sabato 7 luglio 2007

Mon Colonnel

Anno: 2006
Regia: Laurent Herbiet

Il conflitto d'Algeria che vide coinvolta la Francia con l'intento di "portare la pace e la democrazia", viene raccontato da Laurent Herbier con questo "Mon colonel", tratto dall'omonimo romanzo di Francis Zamponi.

Durante il conflitto in Algeria il tenente Guy Rossi viene istigato dal colonnello Duplan a torturare e commettere esecuzioni pubbliche di estremisti islamici. Il giovane tenente si ribella e finirà per pagarne le conseguenze. Anni dopo il colonnello Duplan viene ritrovato morto nello studio della sua villa, trafitto dal proiettile di una Luger. Al luogotenente Galois il compito di indagare sull'accaduto...

Un film di denuncia travestito da thriller storico. La pellicola di Herbier è un duro atto di accusa verso l'utilizzo in guerra di gesti criminosi come la tortura e la persecuzione, sia essa verbale, fisica o culturale. Nel raccontare ciò la regia decide di alternare la pellicola in bianco e nero, utilizzata nel descrivere il triste passato di Rossi, al girato a colori, sfruttato di contro per narrare l'indagine di Galois ai giorni nostri. Un montaggio efficace quindi, e una sceneggiatura complicata, ma avvincente, rendono "Mon colonel" un sentito grido contro il militarismo e ogni tipo di operazione bellica ad esso legata. Una storia "forte" che mette in luce con allarmante lucidità i meccanismi "malati" di protezione e senso della giustizia presenti in guerra, in qualunque fazione la si osservi.

Dal punto di vista della trama l'elemento del thriller si perde quasi subito, lasciando ampio spazio al racconto delle gesta del tenente Rossi: questo aspetto crea un leggero squilibrio tra le due linee temporali, rendendo quasi inutile quella ambientata ai giorni nostri. Per il resto la storia offre un solo punto di vista risultando proprio per questo un po' limitata e forse un po' troppo idealistica: di fondo ciò che uccide il tenente Rossi è proprio la sua incapacità di far parte di un meccanismo, quello militare, che prevede già nella sua essenza la sopraffazione come soluzione finale ai problemi. Il film in questo modo, visto attraverso gli occhi del giovane, arriva quasi ad apparire ingenuo: un'utopistica visione delle cose. Eroico.

Chiarendo: anche con "Mon colonel" ci troviamo di fronte ad una pellicola ambigua che lascia la sensazione di non essere del tutto riuscita nel suo intento, in questo caso quello di denunciare la tragedia delle torture in posti di guerra. Non gli si può certamente negare il fatto di essere una pellicola drammaticamente attuale, come non gli si nega la capacità di essere avvincente e, in buona sostanza, ben girata. Purtroppo rimane quella sensazione di fondo: come di qualcosa che non è stata del tutto raccontata, come di un puzzle a cui mancano alcuni pezzi, ma la cui immagine finale ti risulta comunque leggibile.

Diego Altobelli (10/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/thecolonel.htm

Chiedi alla polvere

Anno: 2006
Regia: Robert Towne
Distribuzione: Moviemax

Tratto dal romanzo di John Fante, "Chiedi alla polvere", titolo che richiama le strade impolverate di terra rossa dell'Est e del Middle West, è il nuovo film di Robert Towne, già regista di "Chicago". La pellicola può fregiarsi, oltre che dei bellissimi Colin Farrell e Salma Hayek, anche del nome di Tom Cruise che, tra una missione impossibile e l'altra, lo ha personalmente prodotto.Siamo a Los Angeles all'inizio del ventesimo secolo: Arturo Bandini è uno scrittore squattrinato che vive in un albergo insieme alla sua macchina da scrivere, e che sbarca il lunario scrivendo racconti brevi per una rivista poco importante. Un giorno Arturo incontra Camilla, una cameriera messicana dal temperamento piuttosto selvaggio e focoso e malgrado un incontro iniziale non proprio ortodosso, fatto d'insulti e d'incomprensioni, tra i due nasce una relazione passionale e sincera. Amore che li porterà lontano, sulle spiagge della California...

Film "teatrale", condizionato da lunghi dialoghi, monologhi e parti recitate a due, "Chiedi alla polvere" è un film sentimentale che risulta essere diverso da molti altri titoli del genere.Grazie ad uno sviluppo narrativo meno convenzionale rispetto ai film di Hollywood, più attenta alla caratterizzazione dei personaggi e dei protagonisti piuttosto che alla stessa storia d'amore che essi vivono, la pellicola di Towne si lascia vedere e appassionare con una regia e una sceneggiatura a metà strada tra il dramma e la commedia, ma sempre coerente a se stessa e ai libri di Fante, cui il film s'ispira. Letterario. Unico punto negativo è da ricercare in una sensazione di prevedibilità della trama e una certa prolissità, elementi che rendono la pellicola meno godibile. Contrariata.

Un film che sembra puntare tutto sulla bravura degli attori e sulla sola caratterizzazione, scommessa vinta sia grazie all'interpretazione molto convincente dei due protagonisti, sia anche grazie a comprimari d'eccezione come Donald Sutherland, che impreziosiscono la pellicola e la rendono in qualche modo "speciale". Rinati.In ultima analisi ci sentiamo di dire che "Chiedi alla polvere", malgrado l'età adulta dei protagonisti, sembra descrivere una storia d'amore più adolescenziale e ingenua; lontana da preziosismi artificiosi e adulti di tante altre storie sentimentali viste sul grande schermo. Ma proprio per questo il film, con una nudità e una semplicità filmica intrinseca e propria del regista, risulta più gradevole e, forse, più genuino. Un film che piace a tutti con il solo rischio di annoiare. Come del resto molte storie d'amore.

Diego Altobelli (04/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/askthedust.htm

giovedì 5 luglio 2007

Giù per il tubo

Anno: 2006
Regia: David Bowers, Sam Fell
Distribuzione:UIP

Ci sono topi e "topi", come del resto ci sono esseri umani e "esseri umani": una divisione dovuta a tanti fattori "attendibili" come la classe sociale, il reddito finanziario, la cultura, le origini famigliari... La nuova creazione dai realizzatori della serie "Wallace e Gromit" prende spunti classisti per raccontare il viaggio nei bassifondi di Roddy, aristocratico ratto di Kensington che, ritrovatosi da solo a difendere la villa in cui vive con i suoi "padroncini" umani da un topo di fogna di nome Sid, finisce lui stesso per cadere nella trappola che aveva predisposto per il suo invadente avversario: lo scarico del water!Attraverso le tubature e giù per i numerosi scarichi fognari di Londra, Roddy si ritrova nella città di Rattopolis dove conosce la bella Rita, topolina fuorilegge con conti in sospeso nella malavita. Nel tentativo di salvarsi la propria pelle prima, e aiutare la giovane Rita poi, l'aristocratico ratto si ritrova immischiato in un complotto, programmato dalle mira diaboliche di un malvagio Rospo mafioso, per distruggere la città dei topi. Spetterà proprio a Roddy risolvere la faccenda!

Dalla Dreamworks e dalla Aardman Features arriva una ventata d'aria fresca nel panorama sempre più ampio, e più intasato, del cinema d'animazione. "Giù per il tubo" è una commedia divertente e spigliata con piccoli colpi di genio registici e una sceneggiatura matura, insolente, ma mai stancante diretta da Sam Fell e David Bowers. Prendendo spunto da pellicole famose come "Mamma ho perso l'aereo!", "All'inseguimento della pietra verde" o ancora la saga di 007, la pellicola animata con il connubio di Computer Grafica e l'utilizzo di plastilina e pongo avvince con trovate azzeccate e un umorismo mai noioso o "facile". Quello che colpisce maggiormente lo spettatore è un generale senso di ispirazione che si avverte guardando il film, intuizioni che spesso fanno il verso a dinamiche culturali dei nostri tempi. La ricostruzione della Londra a misura di topo ad esempio è un piccolo gioiello di irriverenza nei confronti della metropoli inglese, con il Tower Bridge ricostruito utilizzando una cabina telefonica e un bagno pubblico; oppure passando a vere situazioni comiche come il momento della videochiamata al cellulare, tra una rana-mimo e il cattivo del film: un vero spasso. I particolari visivi e narrativi sono talmente tanti che alla fine del film si esce dalla sala commentando, bonariamente divertiti, le numerose gag viste sullo schermo. Davvero piacevole.

