lunedì 16 febbraio 2009

Revolutionary Road

Anno: 2009
Regia: Sam Mendes
Distribuzione: Uip

Tratto dall’omonimo romanzo di Richard Yates, ora edito da Minimum Fax, “Revolutionary Road” prende vita al cinema sotto la cura registica di quel Sam Mendes venuto al successo con “American Beauty”. E in effetti la cifra stilistica del regista richiama fin troppo da vicino quella pellicola del 1999, tanto da poter considerare questo “Revolutionary Road” una sorta di prequel ideale.

Nell’America del 1950 due giovani si incontrano e si amano facendo affidamento solo sulla passione e sulle aspirazioni personali. Lei giovane attrice, lui scaricatore di porto ma abile nei conti, si ritrovano dopo una manciata di anni coniugi in una villetta stagliata sulla sibillina Revolutionary Road. Stanca di una quotidianità fin troppo simile a quella delle altre coppie che popolano la strada, April propone al marito Frank di cambiare vita e trasferirsi a Parigi. L’uomo sulle prime accetta, ma la strada che porta alla rivoluzione è assai lunga e lastricata di contraddizioni…

Visivamente asettico, sottolineando con colori quali il beige e il grigio la generale mediocrità che popola le vite (tutte identiche) di impiegati, mogli e mariti negli anni Cinquanta, “Revolutionary Road” si regge sulla grande forza attoriale espressa dai due protagonisti Kate Winslet e Leonardo DiCaprio, qui di nuovo insieme dopo il romantico “Titanic”. Più bravo lui di lei, se non fosse per il fatto che il personaggio di DiCaprio ha molte più evoluzioni rispetto alla coerenza, che sfiora la cecità, espressa dal personaggio della Winslet, i due attori duettano esprimendo efficacemente il profondo conflitto che regola la storia del film: quello sulla realizzazione di un sogno americano fuori dall’America.
Questo tema, espresso con vigore nel romanzo, che mette in luce con maggiore chiarezza lo stato di prigionia mentale (ma anche fisica) vissuta dai protagonisti, nel film di Sam Mendes si fa vago e poco incisivo, echeggiando gli aspetti più ribelli di “American Beauty”, ma non aggiungendo nulla di nuovo rispetto a quanto già espresso (e visto) in quel film.
Inoltre il finale troppo prolisso, dove Mendes scivola su una scenetta goliardica in stile Casa Vianello, finisce per sminuire i profondi assunti di partenza, generando troppi dubbi su quello che il regista voleva davvero esprimere.

Non un brutto film, va specificato a chiare lettere, ma forse troppo prolisso e autocompiaciuto.

Diego Altobelli (02/2009)
estratto da http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=2006

2 commenti:

Luciano ha detto...

Stavo per vederlo ma sono arrivato tardi in sala. Spero di poterlo recuperare.

Cineserialteam ha detto...

Appoggio in pieno la tua disamina!

CST