli schermi I-Max, è totale. Comprendere pero' un film come Avatar esulando da queste due “applicazioni” è deviante quanto, forse, impossibile. Perche' James Cameron ha costruito il film su uno scheletro tecnologico, e non narrativo. Ne esce una trama che certamente richiama molti kolossal del passato (facendo storcere il naso a chi ha fame di “originalità”), ma che riesce a rinnovarne la morale grazie a un epilogo coerente con gli intenti di partenza. Per Cameron non basta conoscere "gli altri" per capire cio' che provano, ma bisogna necessariamente farne parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buoni gli interpreti, con il ritorno di una Sigourney Weaver convincente sia da umana che da avatar; un giovane e promettente Sam Worthington, e un Stephen Lang che tratteggia con l’accetta un nemico che non si dimentica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diego Altobelli (01/2010)&lt;br /&gt;estratto da &lt;a href="http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2143"&gt;http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2143&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/831168299958743303-4379914450543255342?l=profondocinema.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://profondocinema.blogspot.com/feeds/4379914450543255342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=831168299958743303&amp;postID=4379914450543255342' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4379914450543255342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/831168299958743303/posts/default/4379914450543255342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://profondocinema.blogspot.com/2010/01/avatar.html' title='Avatar'/><author><name>Diego Altobelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08565726589940201442</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_41-zppsQ5CY/S1CBkSSDTNI/AAAAAAAACM4/IH5-i-i0jrk/s72-c/AVATAR%252001%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry></feed>