A dare le voci inglesi ci sono grandi nomi: Hugh Jackman, Kate Winslet e Jean Reno solo per citare i più noti al pubblico, ma anche Ian McKellen e il resto del cast non è meno ispirato.Così come è davvero buona la colonna sonora, con temi sempre in sintonia con le situazioni del film e ritmi incalzanti e ben inseriti nei vari contesti. Un film completo anche sotto questo aspetto.

"Giù per il tubo" è un film divertente, ironico, sfrontato, ma che riesce a mantenere quel suo "aplomb" inglese tipico della cultura britannica. Una pellicola da consigliare senza remore, anche in virtù di una certa monotonia che ha investito, tranne pochi esempi, i film di animazione negli ultimi tempi.

Diego Altobelli (09/2006)

Concorso di colpa

Anno: 2005
Regia: Claudio Fragasso
Distribuzione: Istituto Luce

Esperimento ambizioso quello tentato da Claudio Fragasso nel girare questo "Concorso di colpa", thriller dalle pretese psicologico/politiche. Film che segna anche il ritorno di Francesco Nuti sul grande schermo, alle prese con una parte che forse aveva bisogno di maggior profondità. Nel film Nuti indossa i panni di Francesco De Bernardi, un commissario di polizia alle prese con un caso di suicidio. La vittima, un ex militante in forze politiche di sinistra negli anni '70, si scopre avere un terribile segreto: un senso di colpa che lo ha portato, infine, a premere il grilletto. Toccherà a De Bernardi, sotto ordine del Giudice Santamaria, aprire un'inchiesta a riguardo e fare luce sul passato del morto.

In "Concorso di colpa" appare chiaro come la pellicola voglia assumere toni importanti già dalle prime scene: la trama difatti mira ad uno spessore narrativo che però non convince affatto. Il tema politico è visto attraverso gli occhi immaturi di un gruppo di ragazzini esagitati di fine anni Settanta, che poco, o nulla, hanno a che vedere con quegli anni e quel fervore politico. Tanto che in buona sostanza le loro rivendicazioni appaiono essere frutto di mode giovanili e nient'altro. Opinione. Il punto è che a prescindere da cosa voglia intendere, o cosa pensi, il regista a riguardo, il film così non convince più, perdendo quello che da solo doveva essere uno dei suoi punti di maggior forza: il tema politico unito a quello della sconfitta generazionale. Stancante.La regia di Fracasso (film-maker di "confine" con alle spalle un curriculum di venti anni che lo ha visto dirigere, tra gli altri, B-movie americani come "La casa cinque" e "Rats") si perde lungo il difficile percorso narrativo intrapreso dalla trama: le riprese in genere, già dalle prime scene, appaiono ingenue e affrettate. Difetto manieristico che è difficile far passare in secondo piano, soprattutto se unito ad una recitazione a dir poco non all'altezza della situazione. Le battute vengono pronunciate in modo stanco e plastico, mentre la sceneggiatura arranca frasi a effetto poco credibili e per nulla convincenti. Manichino.

"Concorso di colpa" è un film che avrebbe avuto bisogno di un altro tipo di cura visiva e narrativa, e dal regista di "Palermo Milano solo andata" ce lo saremmo aspettato. Così com'è rimane una pellicola che qua e là possiede pure delle buone idee, ma si perdono, come la morale di una favola, nella troppa ambizione.

Diego Altobelli (08/2005)
estratto da
http://filmup.leonardo.it/concorsodicolpa.htm

Genere - Azione / Poliziesco

Cellular

Anno: 2005
Regia: David R. Ellis
Distribuzione: Eagle Picturers

Ultimamente pare che nel cinema i soggetti aventi come nucleo centrale un telefonino abbiano preso piede un po' in tutto il Mondo, descrivendo quasi una tendenza di mercato. Dal Giappone alla Korea, con il buon The Call e i vari Phone, fino in America, da Scream passando per un In linea con l'assassino, i cellulari e i telefonini sembrano affascinare gli scrittori per il cinema. E se in Asia il mezzo più usato della Terra racconta trame sanguinolente e malate, negli Stati Uniti i telefoni si fanno spesso minacciosi annunciatori di morte.

A due anni di distanza dal suo ultimo trhiller, quel Final Destination 2 che divise la critica, David R. Ellis torna dietro la macchina da presa con Cellular: l'ultima fobia dal mondo dei telefonini. Attraverso una trama rocambolesca ed una regia frenetica, Ellis disegna un film fatto d'inseguimenti e corse contro il tempo. Un soggetto drammatico, stemperato però da una sceneggiatura che assume troppo spesso tempi e ritmi narrativi volontariamente ironici. Si assiste quindi, dopo un inizio che faceva presagire uno spettacolo teso e avvincente, ad un film d'azione leggero e quasi scanzonato. E' così che Ryan, il classico ragazzo americano senza troppi problemi se non quello di conquistare la ragazza che gli piace, si ritrova a essere protagonista di scene a metà strada tra Un giorno di ordinaria follia, come la scena in cui si ritrova costretto a "usare la forza" per comprare un carica batterie in un negozio di telefonini, e Die Hard-Duri a morire, legato com'è dalla trama al rapporto via etere con la bella Basinger, che lo implora costantemente di aiutarla e di raggiungere questa o quella destinazione entro un tempo limite. Se non fosse per il fatto che proprio la Basinger recita con una drammaticità che sottolinea la sua decennale esperienza come attrice, si potrebbe pensare che ciò a cui si sta assistendo è un film comico. Curioso.

Insomma Cellular è un film che evita accuratamente, e saggiamente, di prendersi sul serio. Per una serata in pieno relax all'insegna di quelle che vengono definite, bonariamente e col senno di poi, delle "americanate".

Diego Altobelli (04/2005)
estratto da http://filmup.leonardo.it/cellular.htm

mercoledì 4 luglio 2007

Shark tale

Anno: 2004
Regia: Vicky Jenson, Bibo Bergeron, Rob Letterman
Distribuzione: UIP

Con Shark Tale (titolo che in America ha subito polemiche per gli eccessivi riferimenti alla mafia della "Little Italy"), la Dreamworks propone un film "corale" in contrapposizione al successo della Pixar, Nemo, giocando la partita degli incassi sul loro stesso piano.

La trama: quando un giorno Oscar, un pesciolino dalla vivace parlantina, viene rapito da due ricettatori per non aver mantenuto fede ad un debito di soldi, incappa in Lenny, uno squalo vegetariano. Proprio il fratello di quest' ultimo rimane ucciso nel tentativo maldestro di mangiare Oscar. Il pesciolino decide così di prendersi il merito sull'accaduto per diventare agli occhi di tutti eroe cittadino. Solo Lenny conosce la verità (il fratello infatti è rimasto ucciso da un'ancora gettata casualmente in mare da una barca in superficie...), ma quando la "famiglia" chiede vendetta, decide di aiutare Oscar a mettersi in salvo...

Grande produzione per il primo cartone animato a vantare davvero un cast stellare, con De Niro e Will Smith riprodotti fedelmente in CG ma adattati ad un mondo marino. Shark Tale, pur mancando di vera originalità, coinvolge grazie ad una realizzazione tecnica da capogiro. I numerosi particolari visivi (per lo più omaggi al cinema dello Star-System) sono davvero spassosi e contornano una vicenda che già da sola diverte al ritmo di un video musicale. Unica nota dolente ci è data dalle scelte attuate nello scegliere i doppiatori italiani. Le voci dei vari Tiziano Ferro, Cristina Parodi, e del duo comico Pari e Dispari non convincono molto e sottolineano (senza volerlo) l'enorme differenza esistente tra il nostro il nostro Star-System e quello americano...

Diego Altobelli (12/2004)
estratto da www.tempimoderni.com

007 - Casino Royale

Anno: 2006
Regia: Martin Campbell
Distribuzione: Sony Pictures


L'era di Pierce Brosnan è finita, comincia quella di Daniel Craig nel ruolo dell'agente segreto più famoso del mondo: "007 - Casino Royale", tratto dall'omonimo romanzo di Ian Flemming, vuole essere un viaggio iniziatico che porti l'attore Craig verso la dura consapevolezza di divenire uno "zero zero", uomo capace di uccidere e di lasciarsi alle spalle ogni tipo di sentimento umano.
La trama del film, piuttosto articolata, ruota intorno ad un traffico di armi illegale mosso da Le Chiffre, un uomo spietato con il curioso tic di lacrimare sangue da un occhio. Quando Le Chiffre organizza una partita di poker milionaria, i servizi segreti britannici decidono di mettere sulle sue tracce l'agente 007, affiancato dalla bella Vesper Lynd, una contabile del tesoro che ha il compito di tenere d'occhio lo stesso James Bond. La partita a poker riserverà molti colpi di scena...

Bisogna ammettere che questo 21° capitolo della saga di James Bond possiede effettivamente una marcia in più. Sarà la presenza di Daniel Craig, burbero e ironico al punto giusto, con lo sguardo da "canaglia col cuore tenero" decisamente azzeccato; sarà la trama che finalmente ritorna ai vecchi sapori dell'era Sean Connery, riuscendo a far girare tutto il film attorno ad una partita di poker, senza risparmiarsi per questo su colpi di scena o effetti speciali (l'ultima sequenza girata a Venezia è della serie "lo vedo e non ci credo"!); sarà la regia particolarmente attenta ai particolari di Martin Campbell, noto per la serie cinematografica di "Zorro" e per "007 - Golden Eye", che nel 1995 segnava la prima apparizione di Pierce Brosnan nei panni di Bond; o sarà, ancora, la sicurezza di poter contare su una trama tratta dal primo romanzo di Ian Flemming, che cela colpi di scena e segreti che lasciano intendere l'intenzione di girare nuove pellicole per essere scoperti. Insomma "Casino Royale" ha davvero tutti gli elementi per piacere sia agli amanti storici di 007, sia ai nuovi arrivati: un film che riesce sorprendentemente a rinnovare il personaggio di James Bond, con un ritrovato respiro narrativo e interpretativo.

Se la regia è da ritenersi buona, pur se a tratti forse un pò troppo concitata sul piano del ritmo, la recitazione, e il cast in generale, sorprende. Impossibile non parlare di Daniel Craig, questo britannico dagli occhi di ghiaccio e dal fisico scultoreo, che dopo una lunghissima selezione è riuscito a vestire i panni di James Bond in modo impeccabile: il suo stile ricorda Sean Connery, le sue espressioni lo fanno assomigliare a uno Steve McQueen dei nostri giorni. Un attore completo a cui forse manca solo quel pizzico di maturità in più a renderlo perfetto. Crescerà. Al suo fianco solo belle sorprese: Eva Green centra la parte della bella del film, questa volta molto diversa dalle ragazze "bondiane" viste nelle pellicole precedenti, una donna caparbia e intelligente. L'altra metà di Bond: completamento. E poi ancora la sorpresa di vedere in ruoli importanti attori italiani, che nell'impossibilità di trovare spazio nel nostro Paese, giustamente emigrano all'estero: sto parlando di Claudio Santamaria, killer folle e muto; e Giancarlo Giannini, degno uomo di classe che nasconde più di un segreto dietro una facciata di classe, rispettabilità e fiducia. Bravissimi. E poi infine colei che tira i fili della trama e dei personaggi: M, capo dei servizi segreti britannici, interpretata dalla forza caratteriale di Judi Dench.Bellissima.

"007 - Casino Royale": un nuovo inizio, un degno proseguimento della serie.

Diego Altobelli (12/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/casinoroyale.htm

The bridge

Anno: 2006
Regia: Eric Steel
Distribuzione:Videa CDE

Il Golden Gate, il ponte di San Francisco, una delle sette meraviglie del Mondo: il posto che ha il maggior numero di suicidi all'anno. "The bridge" di Eric Steel documenta la morte, in presa diretta, di ventiquattro persone che nel 2004 hanno deciso di porre fine alla loro vita gettandosi dal monumento metallico. Una pellicola inquietante quanto struggente che prova a raccontare la disperazione di quei gesti, attraverso le testimonianze di amici e parenti degli scomparsi.

La domanda che ci si pone guardando il documentario di Eric Steel è: "come mai proprio il Golden Gate per suicidarsi?". Una domanda seguita da altri dubbi sulle misure di sicurezza di uno dei luoghi di maggior attrazione per i turisti o sulla mancanza di interesse che, in qualche strano modo, si respira dalle stesse persone che vedono e vivono direttamente quei gesti disperati. "The bridge" non dà risposte a questi quesiti, limitandosi a mostrare una lunga serie di interviste alternate a immagini del ponte. Proprio dell'aspetto visivo colpisce il contrasto che si viene a creare tra il monumento e la vita che lo circonda (ad esempio le immagini che mostrano bambini che giocano a pallone mentre in lontananza qualcuno ha deciso di compiere il salto, o altre che fanno vedere la città che continua a "vivere" pur avendo sullo sfondo quel luogo di morte). Il Golden Gate diventa così un luogo maledetto, una sorta di mostro metallico portatore di morte: con la sua nebbia che lo avvolge tutto; con il vento che soffia forte e violento sui suoi pilastri; con la sua indifferenza, filtrata attraverso il traffico frenetico delle automobili che lo attraversano. Angosciante, come le scene che ritraggono questi "voli" della disperazione: urla silenziose di vite mai realmente vissute. Questa di Eric Steel è una pellicola di grande impatto e di grande smarrimento, tanto che definirlo un "bel documentario" risulta riduttivo quanto inutile: di fronte alla morte e alla disperazione ogni forma di commento perde di significato, divenendo un inutile gioco intellettivo.

Infine, come giustamente afferma una delle persone intervistate, il "ponte" è già di per sé un elemento semantico di contrasto: in quanto espressione del "romantico", ma allo stesso tempo rivelazione del dramma. Esso collega artificialmente due luoghi altrimenti distanti e ne promette l'unione, ma essendo questa forzata, finisce per deludere le aspettative. Il "ponte" visto come luogo di incontro e di passaggio allo stesso tempo, un non-luogo quindi, un limbo dove perdersi e lasciarsi andare.

Diego Altobelli (10/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/thebridge.htm

Broken Flowers

Anno: 2005
Regia: Jim Jarmush
Distribuzione:Mikado

Delizioso apologo sulla ricerca delle proprie mete, "Broken flowers" mette in scena uno splendido Bill Murray, che rivisita il personaggio visto in "Lost in Translation", alle prese con una curiosa lettera anonima di colore rosa. Vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2005, il nuovo film di Jim Jarmush è una pellicola dal carattere ipnotico.

Don Johnston è un attempato single incallito. Posato e riflessivo, Don sguazza letteralmente nella sua solitudine, fatta d'equilibri e abitudini quotidiane, anche dopo essere stato lasciato dalla sua ultima fiamma: Sherry, ragazza energica e disimpegnata. Ma la sua nuova e ritrovata sensazione d'abbandono viene minacciata dall'arrivo di una misteriosa lettera anonima, spedita da una ex-fidanzata, in cui c'è scritto che Don è padre di un ragazzo di 19 anni. Il nostro è costretto quindi a rimettersi in discussione: convinto dall'amico fraterno Winston e vinte le sue resistenze, Don parte per un viaggio alla ricerca del passato perduto verso le sue ultime quattro "ex". I colpi di scena e le sorprese non tarderanno ad arrivare...

Nel seguire le curiose vicende del protagonista, Jim Jarmush dà mostra di tutte le sue capacità di regista e ricrea atmosfere ipnotiche e fuori dal tempo. Con un ritmo disteso, ma mai lento, Jarmush tratteggia un film posato, divertente e riflessivo: un vero esempio di Cinema d'autore e indipendenza. Secondo il carattere distintivo del regista, anche "Broken flowers" è raccontato in forma episodica, così come avveniva in altri suoi film precedenti come "Ghost dog" e "Coffee and cigarettes": un episodio per ogni amante visitata da Don. Ogni passaggio consiste in un prologo, raccontato dall'amico Winston, padre di una famiglia numerosa e con l'hobby dell'investigazione, e un epilogo, in cui il viaggio di Don continua. Cliché.

Se il film appassiona per una trama stralunata, la recitazione risulta impeccabile: Bill Murray, Sharon Stone, e Jessica Lange sono perfetti sotto ogni punto di vista. E anche il resto del cast convince con una interpretazione sentita e coinvolta. Accademici.

Degna di nota è pure la colonna sonora, particolarmente azzeccata e vincente nell'accompagnare Don nel suo girovagare dentro la propria anima. Specialmente l'opening theme, "There is an end", che coinvolge ed emoziona. Sound-track.

Ma ciò che, in ultima analisi, colpisce di "Broken flowers" è la sua natura immortale: sospesa nella vuota illusione di una cinepresa.

Diego Altobelli (12/2005)

Born and bred - Nacido y criado

Anno: 2006
Regia: Pablo Trapero

Un incidente stradale sconvolge la vita di una semplice famiglia borghese. Santiago, padre della piccola Josefina e marito della giovane Milly, decide, in seguito alla tragedia, di esiliarsi nel profondo sud dell'Argentina, in una località fuori dal tempo e dal Mondo. E in quel purgatorio Santiago ritroverà la pace...

Pellicola dai connotati affascinanti quanto inusuali questa "Nacido y criado". Il regista Pablo Trapero difatti sembra voler rinunciare quasi da subito alla volontà di raccontare una vera e propria trama, lasciando il campo del "narrativo" a favore di quello della sperimentazione registica: il suo intento risulta essere quello di concentrarsi sulla riabilitazione alla vita, da parte di un uomo che da essa è scappato in seguito ad un brutto incidente. Un intento coraggioso quindi, forse anche poetico o con valenze metaforiche, che però si perde in un altalenante ritmo che oscilla tra la commedia e il dramma, nell'alternarsi di scene che sembrano più indirizzate per il genere western: in questa terra del sud Argentina, dove la vicenda è ambientata, vediamo il protagonista Santiago andare a caccia, ubriacarsi, fumare, parlare con le persone del luogo con cui stringe legami di amicizia, ma il tutto senza necessariamente avere una consecutio logica o narrativa. Il che lascia perplessi sulle vere intenzioni del regista e fa pensare più ad intenti documentaristici che non propriamente filmico-narrativi. Ancora "sulla regia", significativo l'uso di colori bianchi e di tonalità chiare che fungono da richiamo ideale al titolo e al concetto di nascita e crescita ad esso legati.

"Nacido y criado" è una pellicola di difficile lettura, che pone molte domande nello spettatore e che non vuole ad esse rispondere. E' un film non-film, ambientato in un luogo non-luogo, racconto non narrativo di un esperimento registico che nel cinema minimalista vuole affondare le proprie radici. Senza un vero filo conduttore e in mancanza di elementi davvero significanti, però, l'esperimento è da considerarsi non riuscito.

Diego Altobelli (10/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/bornandbred.htm

Bambole russe

Anno: 2005
Regia: Cedric Klapish
Distribuzione: Bim

Logico sequel de "L'appartamento spagnolo" del 2001, "Bambole russe" si pone l'obiettivo di concludere i discorsi lasciati in sospeso alla fine del primo film. Interpretato degnamente da Romain Duris, Xavier si ritrova cinque anni dopo i fatti de "L'appartamento spagnolo" ancora alle prese con i soliti problemi: la sua ex fidanzata Martin (la splendida Audrey Tautou) continua a tampinarlo, ma lui proprio non ne vuole sapere collezionando invece un successo amoroso dopo l'altro, e vivendo appieno la sua condizione di single. Tra dubbi amletici esistenziali, frustrate rivalse professionali, e amori irrisolti, la risposta alla propria esistenza arriverà sotto sembianze seducenti di lunghi capelli rossi e occhi azzurri, non senza però qualche piccolo "incidente di percorso"…

"L'appartamento spagnolo" ha divertito una generazione: il tema dell'Erasmus, delle "cotte" trasformate in passioni travolgenti, le insicurezze sul futuro proprio e di chi vuoi bene. Temi di ragazzi sui venticinque anni a cui manca un solo passo per diventare adulti: definitivo passaggio che spesso si compie inconsapevolmente. Con questo "Bambole russe" Cédric Klapisch conferma le sue doti di abile regista di commedia, ma si perde, purtroppo, nel troppo narrare: un uso smodato della trama che vuole raccontare "tutto", senza rinunciare a nulla. Il risultato è un film divertente sì, ma che risulta esageratamente lungo. Si ha la sensazione che il regista "manchi" a più riprese il bersaglio, il vero punto del discorso: una semplice storia d'amore. Miope. Cast efficace e invariato per un film che soffre, come il suo protagonista, di una certa schizofrenia congenita. Echi narrativi presi in prestito da "Il mio grosso grasso matrimonio greco", passando per "Voglia di tenerezza", fino a "American Pie" e "L'ultimo bacio", mediando il tutto con un montaggio alternato fatto di flash-back e flash-forward non del tutto ragionati lucidamente. Instabile.

"Bambole russe" insomma non convince malgrado le buone carte in suo possesso: una buona recitazione, una storia frizzante, e un regia dinamica questa volta non sono sufficienti a definire un film incerto, come avere trent'anni…

Diego Altobelli (10/2005)

Beautiful Country

Anno: 2006
Regia: Hans Petter Moland
Distribuzione: Lady Film

Pellicola impegnata figlia della ricerca psicologica del regista Hans Petter Molland, che attraverso il Cinema ha saputo sfornare film difficili indirizzati soprattutto ad un pubblico di "rottura". "Beatiful Country" è un road movie che narra il lungo e sofferto viaggio di Binh, un ragazzo vietnamita alla ricerca del suo vero padre americano. Da Saigon fino in Malesia, risalendo a New York, approdando quindi in Texas, dove il suo viaggio termina tra le braccia del padre.

Il film di Molland riesce soprattutto a porre diversi spunti di discussione interessanti.Minuzioso nel raccontare il tragitto del giovane Binh: il regista norvegese descrive con cura le tradizioni vietnamite; i campi di concentramento malesi; il viaggio in nave dei clandestini; fino a focalizzare la vita americana degli immigrati con una regia sempre molto chiara e, potremmo dire, "concentrata sull'obbiettivo". Una buona regia quindi che, unita ad una storia toccante e sentita, riesce a catturare l'attenzione del pubblico, malgrado un ritmo piuttosto lento. Emozionante.L'unica nota negativa che si imputa alla regia riguarda la scelta narrativa di alcuni passaggi.Si avverte la sensazione che non si sia voluto perdere molto tempo nel trovare le soluzioni migliori per risolvere alcuni transiti narrativi nel migliore dei modi, come la fuga da Saigon o lo stesso ritrovamento del genitore scomparso. La resa profuma quindi di ingenuità e finisce per non convincere del tutto.Una regia quindi che decide consapevolmente di rimanere invece più concentrata su alcune, focalizzate, scene, e puntare l'accento su quelle. Poco tattico.

La recitazione del giovane Binh, interpretato da Damien Nguyen, appare molto profonda e in sintonia con la storia e l'atmosfera generale del film: se non fosse affiancato da due grandi attori quali Tim Roth e Nick Nolte, sarebbe lui il migliore della pellicola. Soprattutto con quest'ultimo non riesce a tenere il confronto: l'incontro con Steve, Nick Nolte appunto, nelle praterie del Texas vale, da solo, il biglietto del film e la lunga attesa narrativa per poterlo vedere apparire sullo schermo. Grandissimo. Oltretutto proprio la parte finale del film è quella riuscita meglio, tanto che il film sembra quasi cambiare rotta e registro, riuscendo persino a commuovere.

"Beatiful country" è un film drammatico per chi è alla ricerca di una bella storia lontana dalla perfezione del grande cinema, ma che a questa si avvicina con una certa fierezza e un certo coraggio. Un film importante anche per le sue analisi storiche e che, con un pizzico di ingenuità, trasmette belle sensazioni.Un film diverso, come del resto "diversa" è la storia che racconta.

Diego Altobelli (06/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/menodellapolvere.htm

martedì 3 luglio 2007

Genere - Cinema a fumetti

30 giorni di buio (2008)
Asterix alle Olimpiadi (2008)
Garfield (2004)
Green Hornet (2011)
Capitan America (2011)
Catwoman (2004)
Dragonball Evolution (2009)
Hancock (2008)
Hellboy (2004)
Hellboy 2 - The Golden Army (2008)
I Fantastici Quattro (2005)
I Fantastici Quattro e Silver Surfer (2007)
Iron Man (2008)
I Puffi (2011)
L'incredibile Hulk (2008)
Kick-Ass (2011)
OldBoy (2004)
Sin City (2005)
Speed Racer (2008)
Spiderman 3 (2007)
Stardust (2007)
The Amazing Spider-Man (2012)
The Avengers (2012)
The Dark Knight (2008)
The Dark Knight Rises (2012)
Thor (2011)
TMNT - Teenage Mutant Ninja Turtles (2007)
Transformers (2007)
Transformers 2: La vendetta del Caduto (2009)
Wanted - Scegli il tuo destino (2008)
Watchmen (2009)
X-men - Conflitto finale (2006)
X- men: Le origini - Wolverine (2009)
X-Men: L'inizio (2011)

Genere - Animazione

A Christmas Carol (2009)
Ant Bully - Una vita da formica (2006)
Arthur e la guerra dei due mondi (2011)
Astro Boy (2009)
Beowulf (2007)
Cars 2 (2011)
Chicken Little - Amici per le penne (2005)
Come d'incanto (2007)
Coraline e la porta magica (2009)
Dalla collina dei papaveri (2011)
Giù per il tubo (2006)
I Muppet (2012)
I Puffi (2011)
I Simpson - Il film (2007)
Ken il Guerriero - La leggenda di Raul (2009)
Kung Fu Panda (2008)
Kung Fu Panda 2 (2011)
L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri (2009)
L'orso Yoghi (2011)
La principessa e il ranocchio (2009)
Le avventure di Tintin - Il segreto dell'unicorno (2011)
Lupin III - Il castello di Cagliostro (1979)
Madagascar 2 (2008)
Megamind (2010)
Metropia (2009)
Ortone e il mondo dei Chi (2008)
Planet 51 (2009)
Ponyo sulla scogliera (2009)
Porco Rosso (Kurenai no Buta) (1992)
Ratatouille (2007)
Shark tale (2004)
Shrek - Terzo (2007)
Shrek... e vissero felici e contenti (2010)
Space Dogs - 3D (2011)
Star Wars: The clone wars (2008)
TMNT - Teenage Mutant Ninja Turtles (2007)
Trilli e il tesoro perduto (2009)
Vip - Mio fratello superuomo (1968)
Wall - E (2008)
Winx Club - Il segreto del Regno Perduto (2007)
Winx Club 3D - Magica avventura (2010)
Serie animate - Anime

Genere - Commedia


14 anni vergine (2008)
17 Again (2009)
21 (2008)
3ciento - Chi l'ha duro la vince (2008)
500 giorni insieme (2009)
Agente Smart - Casino Totale (2008)
Alfie (2004)
Amore, bugie e... calcetto (2008)
An Education (2010)
Baciato dalla fortuna (2011)
Bambole russe (2005)
Basta che funzioni (2009)
Be kind rewind (2008)
Bianco e nero (2008)
Bratz (2008)
Broken flowers (2005)
Burke & Hare (2010)
Certamente, forse (2008)
Charlie Bartlett (2008)
Come d'incanto (2007)
Crazy, stupid, love (2011)
Diario di una tata (2007)
Disaster Movie (2008)
Disastro a Hollywood (2009)
Diventeranno famosi (2005)
Duplicity (2009)
Easy Virtue - Un matrimonio all'inglese (2008)
Finchè nozze non ci separi (2007)
Fred Claus (2007)
Funeral Party (2007)
Go go tales (2008)
Grande, grosso e... Verdone (2008)
Hairspray (2007)
Hancock (2008)
Hitch - Lui si che capisce le donne (2005)
Hotel Lux (2011)
I primi della lista (2011)
Il mattino ha l'oro in bocca (2008)
In amore niente regole (2008)
Io e Annie - Annie Hall (1977)
Io e Marilyn (2009)
Juno (2007)
JVCD (2008)
L'abbuffata (2007)
L'amore secondo Dan (2008)
L'età barbarica (2007)
L'incredibile storia di Winter il delfino (2012)
L'uomo che fissa le capre (2009)
L'uomo nero (2009)
La brindille (2011)
La guerra di Charlie Wilson (2008)
La mia super ex-ragazza (2006)
La seconda volta non si scorda mai (2008)
Lezioni di felicità - Odette toulemonde (2008)
Licenza di matrimonio (2007)
Like crazy (2011)
Lol (2008)
Lourdes (2009)
Mangia, prega, ama (2010)
Manuale d'infedeltà per uomini sposati (2007)
Miss Marzo (2009)
Mon pire cauchemar (2011)
Motel Woodstock (2009)
No problem (2008)
Noise (2007)
Notte brava a Las Vegas (2008)
Non è mai troppo tardi (2008)
Os Desafinados (2008)
Palle al balzo - Dodgeball (2005)
Parto col folle (2011)
Piacere Dave (2008)
Prime (2005)
Qualunquemente (2011)
Quel che resta di mio marito (2008)
Quell'estate (2008)
Quell'idiota di nostro fratello (2012)
Questa notte è ancora nostra (2008)
Ricky - Una storia d'amore e liberta' (2009)
Scusa ma ti chiamo amore (2008)
Scrivilo sui muri (2007)
Si può fare (2008)
Step-Up 2 (2008)
Suxbad (2007)
Tutti pazzi per l'oro (2008)
The Dukes (2007)
The Last Days of Emma Blank (2009)
The rocker - Il batterista nudo (2008)
Ti va di ballare? - Take the lead (2006)
Tutta la vita davanti (2008)
Tutti per uno (2011)
Ultimi della classe (2008)
Un amore di testimone (2008)
Un cuento chino (2011)
Un'estate al mare (2008)
Un'estate ai Caraibi (2009)
Una notte (2008)
Una notte con Beth Cooper (2009)
Una notte da leoni (2009)
Una notte da leoni 2 (2011)
Una moglie bellissima (2007)
Una soluzione razionale (2009)
Vi presento i nostri (2011)
Vicky, Cristina, Barcellona (2008)
Whisky (2004)
Zohan (2008)

Belle toujours - Bella sempre

Anno: 2006
Regia: Manuel de Oliveira
Distribuzione: Mikado

Per dare un seguito ideale al film "Bella di giorno", diretto da Louis Bonuel e scritto da Jean-Claude Carrière, il regista Manoel de Oliveira decide di far rincontrare due personaggi di quel film e di fargli avere una sorta di "resa dei conti a lume di candela". Il risultato è posato, affascinante e di grande eleganza stilistica.

"Belle Toujours" narra la vicenda di Husson, un uomo sui cinquanta distinto e dai modi affabili, che decide di seguire una donna, convinto di conoscerla, dopo averla vista casualmente una sera a un concerto di opera classica. La donna, di nome Séverine, è una sua ex amante e moglie del suo migliore amico ormai scomparso da tanti anni. Husson convincerà infine la bella signora a un incontro a lume di candela, dove rivelerà se il suo vecchio amico sapeva o no delle tresche della donna.

Con "Belle toujours" il Maestro Manoel de Oliveira traccia una parabola sottile sul trascorrere del tempo, sugli inganni dell'amore, sulla solitudine e sulle scelte che ogni persona è chiamato a compiere. Scandito dalla musica classica che lo stesso protagonista ascolta all'inizio del film e che, grazie alla magia illusoria del Cinema, continua a fargli compagnia per tutta la sua ricerca, "Belle toujours" si dilata sullo schermo attraverso lunghi silenzi, pause riflessive, attese. La parola quindi, che in questo campo narrativo acquista il valore della parabola e della metafora attraverso i racconti di Husson, cede il passo all'immagine, in questo caso fatta di movimenti impercettibili e di inquadrature centrali, atte a immobilizzare nel tempo la storia e la strana vicenda del protagonista. Ipnotico.

Michelle Piccoli è maestro nell'interpretare il vecchio Husson: un personaggio ambiguo e provocatorio, non ancora rassegnato al trascorrere del tempo, ma con la serenità della sua vecchiaia. Al suo fianco la "belle" Bulle Ogier, disincantata ma confusa nelle vesti di una vedova che non riesce a fare i conti col proprio passato "minacciando" di rifugiarsi in convento. Attori che, insieme a tutto il resto del cast, dimostrano di possedere una grande "classe" drammatica.

"Belle toujours- Bella sempre" è un film raffinato, elegante, raccontato in punta di piedi e, forse proprio per questo, capace di toccare le note più sensibili dell'animo umano. Un film "non per tutti", ma che tutti dovrebbero vedere.

Diego Altobelli (09/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/belletoujours.htm

Aquamarine

Anno: 2006
Regia: Elizabeth Allen
Distribuzione: 20th Century Fox

Rivisitazione moderna de "La sirenetta", "Aquamarine" è un film scritto e diretto a misura di teenager.La storia di due amiche che, alla fine dell'estate, rischiano di salutarsi per sempre, causa lavoro della madre di una di loro. Per questo si rivolgono, del tutto casualmente, a una sirena che decide, sì, di aiutarle, in cambio però vorrà trovare l'amore...

Trama semplice e immediata per una pellicola infarcita di buoni sentimenti e retorico happy ending."Aquamarine", diretto dalla esordiente Elisabeth Allen, è un film senza pretese e specificatamente dedicato ad un pubblico di giovanissime. Questo, se da una parte lo rende un film anche divertente, dall'altra lo riduce ad un pubblico decisamente limitato.Dal punto di vista propriamente visivo invece va segnalata la scelta di usare prevalentemente il colore blue sia per costumi che per scenografie. Soluzione azzeccata e piuttosto interessante: dà il giusto tono a tutta la pellicola. Intuizione.

La commedia, accompagnata da una buona colonna sonora e infarcita di gag moderatamente spassose, segna il debutto cinematografico soprattutto della giovane cantante Jojo, vista un paio di anni fa in alcuni video andati in onda su MTV, qui protagonista indiscussa e vero motore dell'azione. Ordinaria.Il resto del cast è da standard televisivo: senza infamia e senza lode, con l'unica eccezione di Emma Roberts, la cui recitazione appare impegnata e davvero valida. In crescita.

Al di là quindi di analisi critiche costruttive e non, di riflessioni sui temi trattati (l'amicizia e l'amore, posti qui sullo stesso piano), e di opinioni sulla recitazione degli attori (tutti, o quasi, alla loro prima esperienza), "Aquamarine" rimane una pellicola divertente se avete dei figli da portarci: perché decisamente è a loro che questa è indirizzata. In alternativa si potrebbe vedere come un rinfrescante tuffo pre-estivo.

Diego Altobelli (05/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/aquamarine.htm

American Vertigo

Anno: 2006
Regia: Michko Netchack

Il viaggio del filosofo Bernard Henry Levì, attraverso l'America post 11 settembre, ripreso dal regista Michko Netchack, in un "on the road" che è un vero e proprio documentario sulle contraddizioni sociali, politiche e culturali degli Stati Uniti d'America.Tratto dall'omonimo saggio di Levì, "American Vertigo" intende suggestionare il pubblico con una rapida, rapidissima carrellata che da New York compie due cost to cost, andata e ritorno, passando per la corruzione del monte Rushmore, la povertà di Los Angeles, San Diego e il confine messicano, fino a giungere alla New Orleans sopravvissuta all'uragano e a Guantanamo, ultimo inferno sulla Terra.

Il reportage di Levì prima e Netchack poi, possiede un atteggiamento spocchiosamente francese: le sue critiche, velate di sottile ironia e compassione per la cultura americana, hanno la pretesa di elevarsi a Verità assoluta sulla politica di Bush e su quello che gli americani hanno creato da Kennedy fino ai giorni nostri. Un tale atteggiamento di arroganza nei confronti di tutta la cultura americana viene sottolineata dalla stessa costruzione erratica del documentario: una mappa su fondo nero disegna il tragitto che il regista compie, commentato dalle parole di Levì. Ma su ogni tappa in cui gli autori si soffermano la permanenza è breve, troppo, tale da risultare istantanea: tempo insufficiente per il pubblico, incapace di fronte a simile brevità di poter comprendere pienamente il pensiero del filosofo; come pure inadeguato per convincere lo spettatore delle sensazioni e delle percezioni esposte. Tutto il discorso di Netchack e Levì appare insomma piuttosto superficiale e approssimativo, difetto questo enorme se si considera la natura critica del documentario.

Dal punto di vista puramente filmico solo il ritmo fluido di "American Vertigo" salva la pellicola dalla noia, ma alla fine non basta. Come non bastano due parole spese sulla comunità indiana d'America per capirne i complessi risvolti culturali, sociali e antropologici che le persecuzioni yankee hanno avuto su di loro; non sono sufficienti pochi sfuggenti commenti ad affrontare il tema delle armi e della pena di morte per comprenderne le conseguenze sociali sulla Nazione; non basta far vedere le prigioni di Alcatraz o Guantanamo per condannare un intero sistema; e neppure si può parlare di "sicurezza" e "terrore" solo osservando dal di fuori la povertà di Los Angeles o la desolazione di New Orleans. Insufficienti le critiche di Levì, auto proclamatosi "filosofo", "pensatore", "fabulatore di idee", "chiacchierone superficiale" di temi che non compete, ma che come un dittatore ne assume, momentaneamente, il controllo. Un controllo apparente, fatto di allusioni, di "frasi buttate lì", di citazioni pseudo-colte, ma vuote, come le parole di un uomo che, in assenza di un vera profondità conoscitiva, ruba immagini spacciandole per percezioni poetiche di una realtà non vissuta. "No grazie Levì, le sue idee non ci interessano!". Ritorni pure in Francia, la sua amata patria, superiore di cultura e lingua ad ogni altra, dove insegna e tiene facili dibattiti a studenti "puri" e quindi incapaci di vedere la menzogna. La sua Francia, che nella storia si è fatta strada tra le rivolte, la stessa strada che invece oggi la porta a perdersi in altri territori.

Diego Altobelli (10/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/americanvertigo.htm

Ant Bully - Una vita da formica

Anno: 2006
Regia: John A. Davis
Distribuzione: Warner Bros.

Ispirato al libro omonimo di John Nickel e scoperto da Tom Hanks, che è qui in veste di produttore, "Ant Bully" narra la storia favolistica di Lucas, bambino di dieci anni con grossi problemi a socializzare con i suoi compagni di scuola. Proprio la frustrazione nata dal suo disadattamento porta il piccolo Lucas a sfogarsi su un piccolo formicaio del suo giardino.All'interno della colonia però si nasconde Zoc, una formica-stregone che ha realizzato una potente pozione in grado di miniaturizzare ogni essere vivente. Quando i piccoli insetti decidono di utilizzarla contro il loro "Distruttore", per Lucas comincia una nuova vita da formica: un lungo periodo di riabilitazione ad essere umano...

Il regista John A. Davis, candidato al premio Oscar per "Jimmy Neutron", pellicola che rivela di avere molti punti in comune con questo "Ant Bully", tratteggia una storia avvincente e chiassosa, nello consueto stile odierno dei film d'animazione in computer grafica. Quello che colpisce maggiormente di "Ant Bully" è la dinamicità narrativa che, con piccoli e grandi accorgimenti meta-linguistici (come ad esempio l'utilizzo di vari punti di vista atti a raccontare la storia), riesce a rendere il film particolarmente affascinante e coinvolgente.Pur non risultando del tutto nuovo, innovativo, od originale, "Ant Bully" trascina il pubblico con la sua visione di vere e proprie tribù di formicai che realizzano graffiti, hanno credenze mistico-religiose, creano pozione magiche, e confidano in un ideale socialista di uguaglianza e produttività.Come era già accaduto per altri film dedicati al mondo delle formiche ("Z, la formica" e "Bug's life") "Ant Bully", inoltre, risulta convincente anche nel tratteggiare i caratteri dei vari protagonisti, che inaspettatamente finiscono per creare un legame stretto fatto di fiducia e complicità. Viene a confermarsi così la tendenza di utilizzare le formiche come punto di riferimento per la descrizione di una società ideale e forte, fondata su principi, ormai persi, di ottimismo e partecipazione. Divertente ma utopistico.

L'animazione si piazza su buoni livelli considerando gli standard attuali, pur non regalando nessun elemento particolarmente spettacolare. Tra incursioni in tappeti sconfinati e gite tra fiori giganti, infatti, tutto appare un pò di già visto, con l'eccezione della "Regina Madre" e del finale che riesce a risollevare la spettacolarità della pellicola. Insufficiente invece il tratto utilizzato per disegnare gli umani: approssimativo e troppo poco curato rispetto a tutto il resto.

Le voci originali del film sono d'eccezione: Meryl Streep non ha bisogno di essere commentata, mentre quelle di Nicholas Cage e Julia Roberts riescono a convincere, già solo con l'utilizzo fonetico, dell'umanità delle due formiche protagoniste. I doppiatori italiani rimangono invece tutti su ottimi livelli interpretativi e ci risulta azzeccata l'idea utilizzare doppiatori professionisti invece che di attori provenienti magari dal cabaret, come avvenuto in passato per altre pellicole.

"Ant Bully" diverte e avvince, con la sua retorica e la sua idea di un umanità più rispettosa del prossimo, prima ancora che di se stessa. Un viaggio sognante sulle tracce della vera felicità.

Diego Altobelli (09/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/theantbully.htm

Alpha Dog

Anno: 2006
Regia: Nick Cassavetes
Distribuzione: Moviemax

Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto, "Alpha dog" vede il ritorno di Nick Cassavates dietro la macchina da presa dopo i successi altalenanti come "She's so lovely" e "John Q". Grazie all'aiuto e all'impegno di nomi come Sharon Stone e Bruce Willis che supportano, seppure piuttosto marginalmente, la pellicola, il film narra le gesta drammatiche di un gruppo di ragazzini, improvvisatisi neo trafficanti di droga, intenti a "giocare" a fare i gangster. Con un finale molto drammatico e disarmante Cassavets non si smentisce, tratteggiando anche in questo caso un film teso e di ampio respiro.

La trama di "Alpha dog" si costruisce, lentamente, intorno a un gruppo di ragazzi (verrebbe da dire "ragazzini") di quasi diciotto anni, e in particolar modo a Johnny Truelove: un giovane che per vendicarsi di un coetaneo suo debitore, Jake Mazursky, gli rapisce il fratello minore Zack. Quando, per levarsi di dosso il fardello del rapimento, "cede" a un suo amico, Frankie Balanbacher, il piccolo Zack la situazione scivola di mano, e al gruppo di Truelove non rimane altro che arrivare a un soluzione estrema per risolvere la faccenda...

"Come è stato possibile spingersi così oltre?": questo è ciò che si chiede il film nella locandina, e questo rimane, di fatto, il quesito senza risposta, il tema, di tutta la pellicola. Come accadeva in film come "Elephant" anche in questo caso abbiamo di fronte una storia talmente esasperata che non sembra poter essere accaduta. Invece, purtroppo, così non è. Attraverso la pellicola di Cassavetes il motivo dell'agire del gruppo di ragazzi appare, a ragione, del tutto futile: l'emulazione del mito dei gangster alla Scarface, dei rapper assassini e della ricerca del rispetto per sentirsi più grandi. Ma tutti quanti sappiamo che questo è riduttivo e retorico, e lo sa bene anche il regista che riesce a descrivere lo smarrimento (culturale e sociale) e la stupidità (non c'è altro modo per definirla) di tutti i personaggi coinvolti, adulti e non. La regia agisce con piglio attento e molto cauto, prendendosi tutto il tempo necessario per gestire nel giusto modo l'intero racconto, mantenendo al contempo un ritmo ben sostenuto e una sceneggiatura che, pur correndo qualche rischio, non cade mai nel "già visto". Convincente.

A sostenere il cast di giovani attori, giungono Bruce Willis, ormai icona di bravura e convinzione, e Sharon Stone, stupenda nella parte della madre di Zack e che sigla, nel finale, un'interpretazione straordinaria da lasciare del tutto basiti: splendida. Tra i più giovani invece compare il cantante Justin Timberlake, nel ruolo scomodo di Frankie. La sua invece è un interpretazione che convince a metà: per i primi venti/trenta minuti lo vediamo ridere e basta (davvero!), poi si risolleva impegnandosi a dimostrare di essere qualcosa di più di una icona sexy per teenager. Bravino. Il resto del cast fa il suo dovere, dimostrando, a poco a poco, di avere anche buoni talenti tra le sue fila.

E' un film inaspettatamente difficile questo "Alpha dog", teso e intimamente drammatico come vuole la filmografia del regista, ma avvincente come un normale action movie. Al di là di ogni altro discorso che si potrebbe fare sulla vicenda in sé: a volte è semplicemente più saggio tacere...

Diego Altobelli (02/2007)
estratto da http://filmup.leonardo.it/alphadog.htm

Alta tensione

Anno: 2005
Regia: Alexandre Aja
Distribuzione: Eagle Pictures

E' ancora presto per parlare di un ritorno alle origini, ma certamente si avverte una certa tendenza a riscrivere, o meglio, rivedere il genere splatter. Andato di pari passo con il genere horror, e spesso camuffato da trhiller, lo splatter ha da sempre sconvolto la vita dei giovani appassionati di cinema, spesso appena adolescenti, che rimanevano letteralmente scioccati di fronte al realismo misto a insensata violenza che appariva sullo schermo. Un genere che negli anni Settanta ha visto il suo "splendore" e che adesso pare voglia ritornare a far parlare di sé. Dopo House of wax ecco un altro horror che ripesca dal passato vecchi trucchi e antichi sapori che, tra un manicomio ed una casa infestata, erano andati perdendosi nel nickelodeon delle mode passeggere. Alta Tensione è un horror vecchio stile che vede, in una trama semplice e immediata, una giovane ragazza combattere da sola contro un maniaco omicida, sullo sfondo delle campagne francesi.

Presentato da Luc Besson e affidato al giovane regista Alexandre Aja, Alta Tensione è la prova che anche gli europei sanno confezionare prodotti di genere: proprio come era già accaduto in Spagna con il recente Hipnos, anche in Francia si riscontra la maturità necessaria nel realizzare un horror dalle tinte forti e angoscianti come non se ne vedevano da tanti anni. Come in tutti i film del genere, anche in questo caso la trama soffre della doppia volontà di essere credibile cercando di mantenere alto il pathos emotivo dello spettatore. Ma tentando tale impresa formale, il film tende a creare gli inevitabili buchi di trama: voragini narrative che però non minano la tensione drammatica, che al contrario non accenna a diminuire dall'inizio alla fine della pellicola. Inutile sottolineare come il sangue scorre letteralmente a fiumi sino ad arrivare ad una scena finale, unito ad un colpo di scena inaspettato e gratuito, in cui si avverte l'effettiva necessità di distogliere lo sguardo dallo schermo. Allucinante.

Accompagnato da una recitazione convincente e da un ritmo incalzante, Alta tensione risulta essere un horror completo: sanguinario, feroce e, soprattutto, insensato.

Diego Altobelli (06/2005)
estratto da http://filmup.leonardo.it/altatensione.htm

A Casablanca gli angeli non volano

Anno: 2005
Regia: Mohamed Asli
Distribuzione: Istituto Luce

Scelto dalla prestigiosa rivista francese Semaine de la Critique per partecipare al 57° Festival Internazionale del Cinema di Cannes, ecco A Casablanca gli angeli non volano: titolo a intendere la povertà e l'incapacità del vivere per le persone che abitano oggi la città marocchina. Una povertà fatta di stenti, di affitti e bollette da pagare, di famiglie lontane da sostenere economicamente.Il film mostra l'avvicendarsi di tre uomini che condividono un piccolo appartamento sopra il bar-ristorante dove lavorano. Uno, Ismail, sogna semplicemente un paio di scarpe nuove; un'altro, Otman, di poter mantenere il suo unico cavallo rimasto in vita; e l'ultimo, Said, di render felice i propri figli e la propria moglie, rimasti a vivere nel villaggio natale, a qualche chilometro di distanza dalla grande città.Il regista, Mohamed Asli, alla sua prima prova cinematografica, dipinge prima con toni da commedia, e poi drammaticamente, un affresco deprimente senza mezzi termini. La povertà non viene solo descritta, ma viene anche ripetuta continuamente nei dialoghi lamentosi e ossessivi dei personaggi.Una sceneggiatura fatta quindi di ripetitive affermazioni su quanto sia difficile mantenersi, ed una regia che di contro si ritrova stranamente estranea alla vicenda narrata, fanno del film di Asli un ambiguo tentativo di sensibilizzare il pubblico al problema della povertà, senza però, in buona sostanza, riuscirvi.Nella pellicola di Asli non c'è alcun intreccio narrativo o colpo di scena di sorta, tutto si muove su una ideale linea retta che ha l'unico scopo di drammatizzare ciò che si vede sullo schermo, trasportando lo spettatore verso un finale gratuitamente triste. Infine se ad una sceneggiatura più o meno casuale associamo una recitazione appena accennata, e a tratti assente, a "Casablanca" rimane davvero poco. Solo la povertà, quella sì, senza alcuna speranza per il domani.

Diego Altobelli (06/2005)
estratto da http://filmup.leonardo.it/acasablancagliangeli.htm

After this our exiles

Anno: 2006
Regia: Patrick Tam
Distribuzione: Focus Film Limited

"Fu zi - After this our exile" è l'ultima creazione del regista Patrick Tam, regista veterano del cinema di Hong Kong. La sua carriera infatti lo ha visto passare attraverso numerosi ruoli tra cui montatore, sceneggiatore e, infine, regista, dove esordisce nel 1979 con il film "The sword". Quest'ultima pellicola lo vede affrontare il tema della separazione tra genitori e figli, raccontando una storia drammatica e commovente.

La trama narra le disavventure di un padre e un figlio rimasti soli, dopo che la madre del piccolo se ne va di casa per rifarsi una vita con un ricco impiegato. Per i due inizia una nuova vita fatta di stenti, piccoli furti, e bieche truffe, ma, inaspettatamente finiscono per creare un rapporto di stima e fiducia dove i due ruoli di padre e figlio finiscono per confondersi. La loro sarà una lunga parabola che li porterà alla consapevolezza di dover vivere separati, per poter essere felici...

"Fu zi" è un film toccante, capace di coinvolgere con un ritmo sì lento, ma non noioso. La trama si evolve piano, adagio, quasi serenamente nella sua drammaticità, fino a giungere alla sua sofferta conclusione: la scelta difficile, ma inevitabile della separazione. Dal punto di vista registico il film soffre di un montaggio non curato, caratterizzato da scene la cui interruzione brusca della musica le fanno sembrare tagliate. Approssimativo.

Se la regia e la fotografia non appaiono al loro meglio, la recitazione risulta essere decisamente il punto di forza del film: gli attori stupiscono per la loro capacità espressiva e riescono ad infondere all'intera pellicola uno spirito da neo-realismo. Convincenti.

L'ultimo film di Patrick Tam è da considerare come una lunga, a tratti estenuante, parabola di vita. Il significato finale dell'opera esprime speranza e rivalsa nei confronti delle avversità, sentimenti positivi che compensano il lungo cammino dei protagonisti, ma forse l'eccessiva lunghezza della pellicola (tre ore circa di girato) lo renderà poco digeribile ai più.

Diego Altobelli (05/2006)
estratto da http://filmup.leonardo.it/afterthisourexile.htm

lunedì 2 luglio 2007

Transformers

Anno: 2007
Regia: Michael Bay
Distribuzione: Uip

In seguito al collasso del pianeta Cybertron, la razza di alieni mutaforma che lo abita è costretto alla fuga nello spazio siderale, alla ricerca di un pianeta in cui continuare a vivere. E' così che i Decepticons e gli Autobots si ritrovano sulla Terra a terminare la guerra cominciata sul loro stesso pianeta per impadronirsi del "Cubo", oggetto di origine cosmica che conferisce loro poteri illimitati.

L'estate si arricchisce di una nuova pellicola di richiamo, quanto meno per i nostalgici degli anni '80: dopo TMNT e in attesa di vedere il prossimo Harry Potter, giunge nelle sale questo Transformers, ispirato a una famosa serie di giocattoli, trasformatisi poi in cartoni animati e fumetti. Il film di Michael Bay è un action movie, a metà strada tra "Armageddon" - tra l'altro diretto dallo stesso Bay - e un più rocambolesco "La Guerra dei mondi", cui pare ispirarsi in diverse scene. La trama improbabile è messa in scena tramite una regia a effetto, cui ci ha abituato il regista di Bad boys 2 e The Island. Largo dunque al frequente utilizzo di “rallenty”, ai movimenti di macchina ipercinetici e agli effetti speciali in CGI.

Se Michael Bay ci mette l'esperienza maturata in molteplici film di genere, il produttore Steven Spielberg garantisce per i sentimenti: molti i richiami, fatte le debite differenze, al suo "E.T. l'extraterrestre", e a "Incontri ravvicinati del terzo tipo". “Transformers” tenta infatti di infondere umanità ai suoi personaggi, siano essi robot mutaforma, capi di stato impacciati, o adolescenti confusi. E' evidente però che il film rinunci a prendersi sul serio nel momento in cui compare John Turturro sullo schermo: nei panni di un ottuso agente di un’improbabile agenzia segreta governativa la sua interpretazione regala al film la giusta connotazione grottesca e auto ironica.

“Transformers” è quindi una pellicola divertente che garantisce azione, esplosioni e battute a effetto. Un giocattolo, come quelli cui la pellicola si ispira.

Diego Altobelli (06/2007)
estratto da http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=1713

Giovani aquile


Anno: 2007
Regia: Tony Bill
Distribuzione: 20th Century Fox

La prima guerra mondiale ridipinta sotto i nostri occhi dal regista Tony Bill con il pretesto di raccontare le vicende eroiche della compagnia La Fayette: la stessa menzionata dal cane Snoopy nelle sue fantasticherie vestito da Barone Rosso…

1916. In Europa impazza la prima guerra mondiale: Francia e Inghilterra si trovano impegnate in guerre di trincea con la Germania. Malgrado la volontà del proprio Paese a rimanere neutrali, molti giovani statunitensi decidono di arruolarsi volontari per appoggiare gli alleati in varie mansioni e "divisioni". Tra queste c’e’ quella di piloti di aeroplani, un’innovazione tecnologica destinata a cambiare il Mondo…

Genere difficile quello "aviatorio", di cui probabilmente il ricordo più vivido appartiene a un altro Tony (Scott) con il suo "Top Gun". "Giovani aquile" di Tony Bill (produttore di film come "La stangata" e "Taxi Driver") riprende i toni eroici della pellicola del suo collega, del resto con un soggetto del genere non poteva essere differentemente, e tenta di innalzarlo a "colossal aereo" stile "Pearl Harbor", ma con meno mezzi, confezionando un titolo ridondante. Regia ipocrita, "da propaganda militare", caratterizzata da enfasi sentimentali atte a ridisegnare l'esercito come un luogo di amicizia, onore e buonismo, ma che riesce a raccontare dignitosamente la trama dell'eroico Blaine Rawlings (James Franco), un cowboy caduto in disgrazia, e dei suoi compagni aviatori. Tra amori fugaci, esplosioni, e "breefing" di missioni aeree (quella contro lo Zeppelin è davvero spettacolare) il film si dipana presentando una recitazione "giovane" (ricordate le interpretazioni dei protagonisti de "L'attimo fuggente"?) e una trama scontata. Peccato, viene da dire, perchè la storia vera cui il film si ispira, che nel Cinema ha un precedente illustre come "Wings" di William Wellman del 1927, è davvero bella e affascinante.

Su James Franco: il bell'attore ci prova a fare del suo meglio per apparire maturo e disinvolto, ma forse riesce solo nel secondo intento. Cowboy disgraziato, John Wayne alla "matriciana", attore incerto tra l'essere protagonista o auto esiliarsi a "spalla". Indeciso.

In chiusura: "Giovani aquile" non riesce nell'intento di appassionare nel modo giusto lo spettatore che in due ore e venti di film finisce per annoiarsi ritrovandosi davanti un James Franco impacciato, un Jean Reno incollato alla parte della "Pantera rosa" (se ne libererà mai?), e una trama prevedibile quanto ingannevole. Loffio.

Diego Altobelli (06/2007)
estratto da http://filmup.leonardo.it/flyboys.htm